Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Riccardo Pierantoni per l’inaugurazione della statua di Garibaldi nel 1895

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Riccardo Pierantoni (Roma, 1873 - 1913) fu l’amatissimo figlio di Augusto Pierantoni e Grazia Mancini. Anima sensibile, delicata e insieme fiera, fu studioso di letteratura, storico risorgimentale (in particolare dei Fratelli Bandiera), autore di racconti e di poesie.

Si ammalò a lungo e morì precocemente nel 1913 ad appena 40 anni.

Dal carme "Sulla Via Appia" della raccolta "Poesie", Società Editrice Dante Alighieri, 1900 (dedicata ‘A mia Madre” con data del 5 dicembre 1899), così Riccardo richiamò l’emozione e il conforto della statua di Garibaldi con imponente monumento, opera dello scultore fiorentino Emilio Gallori (lo stesso che completò poi quella di Vittorio Emanuele II all’Altare della Patria), innalzata sul Gianicolo ed inaugurata il 20 settembre 1895 (allora festa nazionale, giorno che ricordava la epocale conquista il 20 settembre 1870 di ROMA, che divenne finalmente dopo millenni capitale dell'Italia una e libera e si pose fine all'anacronistico, medievale Stato teocratico papale).

 

Sta della valle in mezzo e giganteggia

la mole che il pagano genio eresse

del Buonarroti. Ahi che l’asilo ergesti,

Italico titano, a Simon mago

de la Patria nemico e fra l’eccelse

tue case ordiscon trame del Loyola

i figli ! Ma il Nizzardo alto nel bronzo

cavalca per la vespertina luce,

e l’occhio figge di custode in atto

vigilante ! Gli splende al raggio estremo

bionda la chioma e come fiamma rossa

la veste.  Veglia, Nume de la Patria,

chè, se periglio stringa, al nome tuo

invocheran vittoria, ed al tuo bronzo

in faccia sfileranno armati,

a Morte devoti, quanti avviva itali cuori.

 

Ma Riccardo non vide a fine Ottocento alcun pericolo grave e sperò che l’avvenire dell’Italia, ormai irrevocabilmente una, indipendente, libera, laica, più moderna, fosse solo di progresso, di civiltà, di arte e di amore.

 

 

Ma poi che non minaccia alcun straniero

nemico, armi non sogno, Ed un’accesa

vision m’arride, in questo roseo

crepuscolo. Ancor veggo la latina

terra maestra de le genti e donna,

non più per la conquista e per ingiuste

brame, ma per l’ardir di novo esempio.

Rese dei giovinetti a la gran madre

le braccia pazienti, in sé racchiusa

sol del lavoro nella gloria onesta,

al  benigno sorriso di natura

fidente, che le diè di tre marine

il largo amplesso, la carezza dolce

dei fiumi, il bacio fervido del sole,

che le diè il manto argenteo degli ulivi,

lo scintillìo dei grappoli maturi,

e l’ondeggiar dorato de le messi,

io veggo sol dell’arte e dell’amore

andar superba questa terra eletta.

 

La storia è andata diversamente e tragicamente e stiamo alle prese con i gravi problemi antichi e presenti della nostra cara Patria.

Essa è comunque Repubblica, è Una e Indivisibile, è Democratica e sostanzialmente Laica. Da difendere sempre contro i nemici interni ed esterni "con la penna e con la spada", motto di tutti i membri della Famiglia Pierantoni - Mancini e di tutti i veri italiani.

 

 

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