Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Giuseppe Guerzoni e la tratta dei bambini nel XIX secolo

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Giuseppe GuerzoniRitorto era un piccolo borgo con stazione postale, sito a una posta e mezza dall’analoga stazione di Tarsia e alla medesima distanza da quella di Cosenza, lungo la strada consolare delle Calabrie, definito «misero villaggio» nelle guide dell’epoca per viaggiatori.

Esso è il luogo d’inizio di un’avvincente, quanto commovente storia raccontata da Giuseppe Guerzoni nel suo libro-denuncia dal titolo La tratta dei fanciulli. Pagine del problema sociale in Italia.1

Il racconto del Guerzoni inizia proprio in quel piccolo villaggio che, cancellato dal terremoto del 1854, non è mai stato ricostruito e di cui si è persa finanche la memoria.2

I disastri prodotti da quel sisma e il terrore delle popolazioni sono efficacemente descritte da Alessandro Dumas, di passaggio per quei luoghi proprio nei giorni del sisma, nel suo Impressions de voyage pubblicato a Parigi nel medesimo anno.3

 

La storia narra di due bambini, un maschietto e una femminuccia, venduti dai genitori con la benedizione del sindaco e del curato, per la misera somma di 150 franchi, al capitano di un legno francese che esercitava quel traffico tra la Calabria e la Francia.

Il racconto, iniziato nel 1850, narra le sventure dei due piccoli schiavi a Parigi e si conclude tragicamente, molti anni dopo, nella loro terra natale.

Molti risvolti del racconto fanno riferimento a situazioni storiche e fatti concreti sul commercio e lo sfruttamento dei minori.

Guerzoni, intellettuale mantovano e patriota indomito, fu combattente di mille battaglie garibaldine, a fianco del Generale finanche nei momenti più dolorosi d’Aspromonte dell’agosto del ’62 e di Mentana nel ’67.

Egli, primo in Italia, con un lungo articolo in data 20 Maggio 1868 comparso sulla “Nuova Antologia”, affrontò il «male antico» dell’insano commercio dei fanciulli italiani che andavano a finire nelle strade delle metropoli francesi, inglesi e finanche americane.4

Promotrice dell’iniziativa la “Società Italiana di Beneficenza” nata nel 1865 con sede in Parigi, che scelse come relatore proprio il Guerzoni.

La Società, avente l’unico scopo «di venire in soccorso agli italiani che si trovano a Parigi», annoverava soci di tutte le parti d’Italia, di Francia e aveva quale presidente onorario Costantino Nigra, all’epoca ambasciatore italiano a Parigi.

Nigra e il Console Generale, da privati cittadini, avevano fatto istanza al governo francese perché stroncasse quel mercimonio ma, secondo Nigra, «sans succés appréciable». L’ infame commercio, ovviamente, non riguardava solo la Calabria, ma fioriva anche nei villaggi delle province liguri di Levante, nei monti del Parmigiano e in altre aree depresse del Regno, quali la Basilicata, dove più del 90% della popolazione era analfabeta.

Quei giovinetti, comperati con denaro contante mediante contratto sottoscritto dai genitori e dall’acquirente, venivano rivenduti sulla piazza delle grandi voragini metropolitane di Parigi, Londra, New York e impiegati in larga misura per l’accattonaggio, attuato con le arti più sottili e gli espedienti più lacrimevoli.

Sul traffico di quei bambini che avveniva a New York la Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia pubblicò, pochi giorni dopo (il 26 Giugno), una relazione, di fatto un’accorata invocazione di aiuto, di un nostro connazionale che vi risiedeva da lunghi anni.5

Questi «petits italiens» giunti all’età adulta e quindi inadatti all’accattonaggio, venivano venduti a nuovi padroni e cambiavano mestiere.

Erano avviati per lo più a delinquere, divenendo in breve la feccia più pericolosa della società: tagliaborse e assassini, con ultima dimora la galera e come traguardo la ghigliottina o il capestro.

Per le fanciulle la via obbligata era la prostituzione da dove, il più delle volte, non si usciva che per la via del camposanto.

I cosiddetti «maîtres» e talora anche «matrones» – perché il mondo femminile anche in questo non era da meno di quello maschile - accumulavano intanto, sulla pelle di quegli sventurati, fortune incalcolabili.

Guerzoni, deputato eletto nel collegio di Manduria dal 1865 al 1874, si attivò anche in sede parlamentare per tutelare quei minori e farne cessare l’ignobile commercio.

Nella tornata della Camera del 21 maggio 1868  i deputati Guerzoni e Oliva chiesero d’interpellare il ministro degli affari esteri «sopra il traffico di fanciulli italiani, denunciato dalla Società Italiana di Beneficenza», riguardo ai provvedimenti che il Governo intendesse prendere per farlo cessare, sottolineando che la «tratta dei fanciulli, un mercato di carne umana» veniva esercitato «sotto gli occhi e colla tolleranza delle autorità di tutti i paesi».6

L’esposizione alla Camera, appassionata oltre che lunga e circostanziata, in quella seduta, sovraeccitata dall’attesa del voto sul progetto di legge per la tassa sul macinato, non ebbe purtroppo l’attenzione che avrebbe meritato.

L’assemblea, in ultima analisi, approvò l’ordine del giorno dei deputati Guerzoni e Oliva, concepito in questi termini: «La Camera prende atto delle dichiarazioni del Ministero, che vorrà prendere colla massima sollecitudine tutti i provvedimento opportuni a far cessare il deplorevole traffico dei fanciulli italiani».7

Un anno e mezzo dopo, il 18 Novembre 1869, il Ministero mantenne la parola data e il Presidente del Consiglio presentò al Senato un progetto di legge avente per oggetto la proibizione dell’impiego dei fanciulli d’ambo i sessi in professioni girovaghe all’estero. Il progetto originario presentato dal ministro guardasigilli prevedeva di impedire il traffico dei fanciulli all’estero ma la commissione decise di ampliare l’argomento, al fine d’impedire quel traffico anche all’interno. 

La discussione in aula cominciò nella tornata del 9 Maggio 1870, relatore il sen.  Del Falco, e si protrasse per ulteriori quattro sedute sino al primo di Giugno, con interventi appassionati ed esposizione di fatti nuovi ed eclatanti.8

Nella prima seduta il Sen. Del Falco, «affinché il Senato meglio conosca l’urgenza della presente legge», lesse due toccanti rapporti provenienti da Londra che «dipingono dal vivo la miseranda condizione fisica e morale in cui gemono cotesti fanciulli orrendamente trafficati».

Il disegno di legge fu adottato nella tornata del 7 Giugno con 68 voti favorevoli e 11 contrari.

Dense nubi si profilavano all’orizzonte del Paese: Porta Pia e i rapporti con la Chiesa, il plebiscito romano, il diffuso malcontento, la guerra franco-prussiana, la disfatta del Secondo Impero e il ritorno in Francia della Repubblica con il timore di un contraccolpo in Italia.

La bandiera repubblicana era stata innalzata in Calabria e sulla marina di Catanzaro, a Filadelfia e a Cortale erano apparse le prime bande degli insorgenti.

L’iter del disegno di legge, per questi e altri gravi motivi, non fu portato a compimento ma il 21 Maggio 1873 principiò alla Camera un nuovo procedimento per la «Discussione del disegno di legge per il divieto dell’impiego di fanciulli in professioni girovaghe».

L’esame del disegno di legge proseguì nelle tornate del 21, 22 e 26 Maggio, concludendosi con l’approvazione (227 si e 14 no) il 27 dello stesso mese.

La discussione al Senato del testo inviato dalla Camera, al quale furono apportate lievissime modifiche, si tenne l’11 Dicembre e il 13 fu approvato con 73 voti favorevoli e uno contrario.

Finalmente, dopo anni di attesa, la definitiva approvazione avvenne alla Camera il 18 Dicembre 1873, con 218 voti favorevoli e 12 contrari, previa discussione in aula nel precedente giorno 17.

Il testo della legge,  la prima a tutela dell’infanzia varata in Italia, individua i soggetti da proteggere e prevede pene per

 

«Chiunque affidi o, a qualsivoglia titolo, consegni a nazionali o stranieri, individui dell'uno o dell'altro sesso minori di anni diciotto, benché propri figli od amministrati, e chiunque, nazionale o straniero, li riceva allo scopo d'impiegarli nel Regno in qualunque modo e sotto qualunque denominazione nell'esercizio di professioni girovaghe, quali quelle di saltimbanchi, ciurmatori, ciarlatani, suonatori o cantanti ambulanti, saltatori di corda, indovini o spiegatori di sogni, espositori di animali, questuanti e simili…»9

 

Concludendo, sino alla fine del XIX secolo l’Italia deteneva quasi il monopolio della tratta e dello sfruttamento dei minori ma, facendo seguito al profondo coinvolgimento dell’opinione pubblica e all’intervento dello Stato, il fenomeno scomparve del tutto dal nostro Paese sin dai primi anni del XX secolo.

In sede internazionale il colpo definitivo lo diede la neoformata Società delle Nazioni che, nella conferenza ginevrina del 1920, ebbe a pronunciarsi anche sulla «tratta delle donne e dei fanciulli».

Curioso è che di quella Società faceva parte anche la Turchia che solo pochi anni prima (1915/1916) aveva consumato il genocidio armeno e, stando al rapporto letto il 25 gennaio 1920 dalla signora Essayan al Lyceum di Parigi, si sarebbero vendute e distribuite fra le popolazioni musulmane dell’Anatolia e dell’Armenia ben duecentomila donne e fanciulli armeni, a prezzi varianti da 20 a 25 piastre per capo, prezzo disceso poi più in basso, a causa della sovrabbondanza della merce (9).10

Quella di Giuseppe Guerzoni, anima nobile del Risorgimento Italiano, è stata una piccola vittoria sul male, in un mondo che non ha mai avuto pietà per i vinti dalle avverse circostanze della vita.

Non farebbe male meditare, ogni tanto, su quanto scrisse l’apostolo Paolo al giovane Timoteo duemila anni or sono sulla natura del genere umano:

 

«Or sappi questo, che negli ultimi giorni verranno dei tempi difficili; perché gli uomini saranno egoisti, amanti del danaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, irreligiosi, senz’affezione naturale, mancatori di fede, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, temerarî, gonfi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi le forme della pietà, ma avendone rinnegata la potenza.» 11

 

 

 

Note                                                                                                                                  

1. L. Petagna, Viaggio in alcuni luoghi della Basilicata e della Calabria Citeriore effettuato nel 1826, Tipografia Francese, Napoli,1827.

2. G. Guerzoni, La tratta dei fanciulli. Pagine del problema sociale in Italia, Tip. Di Giovanni Polizzi e comp., Firenze,1868.

3. A. Dumas, Impressions de voyage. Le Capitaine Arena, Paris, Michel lévy fréres editeurs, 1854. Parzialmente tradotto per i tipi della Rubbettino con il titolo “Viaggio in Calabria”, 1996.

4. La tratta dei fanciulli. Rapporto della Commissione della Società Italiana di Beneficenza, residente a Parigi, Nuova Antologia, volume ottavo, Firenze, 1868.

5. Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia del 26 Giugno 1868, n. 172.

6. Camera dei Deputati , Sessione del 1867, Tornata del 21 maggio 1868, presidenza Lanza.

7. Ibidem

8. Rendiconti del Parlamento italiano –Discussioni del Senato del Regno –Sessione del 1869-70, Firenze, 1870.

9. Legge 21 Dicembre 1873, n. 1733, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 354 del 23 Dicembre successivo.

10. R. Paulucci di Calboli, La tratta delle donne e dei fanciulli, in «Nuova Antologia», Nov-Dic., Roma, 1921.

11. II Timoteo 3:1-5 dalla versione Nuova Riveduta della Bibbia, Firenze, 1969.

 

 

Convegni

Eleonora Pimentel Fonseca a S. Maria Capua Vetere (CE)

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