Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Sulle cause dell’emigrazione meridionale giovanile

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I due milioni di meridionali, in gran parte giovani e qualificati (perció anche il calo demografico complessivo del paese), che sono emigrati negli ultimi 15 anni al Centro-Nord o all’estero, secondo il rapporto Svimez,  sono il prodotto storico, dal mio punto di vista personale meditato, quindi discutibile, di:

1. una classe dirigente meridionale, ai livelli europeo, nazionale, regionale, provinciale, comunale, di quartiere, non all’altezza, espressa e scelta con meccanismi elettorali familiari, di clan o criminali, che arrivano al potere locale e superiore con la stella polare degli interessi di chi li ha eletti, mai del bene comune.

Essi sono poi in gran parte incompetenti nei confronti della complessità del mondo moderno e dei modi per creare sviluppo ed occupazione. Tranne rare eccezioni.

2. La burocrazia meridionale, formata in massima parte da lottizzati ai vari livelli, non ha una selezione fondata sul merito e quindi non ha spesso la competenza necessaria per gestire la complessità dell’organizzazione moderna, possiede la egemone mentalità del posto e non del lavoro e dei suoi doveri, è finissima, con l’appoggio di politici e di sindacati, a blindare sicurezza assoluta del posto e mungere il pubblico denaro con altri modi, oltre il legittimo stipendio. Tranne rare eccezioni.

 

3. I sindacati sono l’esempio meridionale di un assistenzialismo sfrenato, che serve solo a coprire chi non vuole lavorare, specialmente nei posti pubblici,  e chi fa il lavoro nero, con contemporanea assistenza e invalidità, spesso scientificamente false.

Oltre lo scandalo di funzioni pubbliche pagate dallo stato ad un personale scelto discrezionalmente, quale quello dei sindacati.

4. È strutturata una cultura antropologica arcaica, dove le dimensioni di passività civile, di familismi amorali, di omertà, di illegalitá, di considerare  il reato solo come peccato che si perdona e si assolve sono egemoni.

5. Si tratta di un mondo, quello meridionale e delle isole, dove il merito, la competenza, la serietà, l’operosità sono al minimo della considerazione sociale e valgono invece il servilismo, il saper essere un traffichino, la capacità di muoversi tra legalità e illegalità, la spregiudicatezza, la rozzezza e la prepotenza, la superbia-vanità sociale.

6. Vedo un blocco sociale di privilegiati, parassiti, servi, furbastri, spesso incolti e rozzi, a volte pacchiani, ormai duro come una pietra, che scaccia automaticamente, come suo riflesso profondo,  i meritevoli, i dignitosi e i senza protezione, che, impotenti, offesi, disillusi, prendono la valigia.

7. Meno male che c’è un Centro-Nord, unito al Sud ed alle Isole dalle miracolose, salvifiche Unità e Libertà dal 1861 ad oggi (tranne la tragica parentesi del fascismo 1922-1945), con altra economia ed altra struttura antropologica, che puó ancora accoglierli, onde evitare di andare fuori d’Italia con problemi accresciuti di lingua, tradizioni e privi di cittadinanza.

8. Vi sono rare eccezioni a macchia di leopardo, dove si respira economicamente e civilmente,  qua e là nel Mezzogiorno e nelle Isole.

9. Queste sono alcune delle amare cause che vedo, ma tante altre sono da evidenziare e tanto sicuramente mi sfugge.

 

 

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