Il pittore folgorato da Garibaldi
Quest’opera, che immortala la presa di Porta Pia del 20 settembre 1870, custodita al museo di Capodimonte e restaurata di recente, ha rappresentato il fiore all’occhiello dell’esposizione che si è tenuta al Museo del Risorgimento di Milano. La storia di questo capolavoro dell’arte ottocentesca italiana, commissionato da Vittorio Emanuele II e il cui titolo originale era «Savoia! Savoia!», è singolare sia per la sua genesi che per la fortuna successiva. Michele Cammarano, nato a Napoli nel 1835 da una famiglia di artisti (il nonno Giuseppe fu il suo primo maestro; il padre Salvatore fu pittore, drammaturgo e autore di libretti per Verdi e Donizetti), era un personaggio esuberante.
Aveva studiato all’Accademia di Belle Arti partenopea e alla scuola di Posillipo con Palizzi, esponendo i suoi quadri nel Real Museo Borbonico, ma era un liberale ed era perseguitato dalla polizia borbonica, nel 1860 si unì alla spedizione di Garibaldi e poi si arruolò nella Guardia Nazionale per combattere i briganti. «La carica dei bersaglieri» venne realizzata nel 1871, un anno dopo Porta Pia, ed impressiona ancora oggi per la sua modernità, con quel nugolo di bersaglieri che balza fuori da una nuvola di polvere, con le piume luccicanti al venti e le baionette inastate, e si lancia contro un nemico invisibile, come volesse squarciare la tela, con un suggestivo effetto cinematografico. Pochi sanno che l’ufficiale col fez che, sguainando la sciabola, incita i bersaglieri alla carica, ritrae lo stesso Cammarano, che effettivamente nel 1870 fu testimone della liberazione della città. Anche il trombettiere che cade a terra è un personaggio reale: il senese Niccolò Scattoli, il primo soldato italiano a varcare le mura della Roma papalina. Il dipinto divenne poi di proprietà del siciliano Francesco Crispi, già fra i principali artefici della spedizione dei Mille, oltre che presidente del consiglio del neonato Regno d’Italia. Crispi ne fece l’opera simbolo delle celebrazioni della presa di Porta Pia del 1895, da lui stesso promosse. Il capolavoro di Cammarano finì però nel dimenticatoio fino alla riscoperta nel 1960, ad opera di Corrado Maltese, che lo giudicò «il solo pittore dell’Italia unita che seppe quasi dovunque evitare retorica e tenere alta la propria dignità di artista.»
Una sezione ritagliata dall'opera originaria fu trafugata dalle truppe naziste dalla Caserma "Catena" di Verona dopo l'8 settembre 1943. Il 13 agosto del 2014 i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Venezia hanno recuperato e sequestrato la sezione ritagliata dall’opera originaria, presso una casa d’aste di Napoli, grazie alle informazioni contenute nella Banca Dati dei Beni Culturali Illecitamente Sottratti. Il dipinto è stato consegnato all’Ottavo Reggimento Bersaglieri di Caserta, di stanza presso la caserma Ferrari Orsi, ma che nel 1943 era stanziato presso la caserma veronese. (ndr)
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La retorica antirisorgimentale ha finito con l’oscurare le figure di molti patrioti meridionali, ma una mostra a Milano nel 2012 ha celebrato l’estro pittorico di un napoletano, Michele Cammarano che fu non solo un entusiasta garibaldino, ma dipinse il quadro icona dell’Unità d’Italia: «La carica dei bersaglieri» alle mura di Roma. 