Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Terenzio Mamiani dimenticato dalla storia

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«L'Italia sarà libera, sarà libera l'Italia nostra e certo gioia più pura, più alta e più espansiva di quella non credo mi sia destinato a sentire in terra.»1

E il grido di Terenzio Mamiani della Rovere alla notizia dello scoppio della rivoluzione di Parigi del 1830.

Cugino di Giacomo Leopardi, il Mamiani era nato a Pesaro nel 1799 e morì a Roma nel 1885.

Fu protagonista della rivoluzione del 1831 nelle regioni Marche, Umbria, Romagna, Emilia, che portò ad una delle prime formazioni nazionali del Risorgimento, quella delle Province Unite Italiane con capitale Bologna e il nostro tricolore.

La rivoluzione durò solo due mesi, repressa dai nemici austriaci, chiamati dal papa reazionario Gregorio XVI.

Mamiani, ministro di quella esperienza, fu arrestato dagli austriaci e dopo quattro mesi di carcere a Venezia, per ordine del Papa fu esiliato a Parigi fino al 1847.

Scrittore, poeta, politico, filosofo, deputato, senatore, il Mamiani fu anche primo ministro della Pubblica Istruzione dell’Italia unita e libera nel 1860-1861 con Cavour, e inoltre professore universitario di filosofia della storia prima a Torino, poi a Roma dopo il 1870.

Fu uno dei giganti del Risorgimento dell’Unità e della Libertà e della storia intellettuale dell’Italia moderna, ma ciononostante resta ignoto e rimosso da questa età qualunquista, secessionista e incolta della storia più nobile, europea e liberante della nostra Italia.

 

 

1. Il Fondo Mamiani - comprendente diari, articoli, lettere, opuscoli, pensieri filosofici e politici, minute di lezioni, discorsi, componimenti letterari -, quasi completamente inedito, è conservato presso la Biblioteca Oliveriana di Pesaro, distinto nelle serie: Lettere a T. M.; Carte di T. M.; Archivio di casa Mamiani (cfr. G. Vanzolini, Le carte di T. M. nell'Oliveriana di Pesaro, Pesaro 1896G. Vanzolini, Le carte di T. M. nell'Oliveriana di Pesaro. Lettera autobiografica, Pesaro, 1896, p. 47

 

 

 

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