Garibaldi alle origini del socialismo italiano

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Categoria: Storia del Risorgimento
Creato Giovedì, 04 Luglio 2019 15:49
Ultima modifica il Giovedì, 11 Luglio 2019 15:44
Pubblicato Giovedì, 04 Luglio 2019 15:49
Scritto da Nicola Terracciano
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Una delle tragedie politiche e intellettuali della complessa storia italiana tra Ottocento e Novecento, e che si trascina negli effetti negativi fino ad oggi, bloccando ogni vera apertura di orizzonti, è stata l’avvento e l’egemonia secolari del marxismo, del leninismo e dello stalinismo nella concezione del socialismo. Ciò ha reciso nella memoria e nella coscienza del mondo del lavoro il nesso storico tra il Risorgimento dell’Unità, della Libertà, della sostanziale Laicità dello Stato, del processo democratico sempre più allargato, e il socialismo.

Se si tiene presente con lucida conoscenza il reale andamento dei fatti storici, si coglie che il socialismo ha precise origini risorgimentali che rimandano a Garibaldi ed al garibaldinismo.

Secondo il compianto storico  fiorentino, Giorgio Spini, autore del saggio “Garibaldi e le origini del socialismo” (1994), «prima di Garibaldi c’era stata una certa penetrazione anche nell’Italia del Risorgimento delle correnti socialiste francesi […] e vi erano state Personalità singole di pensatori socialisti come Ferrari, Montanelli, Pisacane, ma non c’era un movimento socialista; dopo Garibaldi ci fu un largo movimento socialista […]. Garibaldi ebbe una funzione decisiva nella storia del socialismo italiano.»1

Ma quale tipo di socialismo era quello che additava Garibaldi?

Non quello rivoluzionario, collettivista, antistatalista, classista, antiliberale, antidemocratico, dittatoriale, nemico o critico del Risorgimento italiano, di Mazzini e di Garibaldi in particolare, delle correnti marxiste (poi anche leniniste e  tragicamente staliniste) ed anarchiche, ma quello “liberaldemocratico e laico”, che implicava l’accettazione e lo svolgimento sempre più in avanti delle conquiste civili, politiche, laiche che il Risorgimento aveva raggiunto con il miracoloso biennio 1859-1860, che aveva visto Garibaldi come uno dei demiurghi fondamentali e  leggendari non solo in Italia, ma in Europa e nel mondo.

 

Il sano realismo, il senso di concretezza politici di Garibaldi emergono dalla sua accettazione della elezione al parlamento e quindi  del parlamentarismo come via maestra di emancipazione sociale, accanto all’associazionisno operaio (fu presidente di migliaia di società operaie fiorite con l’Unità della libertà in tutta Italia), alla partecipazione politica di uomini e donne su temi concreti a livello comunale, provinciale, nazionale, europeo, per un mondo di pace e di progresso, per una emancipazione anzitutto  dall’ignoranza, dal fanatismo, dal dogmatismo, per uno Stato laico.

Questo socialismo “liberaldemocratico laico” carico di futuro si è perso per il motivo sopra indicato e qualsiasi ripresa o rinnovamento socialisti non può che partire da lì: dall’intimo nesso ideale e storico tra Risorgimento dell’Unità e della Libertà, della Laicità dello Stato e socialismo, che non può, per le tragedie e le confusioni che ancora permangono,  non definirsi obbligatoriamente e letteralmente “liberaldemocratico laico”.

Se il socialismo vuole avere un vero futuro non deve limitarsi a rimestare repliche e confusioni, che ricadono su se stesse, fanno perdere tempo, anzi sono sempre pericolose e possono divenire anche tragiche.

 

 

1. G. Spini, Il Risorgimento, quaderno n.9, edizioni Comune di Milano, Amici del Museo del Risorgimento, p. 247