Nietzsche, al di là dell’uso strumentale
Nietzsche, alla luce della vera ricerca filologica-storica, è ben lontano dal germanesimo e con le origini del nazismo (essendo vissuto poi tra il 1844 e il 1900, 56 anni, con gli ultimi 11, dagli inizi del 1889 trascorsi con una tragica malattia mentale). L’uso strumentale della sua figura e dei suoi scritti fu opera della germanofila antisemita sorella, erede degli scritti del grande fratello, che più volte la giudicava severamente e abissalmente lontana da lui. In Ecce homo la sua autobiografia filosofica del 1888 (fatta uscire scorretta e solo dopo la sua morte dalla citata sorella nel 1908), scritta a Torino, rivendicava la sua origine polacca attraverso il padre (morto a trentasei anni), quindi in lui, come diceva «non c’è una goccia di sangue cattivo e tantomeno di sangue tedesco. Se cerco la più profonda antitesi di me stesso, l’incalcolabile volgarità degli istinti, trovo sempre mia madre e mia sorella.»1
Egli si sentiva figlio, oltre che del padre, veramente dei grandi della storia e della cultura, i cui influssi ritrovava nel fondo della sua mente e della sua sensibilità. Non a caso scrisse all’inizio della sua autobiografia «Ascoltatemi, perché io sono questo e questo altro. E soprattutto non confondetemi con altri.»2 Aveva una scrittura filosofico-poetica, frutto del suo grande amore per la civiltà greca, che insegnò a livello universitario a Basilea, nella cara Svizzera, paese amato come l’Italia. Riporto qualche passaggio del suo libro e della sua scrittura. Descrisse la sua opera con una immagine, che può valere per ognuno dei mille filosofi da Talete ad oggi. Ogni filosofia vera è «una sorgente inesauribile nella quale nessun secchio puó scendere, senza risalire colmo d’oro e di bontà.»3 Diceva della sua opera «Chi sa respirare l’aria dei miei scritti, sa che è un’aria delle altitudini, un’aria forte. Bisogna essere fatti per quell’aria, altrimenti non è piccolo il rischio di raffreddarvisi. Il ghiaccio è vicino, la solitudine immensa, ma come giacciono tranquille nella luce tutte le cose, come si respira liberamente! Quante cose sentiamo sotto di noi.»4 Riteneva importante avere maestri, ma esortava anche ad essere autonomi, veramente liberi e fedeli alla propria personalità. «Si ripaga male il maestro, se si rimane sempre scolari.»5 Era per una morale che fosse centrata sull’avere il senso ed il sapore della terra, sul dire si alla vita, sulla esaltazione dei valori vitali, passionali, sempre accompagnati da cultura e da un senso aristocratico e libero, come ritrovava nei grandi eroi antichi, nelle figurazioni religiose e morali classiche. Era contro un vivere solo intellettualistico, represso, conformista, gregario, di uomini massa, che dicono sostanzialmente un no alla vita, specialmente per l’influsso del cristianesimo, che condanna la carne e i valori mondani, esalta non la terra, ma un altro mondo chimerico. Era per una esistenza autentica, sincera, coraggiosa, forte, capace di libertà e di solitudine, non falsa, vuota, vile, meschina.
Note 1. F. Nietzsche, Ecce homo, Newton Compton, Roma, 2014, pp. 49-50. 2. Ivi, p.43. 3. Ivi, p.44. 4. Ibidem 5. Ivi, p.45.
Considero Nietzsche uno dei mille filosofi della millenaria storia della pratica intellettuale (nata in Grecia nel VI secolo a. C.), disciplina che tutti dovrebbero studiare a scuola e conoscere, giacché è la via maestra, con gli insegnamenti della propria lingua e della storia, per imparare il fondamentale “mestiere di uomini”(il più difficile), nel senso alto e nobile del termine. Nietzsche, alla luce della vera ricerca filologica-storica, è ben lontano dal germanesimo e con le origini del nazismo (essendo vissuto poi tra il 1844 e il 1900, 56 anni, con gli ultimi 11, dagli inizi del 1889 trascorsi con una tragica malattia mentale). L’uso strumentale della sua figura e dei suoi scritti fu opera della germanofila antisemita sorella, erede degli scritti del grande fratello, che più volte la giudicava severamente e abissalmente lontana da lui. In Ecce homo la sua autobiografia filosofica del 1888 (fatta uscire scorretta e solo dopo la sua morte dalla citata sorella nel 1908), scritta a Torino, rivendicava la sua origine polacca attraverso il padre (morto a trentasei anni), quindi in lui, come diceva «non c’è una goccia di sangue cattivo e tantomeno di sangue tedesco. Se cerco la più profonda antitesi di me stesso, l’incalcolabile volgarità degli istinti, trovo sempre mia madre e mia sorella.»1 Egli si sentiva figlio, oltre che del padre, veramente dei grandi della storia e della cultura, i cui influssi ritrovava nel fondo della sua mente e della sua sensibilità. Non a caso scrisse all’inizio della sua autobiografia «Ascoltatemi, perché io sono questo e questo altro. E soprattutto non confondetemi con altri.»2 Aveva una scrittura filosofico-poetica, frutto del suo grande amore per la civiltà greca, che insegnò a livello universitario a Basilea, nella cara Svizzera, paese amato come l’Italia. Riporto qualche passaggio del suo libro e della sua scrittura. Descrisse la sua opera con una immagine, che può valere per ognuno dei mille filosofi da Talete ad oggi. Ogni filosofia vera è «una sorgente inesauribile nella quale nessun secchio puó scendere, senza risalire colmo d’oro e di bontà.»3 Diceva della sua opera «Chi sa respirare l’aria dei miei scritti, sa che è un’aria delle altitudini, un’aria forte. Bisogna essere fatti per quell’aria, altrimenti non è piccolo il rischio di raffreddarvisi. Il ghiaccio è vicino, la solitudine immensa, ma come giacciono tranquille nella luce tutte le cose, come si respira liberamente ! Quante cose sentiamo sotto di noi.»4 Riteneva importante avere maestri, ma esortava anche ad essere autonomi, veramente liberi e fedeli alla propria personalità. «Si ripaga male il maestro, se si rimane sempre scolari.»5 Era per una morale che fosse centrata sull’avere il senso ed il sapore della terra, sul dire si alla vita, sulla esaltazione dei valori vitali, passionali, sempre accompagnati da cultura e da un senso aristocratico e libero, come ritrovava nei grandi eroi antichi, nelle figurazioni religiose e morali classiche. Era contro un vivere solo intellettualistico, represso, conformista, gregario, di uomini massa, che dicono sostanzialmente un no alla vita, specialmente per l’influsso del cristianesimo, che condanna la carne e i valori mondani, esalta non la terra, ma un altro mondo chimerico. Era per una esistenza autentica, sincera, coraggiosa, forte, capace di libertà e di solitudine, non falsa, vuota, vile, meschina.
1. F. Nietzsche, Ecce homo, Newton Compton, Roma, 2014, pp. 49-50. 2. Ivi, p.43. 3. Ivi, p.44. 4. Ibidem 5. Ivi, p.45.
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Considero Nietzsche uno dei mille filosofi della millenaria storia della pratica intellettuale (nata in Grecia nel VI secolo a. C.), disciplina che tutti dovrebbero studiare a scuola e conoscere, giacché è la via maestra, con gli insegnamenti della propria lingua e della storia, per imparare il fondamentale “mestiere di uomini”(il più difficile), nel senso alto e nobile del termine.