Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Il Regno di Napoli e ‘L’Annus horribilis’ per la Compagnia di Gesù

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Il 1767 fu l’Annus horribilis per la Compagnia di Gesù stanziata nel Regno di Napoli.

In quell’anno, con prammatica del 31 Ottobre 1767, Re Ferdinando decretò l’espulsione dei Gesuiti da tutto il Regno.

«Son venuto a risolvere, come ho risoluto, voglio e comando, che sieno espulsi, e per sempre sclusi da tutt’i miei dominj delle Sicilie tutt’i Sacerdoti, Diaconi e suddiaconi della Compagnia di Gesù, e tutti anche i Fratelli Laici, della stessa Comunità, i quali vogliano ritenere l’abito, e seguirne l’Istituto: ed ho risoluto parimente, e voglio, e comando, che si occupino tutte le temporalità della Compagnia suddetta né miei dominj delle Sicilie, per farsene da me l’uso, che io stimerò giusto, e conveniente….».1

A quella prammatica seguirono le istruzioni date dal ministro Tanucci ai magistrati incaricati per lo sfratto e per l’acquisizione dei beni immobili e dei capitali dei Gesuiti.

Nelle ulteriori 7 prammatiche (Ottobre 1767 – Luglio 1769), furono dettate le norme particolari sulla espulsione e la confisca dei patrimoni della Compagnia. Segue, sempre nel testo citato, una Breve di Clemente XIV.

 

Le prammatiche IV e V oltre a una Memoria della Corte di Roma con relativa risposta della Corte di Napoli, sono state pubblicate in un opuscolo governativo coevo.2

La repressione fu molto dura. Finanche i cittadini comuni, con promessa di un premio, potevano arrestare o far arrestare i gesuiti e i loro gregari. Era proibito ogni contatto diretto, sostegno e forma di comunicazione con chiunque appartenesse alla Compagnia .

Gli espulsi furono «scortati dalle truppe della M.V. fino ai confini del Regno, erano stati quivi abbandonati, e spinti nello Stato Pontificio, e successivamente ebbe il riscontro, che altri di maggior numero erano stati getati sulle spiaggie dello stato Ecclesiastico … »3

L’annus horribilis era già iniziato con l’espulsione dei Gesuiti dalla Spagna (Re Carlo III) ma già del 1764 i figli d’Ignazio erano stati espulsi dalla Francia e successivamente da Malta e Parma (1768) e anche da Roma (1773), da quel Clemente XIV che pure aveva protestato presso la Corte Napoletana, spiegando tuttavia che «la Santità Sua ha sempre maggiori ragioni di non ricevere ne’ suoi Stati questi sfortunati Esuli da altri Dominj».4

Papa Clemente rifiutava di accogliere i Gesuiti cacciati dalle diverse Nazioni europee. Quelle erano all’epoca le politiche di accoglienza del Vaticano.

I motivi della generale avversione verso la Compagnia vanno ricercati nella intollerante ingerenza negli affari di Stato, al punto da volerne sovvertire le istituzioni (Emblematici il tentato regicidio di Giuseppe I del Portogallo avvenuto il 3 settembre 1758 e la Congiura delle Polveri in Inghilterra del 1605, la cui regia fu attribuita alla Compagnia e alcuni Gesuiti finirono sul patibolo), nel delirante perseguimento del monopolio dell’educazione della gioventù, nell’accumulo smodato di patrimoni ricevuti da testatori plagiati o conseguiti mediante traffici illeciti.

Il tutto sotto l’umile manto della povertà, della carità, «per la maggior gloria di Dio» e al motto di «ogni mezzo è buono per raggiungere il santissimo fine».

Nella prima prammatica, del 10 Ottobre 1767, ad esempio, si cita l’eredità di D. Giamattista Renzi e l’operato «contrario alla idea del Santo Fondatore, che prescrisse sostanzialmente la povertà».5

In relazione alla congiura delle polveri, il testo più importante rimane quello di David Hume intitolato Storia dettagliata della congiura delle polveri tradotto in italiano e pubblicato a Venezia nel 1767.

La seconda metà del ‘700 vide proliferare nell’Europa latina una vasta letteratura accusatoria della Compagnia, quasi sempre - per ovvi motivi - di autori anonimi, che trovavano sovente ispirazione dalle Lettere Provinciali  di Blaise Pascal, tuttora ampiamente ristampate.6

Tra le pubblicazioni più conosciute I lupi smascherati di autore anonimo, in due tomi (I edizione 1761 e II edizione 1764), che omette per ovvi motivi finanche il luogo di stampa (sul frontespizio indica la “stamperia del disinganno” in “Aletopoli“, dal greco città della verità), attribuito dalla Civiltà Cattolica alla Massoneria, che «divulgò contro un certo Ordine Religioso quel suo sì calunnioso, ora dimenticato ma allora celebre, libretto intitolato: lupi smascherati».7

Altro testo fondamentale, anch’esso anonimo, titola Istruzioni Secrete della Compagnia di Gesù che indica come luogo di stampa in Roma una immaginaria “Tipografia della Propaganda“ che riproduce, in appendice, la Secreta monita societatis jesu (inserito nell’index librorum prohibitorum, Decr. 22-09-1836).

Negli anni successivi l’editoria non fu meno tenera con i Gesuiti, basta ricordare la monumentale opera in cinque volumi di Gioberti (Il Gesuita moderno, Losanna, S. Bonamici e Compagni, 1846-47) o anche opuscoli divulgativi quali La politica dei Gesuiti dedicata agli italiani, rigorosamente anonimo, del 1848 e I Gesuiti smascherati colle loro istruzioni segrete di autore anonimo, che dà quale luogo di stampa Firenze, “Stamperia sopra le Logge del Grano”, 1859.

Il tema interessò finanche gli ambienti Valdesi. La casa editrice Claudiana pubblicò nel 1875 una “Breve storia dei Gesuiti” di autore anonimo, ben circostanziata.

Non mancarono neppure pubblicazioni di stampo satirico quali I Consigli di Satana ai Gesuiti (Michelet e Quinet, Losanna, 1848), stile narrativo ripreso molto tempo dopo nelle famose Lettere di Berlicche di C. S. Lewis nel 1942, tradotto in italiano e pubblicato dalla Mondadori.

I “figli di Ignazio” rientrarono a Napoli, riammessi dallo stesso monarca che li aveva espulsi, nel 1804, ma ne furono ricacciati a furor di popolo nel 1848.

Il 9 Marzo di quell’anno una manifestazione popolare al collegio e al convento dei Gesuiti, «nella strada di S. Sebastiano sotto le Gesuitiche mura» ne chiedeva l’espulsione al grido di «Viva Gioberti, Abbasso i Gesuiti, morte ai traditori» .

«Tale manifestazione si mostrò, ed ha continuato ad esser così imponente e pronunziata, che la guardia nazionale ha dovuto chiedere aiuto e rinforzo dà varii corpi della guarnigione e specialmente degli svizzeri e della cavalleria: e ciò per evitare che il popolo irrompesse colà, e venisse a degli eccessi».8

I Ministri, in consiglio, decisero l’allontanamento dei religiosi e il successivo giorno 11, in 25 carrozze, furono scortati sino al molo dai soldati, sotto lo sguardo di un grande numero di spettatori e, imbarcati su un vapore, ripararono a Malta. «Così in Napoli fu dispersa la Compagnia di Gesù».9

Oggi il tema Gesuiti e Compagnia di Gesù è del tutto rimosso dai dibattiti politici e culturali e la Chiesa Cattolica esprime il suo più alto rappresentante in un Papa proveniente proprio dalle fila della Compagnia.

Sin qui la storia è abbastanza conosciuta.

Meno nota è invece la vicenda che condusse Ferdinando II, nel 1854, a uno scontro diretto con la Compagnia.

Tra i napoletani e i Gesuiti, visti sempre con diffidenza, non correva buon sangue, al punto che, pervenuta la notizia della cacciata dei Gesuiti da Genova, i tumulti iniziarono anche a Napoli.

In quell’anno si profilò, in Napoli, un nuovo disastro per i “rugiadosi Padri”, al punto che Re Ferdinando, dopo aver vietato in tutto il Regno la pubblicazione della Civiltà Cattolica, si accingeva a una nuova cacciata dei religiosi.

Tra il 1847 e il 1860 veniva pubblicato a Londra, per i tipi della Partridge e Oakey, un periodico mensile dal titolo “L’eco di Savonarola” che accoglieva, fra l’altro, gli scritti di numerosi patrioti ed esuli napoletani, sfuggiti alle ire borboniche.10

Tra di essi Camillo Mapei, Gabriele Rossetti e Teodorico Pietrocola Rossetti, credenti nel Vangelo di Gesù Cristo, ritenuto «la potenza di Dio in salute ad ogni credente: al Iudeo imprima, poi anche al Greco» (In salute = per la salvezza nella versione attuale della Diodati).11     

Redattore della rivista era Salvatore Ferretti, fiorentino, uomo pietoso di rara sensibilità umana. Il giornale, ovviamente, per i contenuti evangelici e decisamente anticlericali, fu messo all’indice dei libri proibiti e i collaboratori scomunicati (Decr. 29-11-1847).

Nel numero doppio 11 e 12 (Novembre e Dicembre) dell’anno 1854 troviamo, in appendice a quella rivista, un articolo dal titolo «Nuova professione di fede dei Gesuiti» dove, facendo seguito a un corto preambolo, è riportata per intero una lettera del 21 Novembre 1854 indirizzata «a Sua Real Maestà Ferdinando II Re del Regno delle Due Sicilie», a firma del Provinciale Giuseppe M. Paladini e da numerosi altri appartenenti alla Compagnia nella provincia di Napoli.

Era avvenuto che Monsignor D’Appuzzo, vescovo di Avellino nonché «preside della pubblica istruzione e dell’ufficio della censura» era stato destituito e parecchie perquisizioni erano state fatte nelle case dei Professi.

L’aria di Napoli si era fatta molto pesante.

I Gesuiti, temendo di essere banditi da un giorno all’altro, si erano affrettati a correre ai ripari, manifestando fedeltà alla Corona, sostenendo che «l’intero regime della Compagnia è monarchico», professando «la Monarchia Assoluta sia il migliore dei Governi» e dichiarandosi «vittime del liberalismo».

Pare una anticipata edizione del Sillabo, che vide la luce appena dieci anni dopo, l’8 Dicembre 1864, ricorrenza della proclamazione del dogma dell’immacolata Concezione ad opera di Pio IX.12

Non mi dilungo poiché ritengo più utile produrre, per maggiori particolari, l’intero numero dell’Eco di Savonarola, dove in prima pagina figura una toccante e accorata lettera di Ferretti destinata «Ai nostri abbonati».

Soggiungo solamente, con Ferretti, che «Iddio ha tanto amato il mondo, ch’egli ha dato il suo unigenito Figliuolo acciocché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna».13

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Note

1. Nuova Collezione delle Prammatiche del Regno di Napoli, Tomo VI, Napoli, 1804, pagine 114-164

2. Leggi preservative stabilite nel regno di Napoli dopo l’espulsione dei PP. Gesuiti ed offizj tra le Corti di Roma, e di Napoli, relativi a tale argomento, Napoli, 1767.

3. Memoria della Corte di Roma, nelle Leggi preservative… cit.

4. Ibidem.

5. Nuova Collezione delle Prammatiche, ibid.

6. Vedi le nuove edizioni Einaudi 2008, BUR 1989, Editori Riuniti 1988, De Agostini 1964, etc.

7. La Civiltà Cattolica, serie XII, vol. VI, Quaderno 811, anno 1884.

8. Il Pirata, rivista che si pubblicava tre volte la settimana a Milano, anno XIII, n. 114, Lunedì 27 Marzo 1848.

9. G. Pagano, Storia di Ferdinando II dal 1830 al 1850, Libro II, Napoli, 1853.

10. L’Eco di Savonarola, foglio mensile, Londra, 1847-1860, in 8°, 11 annate che si trovano anche rilegate in 7 volumi.

11. Romani 1:16 nella Sacra Bibbia tradotta in lingua italiana da Giovanni Diodati di nation lucchese”, II editione, stampata in Geneua per Pietro Chovet, 1641.

12. Syllabus complectens praecipuos nostrae aetatis errores (Sillabo che abbraccia i principali errori del nostro tempo), pubblicato nella solennità dell’Immacolata Concezione l’8 Dicembre 1864, dogma stabilito dieci anni prima, dal medesimo Papa Giovanni Maria Mastai Ferretti, l’8 Dicembre 1854.

13. Citazione di Giovanni 3:16 dalla versione Diodati della Bibbia, cit.

 

 

 

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