Promemoria del Barone Carlo Poerio junior

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Nel 1928 Carlo Poerio Junior, pronipote del grande patriota e genero di Michele Pironti, scriveva un promemoria in cui, facendo un resoconto dei sacrifici fatti dai suoi avi per il bene della Patria, evidenziava le difficili condizioni in cui egli stesso e suoi familiari erano costretti a vivere a causa del saccheggio di tutti i beni della famiglia Poerio attuato dal governo borbonico.

Nonostante fosse stato riconosciuto ai membri della sua famiglia lo stato di “Danneggiati Politici”, Carlo Poerio junior e suo fratello Raffaele trascorsero gli ultimi anni della loro vita in estrema povertà percependo dallo Stato una misera pensione.

Promemoria del Barone Carlo Poerio junior1

«È notorio che appartengo e sono l’ultimo rappresentante superstite della famiglia di Giuseppe, Raffaele, Alessandro, Carlo Poerio, ben noti per il loro sacrificio, le sofferenze, i danni che subirono dai governi borbonici a cagione del loro vivo amore e della loro opera per la libertà e la indipendenza della patria italiana.

Giuseppe Poerio (senior) aveva preso parte, con Mario Pagano, Domenico Cirillo, Montonet, ecc. alla costituzione ed alla difesa della Repubblica Partenopea nel 1799. Ritornati i Borbone a seguito della mancanza di fede di Nelson, le proprietà della famiglia Poerio furono saccheggiate dalle orde Sanfediste del Cardinale Ruffo e quasi totalmente confiscate.

 

Giuseppe Poerio era padre di Alessandro, poeta lirico, morto nel 1848 per la difesa di Venezia, alla Sortita di Marghera; di Carlo, noto martire della tirannide borbonica, e di Carlotta, che andò sposa a Paolo Emilio Imbriani. Fratello minore di Giuseppe Poerio, fu mio nonno Raffaele Poerio.2

Di ambedue parla il Colletta nella sua “Storia del Reame di Napoli.” Raffaele Poerio, già soldato di Napoleone I, indi Capitano della Guardia di Murat, riunì i patrioti delle Calabrie e tentò con essi di opporsi con le armi all’invasione degli austriaci chiamati dai Borbone in aiuto del loro tirannico governo, perciò fu condannato, ricercato. Circondato, si fece via colle armi alla mano e riparò a Corfù, donde dovette poi trasferirsi a Malta con altri profughi napoletani.

Di lì mosse e prese parte alla spedizione propugnata da Lord Byron per la liberazione della Grecia. Andò in Francia, ove il Governo di Luigi Filippo gli riconobbe, nella legione straniera (che allora combatteva nell’Algeria di cui in quel tempo si stava compiendo la occupazione) il grado che aveva coperto nell’esercito murattiano.

Egli combatté valorosamente per la Francia e fu più volte citato all’ordine del giorno. La sua eroica condotta, il suo valore e quanto aveva precedentemente oprato per l’Italia non veniva ignorato in Patria. Cosicché nel 1848, dopo le Cinque Giornate di Milano, il Governo Provvisorio Lombardo, conscio del di lui patriottismo, valore ed energia, gli offerse di venire a formare e prendere il comando della I Brigata del costituendo Esercito Lombardo.

Ciò egli fece immediatamente, rinunziando a tutti i diritti, le prerogative e i vantaggi che la sua eroica condotta gli aveva procurati in Francia, nonché all’imminente promozione al grado superiore, onde venisse a combattere per la sua Patria.

Dopo l’armistizio di Salasco e l’annessione della Lombardia al Piemonte passò al servizio di re Carlo Alberto con la sua brigata e vi restò fino alla sua morte (1859). Non ebbe la ventura di vedere l’Italia libera ed una.

Da lui nacquero: Guglielmo, morto colonnello d’artiglieria nel 1866; Gaetana, che fu moglie di Giovanni Nicotera, e Giuseppe junior, mio padre, che fu dapprima insegnante nei collegi Militari di Asti e Milano, indi Direttore della Segreteria della R. Università di Napoli, poi Consigliere Governativo d’Amministrazione del Banco di Napoli.

Tutti ormai deceduti. Da Giuseppe nacqui io sottoscritto ed un mio fratello minore di me di un anno, a nome Raffaele come l’avo, ma sgraziatamente incapace per meningite grave sofferta appena nato, restato perciò quasi fanciullo ed incapace a qualsiasi genere di occupazione o di lavoro. Carlo Poerio, il precipitato martire della tirannide borbonica, volle tenermi a battesimo ed impormi il suo nome.

Ritengo inutile dilungarmi sulle benemerenze della Famiglia Poerio, dato che tanto se ne è scritto e da tanti in Italia e all’estero, anche Marc Monnier in Francia; Wriford in Inghilterra sul Times per incarico di Sir Gladstone ed altri che taccio per brevità, hanno diffusamente narrato le persecuzioni, le sofferenze, ed i danni patiti per il loro amore per la Patria, dai componenti di questa eroica famiglia.

Ebbene, a me e mio fratello, ormai unici rappresentanti superstiti di essa, i passati Governi d’Italia, pur riconoscendo i meriti della famiglia e la nostra qualità di danneggiati politici, concedettero una pensione di £ 40 annue, cioè nette £ 3,47 mensili. È incredibile, ma è vero, dolorosamente! Finché visse mio padre che aveva sostentato la famiglia unicamente col suo lavoro, non chiese mai nulla al Governo, morì privo di beni.

Alla di lui morte. S. E. Luigi Miceli, ex ministro delle Finanze, istigò mia madre a far valere la nostra qualità di danneggiati politici; ma malgrado l’appoggio di lui, il risultato fu quello della suddetta brillante pensione!

Anche io ho sostentato la mia famiglia col lavoro: oltre mio fratello incapace, mia moglie (figlia di Michele Pironti, compagno di catena di mio zio Carlo Poerio nelle galere borboniche, anch’esso morto povero), nonché mia zia vedova del Nicotera, anche questi morto povero, ed alla quale il Governo di Crispi non aveva concesso che una pensione di £ 180, tanto che avevamo dovuto ricoverala in casa nostra ove ha vissuto per 21 anni e dove è morta ottantasettenne nel 1915.

Ma ormai sono vecchio, ho dei gravi disturbi cagionati da postumi di febbri contratte durante il mio servizio nella Colonia Eritrea, insufficientemente curati, riaffacciatisi durante la nostra guerra recente, dovrò necessariamente lasciare il lavoro fra breve, anche perché raggiunto da limiti di età stabiliti dalla Direzione Generale dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni presso le quali sono Capo Ufficio nel Servizio delle Polizze pei Combattenti.

L’Istituto suddetto non paga pensione, come non ho pensione militare per aver dovuto lasciare la carriera da Ufficiale delle Truppe Coloniali (a causa della morte di mio padre e della mortale malattia di mia madre, e delle condizioni della mia famiglia) prima di aver raggiunto gli anni di servizio necessari (a quell’ epoca) per aver diritto alla pensione.

Sicché al compiere del mio 65° anno di età (il che avverrà a fine del prossimo settembre) essendo io totalmente privo di beni di fortuna non per imprevidenza mia, né dei miei maggiori, né potendo vivere e far vivere mio fratello con la lauta pensione anzidetta (che con gli ultimi aumenti ha raggiunto la cospicua somma di £ 110 annue!) mi trovo costretto a mettere in attuazione il provvedimento progettato ed esposto dal Generale Maggiotto a S. E. Mussolini, ossia acquistare una cassetta da lustrascarpe, fare stampare un breve sunto della benemerenze della mia famiglia e di quel poco che ho fatto io, affiggerlo alla detta cassetta e con tale equipaggiamento ed in divisa da Tenente Colonnello andare a lustrare le scarpe al pubblico, certamente attirato dalla singolarità del caso.3

Per tali considerazioni e per quanto ho narrato ed esposto, oso sperare che persone influenti e di animo elevato, tali da valutare le benemerenze e le sofferenze della famiglia alla quale apparteniamo (e visto che ci è stata già riconosciuta la qualità di danneggiati politici ed il diritto a pensione) vogliano interessarsi presso il Governo Fascista, onde la ridicola pensione che ci viene attribuita sia elevata in modo da poterci dare a vivere modestamente per gli ultimi anni della nostra esistenza; facendo presente che non saremo a lungo a carico dello Stato perché ambedue sessantacinquenni.»

Carlo Poerio juniore

A.D. 1928

 



1 Archivio Poerio Pironti, Parte III, Busta n. 4, Inc. VII:Carte relative a Carlo Poerio jr., figlio di Giuseppe Poerio jr. Pubblicato in, Carlo Poerio. Una vita per l’Unità d’Italia, Anna Poerio Riverso, MR Editori, 2017

2 Il Generale Raffaele Poerio (nato a Catanzaro nel 1792, morto a Torino nel 1859) fu sepolto nel cimitero di Torino (arcata n. 173, tomba n. 7).  Successivamente la sua tomba fu collocata sotto i portici, a spese della città di Torino.

3 «Credo non inutile notare qui anche che in Eritrea sono andato nel marzo 1896, come volontario di guerra. Ero ufficiale di complemento dei Bersaglieri e feci domanda per essere richiamato dal congedo per andare a combattere colà. Presi parte ivi a due campagne di guerra, dopo le quali passato ai servizi politico – militari. Fui nominato residente politico del ….»

 

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