‘Il Battaglione sacro degli Incurabili’. 220° anniversario della Repubblica Napoletana
Questa citazione di Vincenzo Cuoco immortalata su una targa, sarà posta all’ingresso del Museo della Medicina e delle Arti Sanitarie nel cortile degli Incurabili in occasione del 220 anniversario della Repubblica Napoletana. E con essa verrà scoperto un nuovo busto marmoreo di Domenico Cirillo, medico insigne e simbolo di quella stagione rivoluzionaria per la quale fu sacrificata sui patiboli la migliore intellighenzia napoletana. Con l’inno della Repubblica di Luigi Rossi musicato da Domenico Cimarosa, domenica 20 gennaio 2019, alle ore 11, prenderanno inizio una serie di eventi coordinati dal prof. Gennaro Rispoli, direttore del Museo, che ricorderanno il 1799 durante tutto l’anno. Nella splendida Farmacia Storica verrà inaugurata la mostra “Domenico Cirillo, gli Incurabili e la Rivoluzione Napoletana del 1799, un’esposizione straordinaria di cimeli, documenti, autografi e libri, messi a disposizione da collezionisti privati.
Ricordare non solo per celebrare, ma soprattutto per riflettere su vincitori e vinti alla luce di reperti che rievocano i momenti più rappresentativi di una storia spesso controversa. La Repubblica Napoletana, troppo spesso definita “effimera” per la sua breve durata di appena sei mesi, ha lasciato segni indelebili nella coscienza di un popolo. Preso d’assalto dai saccheggi dei lazzari durante le fasi della rivoluzione e della controrivoluzione, l’Ospedale degli Incurabili, anche noto all’epoca come l’Ospedale del Reame, fu innanzitutto centro di aggregazione e confronto dei medici riformisti, dimora dei Bianchi della Giustizia nella “Succure Miseris”, e luogo di ricovero e cura per i feriti. Oltre a Domenico Cirillo, nel 1799 si distinsero per il loro impegno civile e l’adesione ai nuovi principi repubblicani gli studenti Gaspare Pucci, Cristoforo Grossi, Giovanni Varanese e il professore Francesco Bagno, tutti condannati a morte dalla reazione borbonica. Ricordare per riflettere, ricordare per ridare luce ad un passato troppo spesso dimenticato.
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«La professione medica pare che sia stata presa di mira dalla persecuzione controrivoluzionaria.