Carlo Sforza: “Io amo l’Italia perché amo tutti i paesi”

Categoria principale: Storia
Categoria: Storia Contemporanea
Creato Domenica, 09 Dicembre 2018 16:00
Ultima modifica il Domenica, 09 Dicembre 2018 16:00
Pubblicato Domenica, 09 Dicembre 2018 16:00
Scritto da Nicola Terracciano
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Carlo Sforza (Montignoso, Massa-Carrara, 1872 - Roma, 1952), figlio dello storico ed archivista Giovanni (Montignoso, 1846-1922), di interessi ed idealità risorgimentali, in particolare mazziniane, è stato uno dei più grandi diplomatici e politici liberal-democratici italiani. È stato ministro degli esteri sia prima del fascismo nel 1920-21, sia, dopo il fascismo, nella sognata e promossa Italia repubblicana, dal 1947 al 1951.

Intransigente antifascista dalla prima ora, amico e collaboratore di Giovanni Amendola nella Unione Nazionale dei Liberali e dei Democratici, esule in Belgio, Francia, Inghilterra e poi negli Stati Uniti, si è sempre impegnato e battuto per difendere di fronte al mondo la dignità e l’onore dell’Italia nel suo volto nobile di terra di civiltà, di cultura, di libertà.

Negli Stati Uniti gia nel 1941 indicó le linee del futuro dell’Italia (una repubblica democratica, libera e sociale), l’Europa unita, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per i problemi internazionali.

Fu lui a firmare i principali trattati di pace sia a conclusione della Prima Guerra Mondiale che della Seconda e per porre le basi di una comunità europea di pace e di progresso.

 

Aveva come suo motto le parole di Mazzini “Io amo l’Italia, perché amo tutti i paesi” in particolare quelli vicini per tradizioni storiche, linguistiche, idealità comuni.

Un grande Italiano ed europeo poco noto, erede del più autentico Risorgimento, del più autentico Antifascismo, di costruttore dell’Italia libera e democratica, dell’Europa Unita, che non viene mai richiamato e fatto conoscere, onorato, a livello di popolo da questa Italia immemore e ingrata verso tanti nobili suoi Figli, perchè stordita, lasciata sostanzialmente incolta della sua vera storia dai noti e nascosti registi di stordimento e di incultura.