Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

IV Novembre: onore ai figli della Patria

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Questa ‘Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate’, istituita nel 1919 e da allora sempre celebrata, va onorata di più in questo anno,  nel quale ricorre il Centenario della fine vittoriosa della Prima Guerra Mondiale.

Onore in questo 4 Novembre 2018 anzitutto ai 600 mila Caduti ed al milione e cinquecentomila feriti della Prima Guerra Mondiale 1915/1918; onore ai quattro milioni di soldati coinvolti nei tre anni e cinque mesi di durissima Guerra, di cui tantissimi furono volontari, come nelle altre guerre risorgimentali e nelle spedizioni garibaldine!

Onore ai 250.000 soldati appena diciottenni (i ‘ragazzi del 1899’! Ricordiamo i 400 mila civili costretti ad abbandonare le loro case, che si trovarono sulla zona del fronte!

Onore a tutti i membri delle Forze Armate, che hanno amato la Patria e sono morti o sono stati feriti fino ad oggi, specialmente quelli Morti per spedizioni di pace sotto l’egida dell’Onu, come sono stati i Caduti di Nassiriya, lontana città irachena, del 12 novembre 2003!

La Prima Guerra Mondiale fu la Quarta Guerra di Indipendenza, completamento del Risorgimento, dell’Unità della Patria con il rientro dopo millenni  nel suo seno dei territori di Trieste, Trento, Gorizia, l’Istria (poi perduta per la sciagurata politica fascista di Mussolini, alleato del nazismo di Hitler e di Auschwitz, la cara Istria, che poi dovette conoscere nel secondo dopoguerra anche il martirio dell’esodo di 300 mila suoi abitanti per la violenza dei comunisti di Tito).

 

Chiunque denigra, offende l’Unità d’Italia, che è costata lacrime e sangue dagli inizi del Risorgimento, a fine Settecento,  al 1918, chiunque mortifica l’Esercito Italiano, che dal 1861, quando è nato, ha difeso, difende, onora la Patria, è un cittadino incolto e ingrato verso la nostra bella Italia una, indivisibile, libera, democratica, laica, europea, che vuole vivere in pace con tutti gli altri Popoli della Terra, per offrire un futuro di progresso civile agli Italiani e alle Italiane anzitutto  e, nei limiti delle sue possibilità, a quello di altri Popoli.

 

 

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