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Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Il falso mito del paradiso borbonico smascherato da un siciliano

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Napoleone Colajanni«In Sicilia e nel Mezzogiorno da oltre venti secoli, salvo brevi e parziali interruzioni, si ebbe sino al 1860 la monarchia assoluta, insuffcientemente temperata nell'isola dal vecchio Parlamento. Gli abitanti erano abituati alla servitù; il servilismo era divenuto carattere etnico predominante rinvigorito dalla lunghissima , continuata, ininterrotta trasmissione ereditaria.

La rivoluzione che cacciò i Borboni e inaugurò il regime rappresentativo trovò le masse del Mezzogiorno e della Sicilia assolutamente impreparate , per mancanza di educazione politica e di cultura intellettuale e morale, all'esercizio dei diritti di liberi cittadini, all'uso delle pubbliche libertà con un governo parlamentare.

Si aggiunga che il carattere dei Siciliani a causa delle frequenti rivoluzioni e conquiste che li fecero passare da un dominio all'altro non potè essere formato e consolidato per mezzo dell'ereditismo; donde una certa inconsistenza e mutabiltà; come osservò il prof. Arcoleo nella conferenza sulla "Civiltà in Sicilia"; il fondo nel carattere rimase sempre il servilismo come nota principale.

Ciò nonostante per molti anni - dal 1860 al 1876 – in Sicilia e nel Mezzogiorno la vita politica nel rapporto elettorale si svolse abbastanza normalmente e con un indirizzo che sembra in contraddizione con l'osservazione bio-psicologica precedente.

 

Il fenomeno, in apparenza strano, fu dovuto all'ascendente incontrastato che gli uomini della Sinistra esercitavano sulle masse, che in un primo slancio avevano sentito il bisogno di libertà e che nei primi tempi di entusiasmo parteciparono – come è avvenuto dappertutto e sempre – alla vita pubblica con molto disinteresse e con nobiltà di intendimenti.

Gli uomini di Sinistra esercitavano sulle masse un preponderante ascendente per diversi motivi: il loro programma era quello di Giusepe Garibaldi, il liberatore della Sicilia e del Mezzogiorno, l'omo leggendario dal fascino irresistibile; essi erano circondati dall'aureola del martirio e del patriottismo per le condanne e per le persecuzioni patite sotto i governo dei Borboni; molti di essei nel lungo esilio passato in Toscana, in Piemonte o in Inghilterra avevano acquistato una certa coltura ed una educazione politica, che mancava ai loro concittadini; essi, infine, dalle circostanze della loro vita erano stati fatti audaci, attivi, intraprendenti. Apparivano, dunque, e relativamente erano uomini superiori, che nelle rispettive regioni dovevano predominare.»

Quelle proposte non sono le riflessioni di un intellettuale torinese, del Settentrione o di qualche plenipotenziario di Casa Savoia, bensì di Napoleone Colajanni (1847 - 1921), siciliano e repubblicano.

Pur garibaldino della prima ora, Colajanni non fu mai avaro di critiche verso il nuovo corso unitario (celebre la sua denuncia dello scandalo della Banca Romana e il suo attivismo anti-monarchico), restando fedele ai principi del Meridionalismo e dando prova costante e continua di coerenza e di indubbie e indiscutibili qualità morali.

Una premessa, questa, che si rende doverosa e necessaria, per sgombrare il campo da qualsiasi dubbio o sospetto circa l'opera di indagine storiografica che vogliamo presentare.

In questo breve passaggio, in particolare, Colajanni indaga e illustra quattro aspetti fondamentali della realtà sicliana e meridionale, in epoca borbonica (Regno delle Due Sicilie) come pre-unitaria:

la povertà, l'arretratezza e il degrado culturale nei quali versavano le masse

il fascino esercitato da Giuseppe Garibaldi e dal progressismo sulle masse

la maggiore emancipazione degli intellettuali meridionali emigrati al Nord (e all'estero), a dimostrazione del maggior livello di sviluppo del resto d'Italia

la spinta emancipatoria delle masse, il progredire della loro coscienza politica e civile dopo il 1861

Lo scopo del contributo è mostrare la percezione che gli uomini dl tempo, soprattutto meridionali e soprattutto i più evoluti culturalmente tra loro, avevano della gestione borbonica. Dalle loro memorie e dai loro resoconti emerge, come abbiamo visto, un quadro quasi mai positivo, a dimostrazione della natura artificiosa e anti-storica del  recente e improvvisato mito sulla "Borbonia Felix".

 

 

 

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