Droni per l’archeologia sottomarina: la nuova ricerca

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Pubblicato Giovedì, 26 Luglio 2018 22:40
Scritto da Enrico Maiorino
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Nel corso di pochi anni l’uso dei “droni” per l’Archeologia ha avuto un grande sviluppo. Si possono agevolmente suddividere i principali campi di intervento in due concetti logici-operativi.

Il primo che si può definire da ricerca archeologica in condizioni ambientali estremamente difficili: montagna, foresta, zone paludose ed altro.

Il secondo è quello che vede l’uso dei “droni” come strumento di una ricerca a più ampio raggio su area prescelta. In entrambi i casi sono stati largamente usati i modelli di “droni” aerei.

Questi sono sicuramente i più popolari e conosciuti dagli archeologi, e non possono variare per forme e caratteristiche, come ad esempio, quadricotteri o esacotteri, ma sono tutti operativi nella sola e concreta dimensione aria. In parallelo a queste tendenze operative della ricerca archeologica si è sviluppato, altresì, l’uso sempre più ampio di modelli di “droni” subacquei e marini che hanno portato e, sicuramente porteranno, nuovi ed interessantissimi sviluppi per la ricerca archeologica subacquea e sottomarina.

Di questi nuovi sviluppi si è discusso in una giornata di lavoro, il 25 maggio 2018 presso l’Istituto Polo Tecnico Fermi Gadda di Napoli.

 

Il convegno è stato organizzato dall’Accademia Dronica del Fermi-Gadda e dal suo responsabile il prof. Enrico Maiorino. Argomento del dibattito era la problematica della cooperazione tra archeologia subacquea e modellistica dronica, in modo particolare, in Campania. Relatori: Filippo Avilia, docente presso IULM di Milano e storico navale specialista in archeologia subacquea micenea, Rosario Santonastasio, geologo e specialista in geo-archeo, il tenente Marco Rigamonti, in servizio presso L’Accademia Aeronautica di Pozzuoli e membro del D.A.R.T della stessa Accademia.

Il D.A.R.T è composto da ufficiali e cadetti dell’Accademia Aeronautica e si occupa di ricerca dronica. Nel corso del dibattito sono emerse  particolari tematiche ed aree di approfondimento future.

Prioritariamente è stata evidenziata in ogni intervento la necessità di un lavoro sinergico tra varie componenti della ricerca. Archeologi e storici, chimici e geofisici, con diverse applicazioni droniche. 

Inoltre, dagli interventi dei prof. Avilia e Santonastasio è risultato chiaro l’enorme importanza della ricerca subacquea per la Campania e l’Italia. Avilia ha evidenziato come futura area di ricerca il mare antistante Castel dell’Ovo, un'area di studio e di lavoro che può risultare importantissima per la storia di Napoli. Sulla linea ideale della sinergia sono intervenuti ricercatori dell’I.A.M.C   C.N.R di Napoli, Marina Iorio, Francesca Budillon e Marco Sacchi, della Lega dell’Università Parthenope. 

Dalla sinergia si è passato alle problematiche dell’aerocooperazione tra aerei, elicotteri, droni aerei e droni marini e sottomarini.

Questa tematica è stata affrontata dal tenente Marco Rigamonti. Si tratta di una cooperazione di non facile attuazione che necessita un lavoro costante di coordinamento e di prove continue di mezzi in attività di simulazione.

Tutto questo è, però, una tradizione dell’Aeronautica Militare Italiana, l’aerocooperazione con più realtà. La stessa Archeologia Subacquea è nata a Pozzuoli con una scoperta di un relitto da parte di un velivolo militare italiano. Il prof. Maiorino, infine, ha delineato la flotta dronica del PoloTecnico Fermi Gadda e la sua capacità di essere flessibile. La cooperazione tra diversi modelli di “droni”, da un mezzo sottomarino possono operare mezzi anfibi e terrestri. Da ciò si evince l’esigenza della ricerca e la costruzione di droni Ekranoplanici e ibridi razzo-marini.

Daniela Villani, delegata alla Commissione Mare del Comune di Napoli, nel ringraziare il dirigente Bruzzaniti,  ha infine  evidenziato la necessità di lavori futuri da svolgersi in contesti comuni.