Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Le Madonne nere

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In Campania, tra le varie immagini mariane, una particolare venerazione è riservata alle cosiddette “Madonne nere”, a cui i napoletani si rivolgono con particolari appellativi: “Madonna Schiavona”, per quella di Montevergine e “Bruna” per quella del Carmine.

Nella cultura popolare, ogni Madonna ha una sua identità ed è oggetto di distinte devozioni, tra loro inoltre viene attribuita una parentela. I differenti appellativi e le differenti raffigurazioni iconografiche dettero luogo alla leggenda delle sette Madonne sorelle, di cui sei bianche e belle e una nera e brutta.

L'icona della Madonna Bruna di tipo bizantino che si trova nella Chiesa del Carmine risulta essere la più venerata. “A' bella mamma d'o Carmene” è un’invocazione tipica napoletana usata spesso dal popolino,  nel rivolgersi all’immagine sacra che raffigurata col volto accostato a quello del Figlio in un’ espressione di dolce intimità (Eleusa).

E' anche considerata la Madre del refrisco (refrigerio delle anime del purgatorio), che allevia le pene dei defunti con il proprio latte, una rappresentazione che rimanda alla dea pagana Iside.

 

La particolare venerazione rivolta dai campani alla Madonna Bruna così diversa dalle tipiche rappresentazioni delle Vergini celesti, ha in sé delle particolarità molto curiose derivanti forse dai lineamenti esotici, che hanno carpito la fantasia del popolino desideroso di chiedere e poi ottenere miracoli che nel tempo hanno incrementato la diffusione del culto per la Madonna scura fino a diffondersi in tutta Italia ed in Europa.

La Chiesa del Carmine, che si trova in piazza Mercato, è da sempre meta di piccoli gruppi di devoti, che soprattutto, di mercoledì,   si recano a far visita alla Madonna desiderosi di protezione e conforto.

Nella cultura popolare è molto diffusa la memoria di un prodigio avvenuto durante il Giubileo dell'anno 1500: cadeva di mercoledì il 26 giugno di quell’anno, quando al ritorno dell'icona della Vergine dal giubileo a Roma, molti ammalati che gremivano la Basilica furono improvvisamente miracolati. Ernesto Murolo lo ricordava in una sua famosa poesia “O mercuri' d'a Madonna d'o Carmine”.

L’avvenimento segnò così profondamente l'animo dei napoletani che da allora diedero vita alla devozione del “Mercoledì del Carmine e inoltre furono fondate chiese e conventi dell'ordine dei carmelitani da cui si diffuse il culto di Madonne di origine orientale con manifestazioni devozionali dedicate a Santa Maria di Costantinopoli e Santa Maria La Bruna. Quest'ultima è ritenuta la più antica immagine Mariana dell'Ordine del Carmelo presente in Europa.

All’origine di molte immagini si narra la leggenda di San Luca, patrono delle cose impossibili e  primo pittore e scultore della Vergine. Egli avrebbe dipinto l'immagine della Madonna con Gesù fanciullo che avrebbe posato  per lui.

L'interpretazione popolare ha sempre posto la figura della Vergine in connessione sacrale con il mondo della natura e degli animali. Le leggende raccontano prodigi che hanno per protagonisti pecore, galline e perfino formiche. A Pagani la statua della Madonna  del Carmine, viene chiamata “Madonna delle galline”.

Durante i festeggiamenti in onore della Madonna, durante la sua esposizione in processione  vengono offerte, galline e numerosi volatili ponendoli ai piedi della statua. L’offerta intende richiamare il ricordo di alcune galline che razzolando nel terreno, riportarono alla luce una tavoletta lignea, raffigurante la Madonna Bruna, probabilmente nascosta per sottrarla ai saraceni.

Altre devozioni popolari mettono in connessione la Madonna del Carmine al mondo dei morti. Mentre in tutti paesi cattolici, la nerezza, è la condizione dei demoni, e si trova in relazione con la magia e l'occulto, in Campania il popolo ha sempre attribuito alle Madonne singolari poteri in quanto detentrici di conoscenze occulte.

Nelle affermazioni popolari la Madonna delle galline è la sorella della Madonna del Carmine e sono accomunate dalla pelle scura.

E' risaputo che il campanile della chiesa del Carmine è il più alto di tutte le chiese di Napoli; per i festeggiamenti della Madonna del 15 luglio viene simulato un incendio della torre con dei fuochi pirotecnici domato in seguito dalla sacra icona della Madonna che lentamente vienessata verso l’alto, spegne il fuoco compiendo il miracolo tra l’esaltazione della folla commossa.

E’ questa una ritualità che risale al XVII secolo, ai tempi di Masaniello, quando c'era l'usanza di fingere un attacco ad un fortino in legno costruito in piazza del Mercato per poi chiudere la rappresentazione con l'incendio dello stesso. Masaniello, era uno dei capi dei lazzari che assalivano il fortino, e la sua rivolta iniziò proprio durante i preparativi della festa del Carmine.

Questo famoso rito è pregno della spiritualità cattolica e pagana della Napoli senza tempo.

 

 

Convegni

Eleonora Pimentel Fonseca a Napoli

La Salerno Editrice è lieta di invitarvi alla prima presentazione del volume Eleonora Pimentel Fonseca. L'eroina della Repubblica Napoletana del 1799, di Antonella Orefice, pubblicato nella collana "Profili".

L'evento si terrà a Napoli all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Palazzo Serra di Cassano sito in Via Monte di Dio, 14, il giorno

16 Ottobre 2019 alle ore 17:30

Interverranno con l'autrice il presidente dell'I.I.S.F. Massimiliano Marotta, il prof. Luigi Mascilli Migliorini dell'Università di Napoli "l'Orientale", la prof.ssa Renata De Lorenzo dell' Università "Federico II" e il prof. Davide Grossi, ricercatore dell'Istituto Italiano Studi Storici.

 

 

 

 

 

 

 

Eleonora Pimentel Fonseca, la nuova biografia di Antonella Orefice

A dieci anni dalla pubblicazione de “La Penna e la Spada” la cui monografia “Eleonora de Fonseca Pimentel. Il mistero della tomba scomparsa” ha avuto nel tempo ben cinque diverse edizioni, la Casa Editrice Salerno pubblica una nuova biografia sulla protagonista femminile della Repubblica Napoletana del 1799 nel 220 anniversario della sua morte.

L’opera “Eleonora Pimentel Fonseca” è stata curata da Antonella Orefice che da anni si occupa e pubblica lavori di ricerca relativi a quel periodo.

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