L'Ospedale della Pace. Cenni storici

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In epoca medioevale, l’attività ospedaliera consisteva soprattutto nel dare un ricovero dignitoso ai poveri ammalati e nel rivolgere le cure destinate più alla salvezza dell’anima che del corpo.

Gli stabilimenti di beneficenza, dove venivano ricoverati gli infermi, erano sostanzialmente delle strutture destinate a tenere separato il malato indigente dal resto della società e ad alleviarne le sofferenza.

Mancava un vero e proprio apparato destinato alla loro guarigione. In sostanza le forme di cura organizzata si inserivano nel rapporto tra l’uomo e la morte, ma soprattutto nel rapporto tra l’uomo povero e la morte.

Situato nella vecchia Napoli, in quel dedalo di vie strette e affollate fra il Duomo e via Tribunali, l’antico Ospedale della Pace  era anticamente un gran palazzo magnatizio che la regina Giovanna II diede al suo Gran Siniscalco Sergianni Caracciolo e che, dopo la tragica morte di lui, rimase deserto e abbandonato.

 

Nel 1515 fu poi trasformato in convento, acquistato, adattato ed ampliato da una Compagnia di religiosi, i Benemeriti di S. Giovanni di Dio, detti Fatebenefratelli,  che nello stesso convento adibirono una grande sala ad uso infermeria, con affreschi di Andrea Viola e  Giacinto Diano sull’ampia volta. Fu questa sala il primo nucleo ospedaliero dell’edificio, chiamata anche lazzaretto dove venivano accolti i lebbrosi e gli appestati della città.

Il luogo racconta storie di profonda tristezza rivelate ancora oggi dal ballatoio che corre a metà altezza lungo le pareti della sala, una sorta di balconata da cui i medici e gli inservienti calavano cibo e bevande agli infetti senza venire a contatto con loro.

L’assistenza al piano terra era assicurata da medici e infermiere che si proteggevano dalle malattie indossando una maschera con un lungo naso adunco che conteneva erbe e sostanze che si pensava filtrassero l’aria infetta.

Cessato di essere convento, passò all’Amministrazione delle Opere Pie per essere destinato completamente all’uso sanitario, con reparti di chirurgia, di medicina e maternità.

Nel suo insieme l’edificio si prestava abbastanza allo scopo, perché, pur essendo costruito in vie strette e anguste, nelle quali da ogni lato era circondato da alte mura di altri palazzi, tuttavia nell’inverno aveva due ampi atri con portici e giardini, che danno al grande fabbricato quella luce e quella quiete, di cui sembra completamente mancare a vederlo dall’esterno, senza entrare in esso per quell’artistico portone trecentesco, in stile gotico fiorito, attraverso il quale solo si intravedono gli ampi e luminosi cortili.

Il complesso ospedaliero fu in seguito annesso alla Chiesa di S. Maria della Pace iniziata nel 1629 su progetto di Pietro De Marino e restaurata nel 1732 da Domenico Antonio Vaccaro a causa dei danni dovuto al terremoto.

Dal 1970 l’Ospedale ha cessato la sua attività per diventare edificio storico adibito agli uffici del Comune di Napoli.

 

 

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