Napoli tra sacro e profano

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Le credenze maligne, le forze soprannaturali che minacciavano e tormentavano gli esseri umani, erano presenti in tutte le società, da quelle primitive al mondo antico, e continuarono a fiorire nei secoli successivi nell'Europa medievale, mescolandosi al cristianesimo.

Oltre il Diavolo e Satana, con i suoi eserciti di demoni subordinati, nella credenza popolare si accodarono ulteriori entità dannose e minacciose: dei, spiriti maligni, fantasmi, streghe, poteri del mondo sotterraneo, esseri che vagavano di notte, entità malvagie che si muovevano tra leggenda e  folklore.

Esse giunsero fino a noi, facendo facile presa su popolazioni particolarmente superstiziose, come quelle partenopee, il cui rapporto con la morte, costituiva un legame misto tra paganesimo e cristianesimo.

Per lunghi secoli, il popolo napoletano, mantenne inalterato il culto dei “Lari” (divinità greche rappresentanti le anime degli antenati) con statuette di terracotta, legno o cera, collocate in ogni casa, nelle “lararie”(custodie).

 

Con l'avvento del Cristianesimo, la Chiesa intraprese una battaglia durata vari secoli vinta poi, nell'alto Medioevo, dove fu sancito il culto pagano.

Ma il popolo napoletano rimase idealmente legato ad un passato pagano lasciando inalterati, i consolidati residui di religiosità, sia quelli relativi ai rituali che alle offerte votive:  gli Ex voto suscepto, per promessa fatta, una formula di rito di ringraziamento fatta ad un Santo per una grazia ricevuta, sia quelli di collocare all'ingresso delle case, templi in miniatura dedicati alle divinità protettrici delle famiglie.

L'intento rimase il medesimo: o le divinità o le immagini sacre, sistemate in tabernacoli scavati nelle mura di ogni casa, le aedicole, erano solo una dimostrazione della loro fede autentica, subordinata alla necessità di protezione di ogni male fisico o morale.

Furono erette tantissime edicole in tutti gli spazi della città, nei vicoli, ma anche in campagna. Le Corporazioni di arte e mestieri, (coronnari, macellai, ortolani, sediari ecc) contribuirono economicamente alle costruzioni, mentre alle donne del vicolo “le madonnare” venne affidato il compito di curare la cappella, adornandola con qualche fiore e accendere ogni giorno un lumino ad olio.

All'epoca, all'imbrunire, le strade di Napoli erano totalmente buie e la situazione era divenuta pericolosa, sopratutto per l' imperversare di banditi e di ladruncoli, che,grazie al buio delle strade, approfittavano per mettere a segno i loro piani criminosi. ll Segretario di Stato, il marchese Domenico Caracciolo, fece installare una cinquantina di lampade ad olio, nei pressi di Palazzo Reale e delle tre principali contrade: Chiaia, Toledo e Forcella.

Ma puntualmente il prezioso olio delle lampade, veniva sottratto dai poveri per ristrettezze economiche e dai banditi per compiere rapine. Tanti furono i tentativi di illuminare la città , ma tutti risultarono vani.

Il monarca Ferdinando IV si rivolse ad un domenicano, padre Rocco, molto amato e temuto dai lazzaroni, una delle figure più importanti del 700 religioso napoletano, che mise in atto un piano, facendo leva, sopratutto, sul sentimento religioso di tutto il popolo. Consegnò a cinque e sei case di fedeli devoti, copie di un dipinto di una Madonna, con l'invito di appenderlo fuori casa ed accendervi, per devozione, un lume ogni sera.

Il frate sapeva bene che i banditi ed i ladri erano molto devoti e non avrebbero mai osato rubare l'olio delle lampade alle immagini sacre.

Fu così  che le strade di Napoli ebbero le prime luci notturne, divennero più sicure e le edicole votive si estesero per il tutto il territorio.

Questa forma di religiosità  fu definita “popolare”, dal suo svolgersi  al di fuori dei circuiti ufficiali, una devozione sincera, spontanea, autentica e, nella maggior parte dei casi, in sintonia con le proposte della Chiesa, una pietà popolare che ha miscelato pratiche superstiziose con elementi corporali e visibili.

Toccare un’immagine del Crocifisso o della Beata Vergine Addolorata, era un modo per essere coinvolto in un dolore comune; fare un pellegrinaggio a piedi in comunità, affrontando fatica e spese, era anche un segno per manifestare l’interiore desiderio di avvicinarsi al Mistero. Così per i “santini” raffiguranti i protettori che ogni napoletano portava con sé o teneva nella propria casa.

 l vincolo che popolo napoletano ha avuto con la Madonna è ancora molto forte, tanto che viene considerata, tutt'ora “la mamma di tutti”, comparendo nelle più svariate invocazioni di aiuto, di esclamazione, o semplicemente nella più solenne forma di raccomandazione: A Maronna t’accumpagna

 

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