Gli antichi processi agli animali

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Nella nostra storia e nel nostro processo di civilizzazione, gli animali hanno avuto un importantissimo ruolo. Sempre onnipresenti sin dai popoli primitivi con  miti, divinazioni, arte e filosofia sono giunti  al Medioevo, epoca di grande spiritualità, dove la natura era considerata solo opera, gloria e l'onnipotenza di Dio.

Nella società del tempo, prevalentemente pagana, ostile alla religione cristiana, vigevano ancora leggi che vietavano la venerazione delle immagini sacre.

La Chiesa allora adottò il sistema del simbolismo per l'identificazione della propria religione di appartenenza: un  simbolismo astratto, disegnando una croce per rappresentare l’amore di Dio e un pesce per il Cristo che può entrare nella morte restando vivo, tanto quanto il pesce nell’acqua, e un simbolismo figurato.

In quest’ultimo  i volatili venivano identificati nell'immagine di Cristo, con la colomba in segno di pace, il pavone per la Resurrezione, mentre la iena, la scimmia, il lupo, la volpe, la balena, il drago, venivano usati  per rappresentare del demonio o genericamente il male.

Si venne così a codificare un vero universo di simboli divini, seguito da una ricca fioritura di testi interpretativi di carattere allegorico morale: i Bestiari.

Con queste premesse, l’immaginario medievale fu profondamente impressionato dal mondo naturale, dal cielo, dai fenomeni atmosferici e, ovviamente, dagli animali.

 

Ognuno di loro comunicava un messaggio relativo alla morale cristiana ed erano in grado di indicare all’uomo i giusti comportamenti da seguire e le cattive abitudini da abbandonare. Di conseguenza, punire gli animali per aver violato la legge rientrava nelle norme comportamentali medioevali che si attenevano alle usanze bibliche.

Ma non furono soltanto i quadrupedi a trovarsi in difficoltà con la legge; nella categoria dei rei rientrarono mosche, locuste, maggiolini, bruchi, talpe, topi e maiali. I tribunali di varie nazioni, Francia, Italia, Svizzera processarono e condannarono maiali, cani, ratti, cavallette e lumache incriminati per aver commesso reati contro persone, proprietà e divinità.

Questi processi erano di due tipi: “secolari” quando riguardavano animali colpevoli di aver mutilato o ucciso esseri umani, oppure “ecclesiastici” riservati ad  animali come topi e locuste scomunicati per aver devastato o compromesso raccolti.

La prima testimonianza di un animale a processo è l’esecuzione di un maiale nel 1266 a Fontenay-aux-Roses, in Francia.

Con il mandato di arresto, il carcere preventivo, la traduzione in giudizio, l’escussione delle prove e la requisitoria, con il coinvolgimento di veri giudici, veri boia e vere esecuzioni, si celebravano i processi ad imputati chiaramente inconsapevoli.

Gli animali imputati venivano fatti presentare nei tribunali religiosi oppure di fronte ad una corte laica, con accuse che andavano dall’omicidio volontario ai danni.

Ai processi partecipavano come testimoni anche gli esseri umani. Gli animali venivano forniti di regolare avvocato d’ufficio nei tribunali religiosi, mentre in quelli laici non godevano di questo privilegio, alla pari degli imputati umani che non potevano permettersi un avvocato. L’animale poteva essere condannato o assolto, e la pena era sovente l’esilio o la morte

La pena capitale non solo assumeva un carattere simbolico da eseguirsi con un rituale magico, ma veniva considerata, anche, un ripristino dell'ordine cosmico alterato.

Nel periodo dell'Inquisizione, anche gli animali, dunque, come le streghe, servirono da capro espiatorio per placare una situazione strutturale di insicurezza.

La loro scomunica, secondo la mentalità del tempo, era finalizzata a rafforzare la fede nel potere della Chiesa e stimolare la consegna della decima da parte di strati sociali abbrutiti dalle misere condizioni di vita.

Nel 1587 un gruppo di scarafaggi fu portato in tribunale con l’accusa di aver rovinato un vigneto.

Il processo si svolse con tutte le rappresentanze giuridiche, presentando prove e testimonianze sia da parte della difesa che dell’accusa. Dopo una lunga camera di consiglio, i giudici giunsero alla conclusione che gli insetti avevano agito per naturale istinto di sopravvivenza e così  il verdetto fu di assoluzione per insufficienza di prove.

Nonostante possa sembrare assolutamente incredibile, le “prove animali” furono ritenute attendibili da diversi sistemi legislativi nazionali e i processi  non furono dei casi isolati, ma si svolsero in tutta l'Europa per quattro secoli, fino al 1750.

In quel periodo Napoli subì una grossa invasione di grosse mosche provenienti dalle paludi napoletane al Pascone che devastarono tutti i campi distruggendoli. Ma il popolo, devoto, superstizioso e contrario alle leggi punitrici contro gli animali rei, rivolsero alla Vergine di Costantinopoli, per ottenere la grazia.

Avvenne il miracolo: le mosche abbandonarono i campi. Ottenuta la grazia, il popolo si adoperò per tramandare il prodigio ai posteri con un dipinto della Madonna, che venne chiamata delle Mosche, alias S. Maria di Costantinopoli.

Nella nostra epoca la Vergine è molto venerata, il martedì dopo pentecoste. Nel dipinto la Madonna è mostrata come Regina degli Angeli e dei Santi ed in mezzo al gruppo, si trovano dipinte 9 mosche, alcune sulla nuvoletta che sorregge il trono ed altre nel cielo oscurato dal fumo.

 

 

 

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