Fleming e la casuale scoperta della Penicillina

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Era il 1922 quando, finita la Prima guerra mondiale, Alexander Fleming, medico, biologo e farmacologo britannico, ritornò nel suo laboratorio di Londra per dedicarsi ad un lavoro di ricerca che, seppure per caso, lo portò ad una grande scoperta, risultato che gli valse il premio Nobel per la medicina nel 1945.

Fleming soffriva di un forte raffreddore da giorni e decise di prelevare un campione delle sue secrezioni nasali per verificare in esse l’eventuale proliferazione di qualche colonia batterica e poterne quindi isolare da esse l’eventuale agente patogeno responsabile dell’influenza.

Il giorno seguente, mentre procedeva nella sua analisi, cadde inavvertitamente sulla piastra di coltura una sua lacrima. All’inizio non diede peso all’accaduto e solo il giorno successivo si rese conto di quanto quell’”incidente” fu nettamente importante per la sua carriera medica.

La colonia batterica, infatti, proliferò dappertutto, tranne che in un punto: un’area chiara e tondeggiante proprio dove il giorno precedente era caduta la lacrima.

Ne dedusse allora che in quest’ultima era presente una sostanza antibiotica che egli soprannominò lisozima che limitava la crescita batterica.

 

Purtroppo però il lisozima, che è normalmente presente nelle lacrime, presenta solo una blanda attività antimicrobica e non è in grado di uccidere i microrganismi patogeni più aggressivi e resistenti, l’idea quindi di poter trovar un antibiotico efficace fu per il momento accantonata.

Nel 1928 ricevette il titolo per la cattedra di microbiologia e fu proprio in quell’anno, mentre procedeva con le sue ricerche sull’agente patogeno dell’influenza che si assentò per tre giorni per un breve periodo di vacanza dimenticando nel suo laboratorio una colonia di Staphilococcus Aureus.

Il 3 settembre, al suo ritorno riprese ad analizzare le colture che aveva preparato prima di partire e con un "That's funny..." ("è buffo..."), espresse al collega Pryce tutto il suo stupore nel constatare che in una piastra di Petri c'era un alone chiaro inusuale: in quella zona le colonie di Staphilococcus non erano cresciute.

L'anedottica riferisce che avrebbe avuto a che fare o con la muffa Penicillium chrisogenum, proveniente da un ananas andato a male abbandonato in laboratorio o con un'altra muffa, sempre del genere Penicillium, proveniente dal piano sottostante in cui si svolgevano ricerche su muffe prelevate da abitazioni di pazienti asmatici.

Quando riuscì ad isolare ed analizzare questo nuovo composto lo chiamò Penicillina e ne studiò le sue attività inibitrici sui Gram positivi e su alcuni Gram negativi.

Risulta doveroso ricordare che il medico molisano Vincenzo Tiberio già nel 1895 aveva pubblicato all’Università di Napoli uno studio sugli effetti di questa muffa notata in un pozzo vicino alla sua casa di Arzano.

Ma solo dal 1941, la Penicillina viene utilizzata contro le infezioni batteriche.

Nel 1943 l'industria americana, spinta dalla necessità di curare i feriti nel corso della Seconda guerra mondiale, ne cominciò la produzione a livello industriale, rivoluzionando il mondo della medicina e creando una nuova era per la moderna farmacoterapia.

 

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