I nostalgici borbonici di Castellammare di Stabia

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Tra il 18 novembre 1864 e il 31 gennaio 1865 la Sottoprefettura del circondario di Castellammare di Stabia aveva provveduto a schedare una serie di cittadini accompagnati dalla fama d’essere reazionari filo borbonici o, addirittura, sovversivi dell’ordine costituito da poco instaurato.1

In quei mesi gli arresti di legittimisti borbonici e di oppositori clericali si susseguivano senza soluzione di continuità in tutto il Mezzogiorno, ma nel circondario di Castellammare i personaggi messi sotto inchiesta (14 stabiesi, uno di Torre Annunziata, tale Mauro Imparato d’anni 38, soprintendente agli scavi archeologici, registrato come reazionario2 e uno di Casola, Catello Mosca, un notaio 40enne schedato come oppositore costituzionale), avevano poco o nulla da spartire con le trame di Francesco II e della sua inconsolabile consorte, incapaci di accettare la fine del loro regno e per questo motivo registi non tanto occulti dei vari tentativi di sobillazione fatti anche attraverso il brigantaggio.

Fenomeno antico – fin dalla prima metà del 1400, al tempo degli Aragonesi, passando per figure leggendarie come quella di Fra Diavolo, terrore della Repubblica Napoletana nel 1799 - e nato fin dal principio come lotta di popolo contro le prepotenze dei proprietari terrieri, il brigantaggio trovava nel meridione post unitario il collante di un nuovo sanfedismo, alimentato dalle imposizioni fiscali, dalla coscrizione obbligatoria e dall’odio dei contadini contro le false promesse dei liberali e sul cui fuoco soffiava chi era rimasto fedele al vecchio mondo, compreso una rilevante parte del clero impaurita della perdita di potere e dalla soppressione degli enti religiosi.

 

Probabilmente la schedatura dei sedici presunti reazionari e filo repubblicani era avvenuta a seguito di alcuni attentati avvenuti a Napoli da parte di frange filoborboniche. Successive indagini avevano portato all’arresto del barone Achille Cosenz (1814 – 1889), ex ufficiale borbonico, rimasto fedele alla vecchia Casa Reale fino all’ultimo, convinto che una insurrezione contro il nuovo regime piemontese fosse possibile e a tale scopo aveva ordinato una serie di attentati per sondare la reazione dei napoletani.

La perquisizione della sua casa, avvenuta l’11 aprile 1864 portò al ritrovamento di una cassa contenente lettere e documenti compromettenti che determinarono numerosi arresti a Napoli, a Portici e in altri comuni della provincia.

A Castellammare furono arrestati il canonico Raffaele Gargiulo (1826 – 1897), Paolo Perfetti col figlio, Luigi Vallone, Angelo Balestrieri e Pasquale Pappalardo, tutti componenti della filiale filoborbonica stabiese. Negli stessi giorni, sempre a Castellammare di Stabia, veniva chiusa una scuola fondata da  monsignor Francesco Saverio Petagna (1812 – 1878), Vescovo della città fin dal 1850, e diretta dal sacerdote Catello Pagliara (1830 – 1907).3

Tranne pochi sparuti arresti, nonostante l’indubbia forte attrazione nei confronti del vecchio regime borbonico, in questo circondario non si ebbero grandi reazioni – escludendo i forti moti antiunitari del 1861-62 che interessarono in particolare Agerola, Lettere, Gragnano, Vico Equense e solo parzialmente Castellammare - e lo stesso brigantaggio, pur forte, non è tutto ascrivibile a quella sorta di Resistenza al nuovo ordine costituitosi con i Savoia e in altre parti sviluppatosi.

Non a caso, quanti sottoposti a questa inchiesta, alla fine si rivelarono, in alcuni casi, essere soltanto semplici nostalgici di un mondo ormai in declino, in altri troviamo qualche repubblicano e liberale deluso, incline a mostrare simpatia per idee più avanzate, rispetto a quelle moderate espresse dai nuovi governanti piemontesi, ma senza spingersi oltre.

Erano, queste ultime, idee democratiche – ma di per sé sovversive - per le quali anche Castellammare aveva dato il suo piccolo contributo, consentendo, pur nei limiti della piccola città di provincia, di realizzare quella nuova Italia nella quale oggi si viveva, nonostante tutto, senza sentirsi stranieri tra le diverse regioni, come quando erano divisi in sette piccoli Stati.

E se quindi troviamo, tra le diverse classi sociali, dei reazionari nostalgici come il 50enne impiegato comunale Nicola Adamo, il settantenne Damiano Arcangelo, uno speziale confettiere, Fortunato Perfetti, impiegato della cassa ecclesiastica, di 65 anni e Donato Astuni, farmacista di 58 anni, tutti stabiesi legati ad un mondo ormai passato, nonostante i dispiaceri che pure a qualcuno avevano procurato,4 non poteva, naturalmente, mancare un repubblicano come il caffettiere Bartolomeo Costanzo (1821 – 1899), tre mogli e tanti figli, un oppositore costituzionale come Felice D’Amora, negoziante di carne salata, entrambi quarantenni e un liberale quale Vincenzo De Gojzueta, un 45enne impiegato controllore del catasto, consigliere comunale e provinciale tra il 1863 e il 1867.

Fra tutti, forse l’unico più pericoloso, doveva essere il maestro muratore, Nicola Ferraro, un operaio di 60 anni sul quale si aprì un’indagine il 31 gennaio 1865 con l’accusa di essere un reazionario.

Questo Ferraro non era nuovo alle attenzioni del locale commissariato di pubblica sicurezza: in una nota del 7 luglio 1862, il Sottoprefetto Gaetano De Roberto, a proposito d’alcuni sospetti su presunti briganti che si apprestavano ad assaltare Castellammare agli ordini del famoso Pilone, lo indica come camorrista, in passato arrestato per turbamento dell’ordine pubblico e per questo

«(..) voleva anticipatamente sfogare la sua rabbia col maggiore della guardia nazionale, Raffaele Troiano (e con altre principali autorità del paese che reputava essere la causa del suo arresto), così come si diceva affiliato ad un Comitato di Masaniello».5

 «D’ispirazione repubblicana, il Comitato di Masaniello fu fondato a Napoli il 21 febbraio 1862, ed ebbe ben presto nuove sedi e proseliti anche in provincia, a Castellammare come a Torre Annunziata, con lo scopo (…) di migliorare le condizioni infime della società, tanto moralmente quanto materialmente».6 

Tra le iniziative di questa associazione vi fu l’apertura di diverse scuole serali popolari, provando a consolidare la sua presenza, ma ciononostante non ebbe vita lunga, infatti di essa si perdono ben presto tracce e memoria. Unica notizia della sua esistenza ci viene da una pubblicazione del 1864 che la cita a proposito di una ribellione popolare avvenuta a Napoli, stanca della mancate promesse dei conquistatori piemontesi subentrati al generale Garibaldi nel governo della città:

«A memoria d'uomo, non si erano mai avuti ammutinamenti d'operai a Napoli; ma non tardarono a verificarsi a Piedi monte, alla Cava, alla strada di ferro, all'arsenale di marina, ove si ebbe effusione di sangue. I cocchieri di carrozze di affitto si sparsero colle armi alla mano nelle strade di Napoli, e di Palermo. Le donne che lavoravano nelle fabbriche dei tabacchi a Napoli, si ribellarono, dimandando voler essere pagate come le piemontesi. Ma il tumulto più formidabile fu quello dei spazzatosi di strade, essi erano preceduti dai membri di un Comitato di Masaniello! Il governo che si era servito così spesso dei lavorieri per eseguire i suoi colpi di mano, si trovò senza forza per reprimere i loro eccessi».7

Poi più nulla.

 

 

Note

1 Cfr. ACS, Ministero Interno. Biografie (1861-1869), busta 2394, Quaderni della Rassegna degli Archivi di Stato, n° 31, Pietro D’Angiolini, Roma 1964. Il testo, qui rielaborato, fa parte di una più ampia ricerca. Cfr. Raffaele Scala, Catello Langella (1871 – 1947). Alle origini del socialismo e della Camera del Lavoro a Castellammare di Stabia,in Studi Stabiani in memoria di Catello Salvati, Miscellanea a cura di Giuseppe D’Angelo, Antonino Di Vuolo e Antonio Ferrara, pp. 155 – 230, Longobardi Editore, Napoli, 2002.

2 Su Mauro Imparato, «impiegato addetto alle antichità di belle arti», scomparso alla bella età di 87 anni, apparirà un lungo necrologio dando conto delle ingiustizie da lui patite nella sua lunga vita, su La Tromba, Giornale dei comuni vesuviani edito a Torre Annunziata, n° 5 del febbraio 1911.

3 Cfr. Giornale Officiale del 15 e 17 aprile 1864 e Antonio Barone, I briganti dei Monti Lattari, Napoli, 1986, pag 173-174.

4 Nel 1860 Donato Astuni si era visto requisire dalla Guardia nazionale del vecchio regime di Francesco II il locale in Piazza Quartuccio dove svolgeva la propria attività, perché questa era già stata sede del corpo nel 1848, all’inizio della loro costituzione. L’anziano farmacista fu quindi costretto a trovare altri locali, poi trovati nello stesso largo a circa sessanta metri di distanza dal primo. Nel 1873 i suoi eredi citeranno in giudizio il Municipio per i danni subiti a seguito del trasloco forzato, giacché esecutore materiale del provvedimento di esproprio. Cfr. Pel Municipio di Castellammare contro gli eredi di Donato Astuni in Angelo Acampora - Giuseppe D’Angelo, Le fonti bibliografiche per la storia di Castellammare di Stabia, Longobardi Editore, Napoli, 1996, pag. 270.

5 Cfr. Antonio Barone, I briganti dei Monti Lattari, cit., pag. 205-206. Pilone, soprannome di Antonio Cozzolino per la sua eccessiva peluria, era nato a Torre Annunziata nel 1822 ed esercitava il mestiere di scalpellino. Fedele ai Borbone, combatté nella battaglia di Calatafimi contro i garibaldini ma la sua latitanza comincia nel 1861 quando a Boscotrecase uccide un tenente della Guardia Nazionale. In breve tempo diventa il brigante più famoso di tutto il napoletano e per dieci anni seminerà il terrore, sequestrando, aggredendo e uccidendo nell’intera provincia fino a quando non rimarrà a sua volta ucciso in uno scontro a fuoco con le forze dell’ordine il 14 ottobre 1870. Per maggiori particolari nello stesso volume citato, pp. 195-228.

6 Alfonso Scirocco, Associazioni democratiche e società operaie nel Mezzogiorno dal 1860 ad Aspromonte, in Archivio Storico per le Province Napoletane, LXXXIV–LXXXV, Napoli, 1968, pag. 448

7 Cfr. Lettere napolitane del Marchese Pietro C. Ulloa, Presidente del Consiglio dei Ministri di sua Maestà il Re delle due Sicilia, Roma, 1864.

 

 

 

 

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