Napoli e il Mezzogiorno: un complicato zig-zag storico

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Osservava alla vigilia della sempre memorabile "Rivoluzione Francese del 1789" il riformatore della legislazione criminale di quel caro, grande paese, Charles Dupaty «Napoli non cerca ancora gli sguardi nè dell'Europa, nè dell'avvenire." E il marchese De Sade osservava acutamente che per le riforme necessarie per Napoli e per il Mezzogiorno, così devastato da secoli di malgoverno e arretratezza, non sarebbe bastata "l'opera nè di un giorno, nè di un solo regno».

Così poco potè "il giorno glorioso e sfortunato della Repubblica Napoletana del 1799; e troppo breve fu anche il regno di Gioacchino Murat, che tentò il più vasto programma di rinnovamento allora possibile" [Sergio Villari, in AA.VV., Gioacchino Murat, De Rosa editore, Napoli, 1994, p..37].

Dopo la lunga notte borbonica, che ha aggravato ancora di più i problemi secolari economici, sociali, civili, politici di Napoli e del Mezzogiorno, l'Italia una e libera del 1861 in poi si è trovata in mano una matassa storica di una complicazione inimmaginabile, che ha incominciato a sbrogliare con successi e difficoltà immense fino al 1922, quando  il regime di libertà, di più piena democrazia, di laicità, di apertura europea si è bruscamente interrotto col fascismo, portando il paese alle tragedie della guerra e della distruzione, che hanno fatto arretrare Napoli ed il Mezzogiorno a livelli prima inimmaginabili.

 

La Repubblica ha con slancio memorabile ripreso ad affrontare le secolari questioni napoletana e meridionale con indubbi successi di modernizzazione e di sviluppo, anche se la sua classe dirigente catto-socialcomunista è stata costituita dalle forze più nemiche ed estranee al processo risorgimentale dell'Unità, della Libertà, della Laicità, fondamento storico, alimento profondo dell'Italia repubblicana, con tutti gli effetti negativi di non piena sintonia, difesa, promozione dei suoi immortali principi e valori.

Il complesso percorso storico a zig-zag di Napoli e del Mezzogiorno ha avuto il seguente, analitico andamento, per avere, si ripete, il senso della sua estrema complessità:

Regime monarchico assoluto, clericale, antisemita, feudale borbonico fino al 1798.

Lampo di luce della Repubblica Napoletana del 1799.

Prima  restaurazione sanguinaria assassina del regime monarchico assoluto, clericale, antisemita, feudale borbonico del 1799-1806.

Memorabile stagione riformatrice, modernizzatrice con Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat del 1806-1815.

Seconda notte lunga restauratrice borbonica monarchico-assoluta clericale, antisemita, poliziesca, repressiva, sanguinaria, isolata dal resto della penisola e dall'Europa, chiusa tragicamente tra l'acqua salata verso l'Africa e l'acqua santa al confine con lo Stato teocratico della chiesa cattolica ancora medievale in pieno Ottocento, dal 1815 al 1860, con i brevissimi lampi costituzionali di pochi mesi del 1820 e del 1848.

Regno d'Italia una, libera, laica, sempre più democratica, europea dal 1861 al 1822.

Tragica notte del fascismo illiberale, antidemocratico, clericale, con i Patti Lateranensi, antisemita sulla base del millenario antisemitismo cristiano-cattolico e della legislazione razziale, nazionalista, imperialista, guerrafondaio, alleato di Hitler di Auschwitz, produttore di devastazioni, distruzioni, di una guerra civile, di una sconfitta che ha lasciato nel 1945 solo un desolato, tragico panorama di rovine.

Mmiracolo della Repubblica del 2 giugno 196, col rivoluzionario voto delle donne, ma con il Sud che ha votato tutto a maggioranza assoluta  la monarchia e i Savoia - slancio memorabile di ricostruzione delle forze migliori, oneste, costruttive del Paese, fatto divenire una delle grandi potenze del mondo, ma con l'egemonia politica, culturale, antropologica cattolica, vaticana, comunista filorussa, nemica o estranea o non in sintonia con il Risorgimento della Libertà, della Laicità, della Modernità.

Così restano le contraddizioni in varie parti del paese, a Napoli e nel Mezzogiorno in particolare, frutto di questo svolgimento complicato e delle questioni irrisolte di memoria collettiva, di stabilizzazioni nelle direzioni di una vera Libertà, di un vero progresso civile e sociale.

Solo una nuova classe dirigente liberale, laica, democratica, con il forte senso della giustizia sociale, seria, dignitosa, austera, soprattutto colta, col senso quotidiane delle memorie nobili ed alte della storia illuminista, risorgimentale, antifascista, antitotalitaria, resistenziale  della nostra cara Italia una e indivisibile, come furono protagonisti e Martiri della Repubblica Napoletana come ad esempio Eleonora de Fonseca Pimentel, Vincenzio Russo, Mario Pagano, può prendere in mano la matassa ancora imbrogliata, frutto di quella secolare storia complessa, e decisamente sbrogliarla nei suoi aspetti più decisivi (lavoro, educazione, cultura, ordine pubblico, etica civile).

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