Mussolini-Churchill, carteggio fantasma

Condividi

Davvero il primo ministro inglese Winston Churchill brigò col duce Benito Mussolini per far entrare in guerra i soldati italiani al fianco dei tedeschi e poi condizionare Adolf Hitler nelle trattative di pace?

Se ne parla dall’immediato dopoguerra, favoleggiando di fantomatici viaggi di Churchill in Italia e di manovre oscure del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi e dei servizi segreti italiani e stranieri per distruggere le prove di questo complotto.

Ma il carteggio tra i due uomini politici, divenuto il prototipo dei misteri d’Italia, sarebbe solo una “leggenda nera”, creata ad arte per rivalutare la figura di Mussolini. È la conclusione a cui giunge, sulla base di un’approfondita ricerca storica e un robusto apparato di documentazione, il saggio di Mimmo Franzinelli L’arma segreta del Duce.

Franzinelli non è nuovo in lavori di demolizione di tesi storiche campate in aria o di documenti falsi, come i presunti diari di Mussolini (vedi Autopsia di un falso. I Diari di Mussolini e la manipolazione della storia, Bollati Boringhieri 2011).

Questa volta a farne le spese sono le misteriose lettere tra il duce, Churchill e altri famosi personaggi (tra cui re Vittorio Emanuele III, Badoglio, De Gasperi, Grandi, Sforza, e a ecclesiastici del calibro di don Luigi Sturzo e monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro papa Paolo VI) che riguarderebbero l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940 e l’accordo segreto secondo cui, in caso di sconfitta della Gran Bretagna, Mussolini avrebbe mitigato le pretese di Hitler al tavolo della pace in cambio di concessioni territoriali.

 

La caccia alla borsa di documenti di Mussolini si aprì già nell’aprile 1945. “Per l’Italia valgono più di una guerra vinta” aveva confidato il Duce al gerarca Alessandro Pavolini. I clamorosi documenti (custoditi da personaggi di dubbia reputazione), apparvero sulla stampa negli anni Cinquanta e divennero oggetto di negoziazioni, ricatti, speculazioni tra Italia e Svizzera, Germania e Regno Unito, alimentando numerosi servizi giornalistici e monografie. Ci cascò perfino il massimo esperto del fascismo Renzo De Felice, seguito peraltro da altri illustri storici.

Franzinelli, nel suo saggio, osserva che tutti i personaggi coinvolti nell’intrigo internazionale  “vengono presentati con una connotazione negativa, come egoisti e doppiogiochisti. Gli unici documenti che sprizzano idealismo e amor patrio sono quelli a firma di Mussolini”. Quanto a Churchill, dopo aver concordato col Duce l’ingresso italiano in guerra, avrebbe violato le intese riservate.

Esaminando un’ingente mole di fonti diplomatiche, epistolari, testi di memorialistica e storiografia, Franzinelli boccia l’attendibilità di tale tesi. E spiega che nella primavera del 1940, Churchill, in qualità di Primo Lord dell’Ammiragliato ovvero ministro della Marina militare, dirigeva la guerra in Norvegia e aveva ben altre urgenze piuttosto che trattare col Duce. Sino alla sua investitura a premier, il 10 maggio 1940, non poteva offrire alcunché a Mussolini, né tantomeno rivolgerglisi in qualità di portavoce del Regno Unito.

Questo non significa che i due uomini politici ebbero fino a un certo momento storico buoni rapporti, in quanto Churchill apprezzava il Mussolini «antibolscevico» e nella seconda metà degli anni Trenta ambiva a scongiurare il rinsaldarsi dell’alleanza italo-germanica. Nel mese intercorso tra l’ingresso a Downing Street e la dichiarazione di guerra italiana, il 10 giugno 1940, Churchill scrisse effettivamente una lettera al duce, augurandosi che l’Italia rimanesse fuori dal conflitto, ma Mussolini con la sua risposta sprezzante pose fine ad ogni speranza sul protrarsi della non belligeranza dell’Italia.

La campagna di disinformazione sul carteggio iniziò già sotto Salò e continuò nel dopoguerra con quattro obiettivi indicati da Franzinelli: in primo luogo, strappare a grandi editori italiani e stranieri cospicui diritti di pubblicazione; poi, negoziare col governo la consegna di materiale apocrifo, per trarne vantaggi politici e per legittimare il Carteggio; non ultimo, modificare il senso comune su Mussolini e sui suoi oppositori, sollevando il Duce dalla responsabilità di una guerra disastrosa e addossando la disfatta agli antifascisti; e infine riprendere le ostilità contro la «perfida Albione» e denigrare Churchill, colpevole di aver vinto l’Italia fascista.

 

Mario Avagliano

 

Cerca

Condividi su FaceBook



Statistiche

Utenti registrati
117
Articoli
2054
Web Links
6
Visite agli articoli
7333864

(La registrazione degli utenti è riservata solo ai redattori) Visitatori on line

Abbiamo 256 visitatori e nessun utente online