La Sinistra storica meridionale dal 1861 al 1874

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Giovanni NicoteraGli studi più rilevanti sulla Sinistra storica meridionale sono stati condotti dal grande storico Alfonso Scirocco con i preziosi saggi: I democratici italiani da Sapri a Porta Pia,  Democrazia e socialismo a Napoli dopo l’Unità ( 1860-1878), Il Mezzogiorno nell’Italia Unita(1861-1865).

Durante il periodo in cui governò la Destra, la Sinistra meridionale, nelle sue varie componenti, riuscì gradualmente ad acquisire un apprezzabile consenso per consolidarlo fino alla caduta del governo della Destra, nel marzo del 1876.

Tra i primi deputati della Sinistra ci furono i nomi noti di Angelo Camerini, Francesco Raffaele Curzio, Filippo De Boni, Gaetano Del Giudice, Francesco De Luca, Bruno Fabricatore, Francesco Maria Giunti, Antonio Greco, Paolo Emilio Imbriani, Gaetano Lazzaro, Pasquale Magaldi, Giovanni Matina, Luigi Miceli, Luigi Minervini, Benedetto Musolino, Giovanni Nicotera, Gerolamo Pallotta, Agostino Plutino, Antonio Ranieri, Giuseppe Ricciardi, Stefano Romeo, Vincenzo Vischi, Luigi Zuppetta.

 

I risultati delle prime elezioni del 1861, pur con un consenso rispettabile delle varie anime della Sinistra, non furono accolti con favore dagli stessi deputati, in quanto la maggioranza ottenuta dalla Destra provocò un dibattito interno acceso.

Innanzitutto - sottolinea Alfonso Scirocco - i democratici meridionali della Sinistra attribuirono il proprio insuccesso alla legge elettorale del 17 dicembre 1860 che era stata elaborata con una voluta sproporzione tra popolazione ed elettorato «per il timore che le popolazioni meridionali esprimessero un voto a sinistra, affascinate ancora com’erano dall’avvincente avventura dei Mille».

Per lo storico napoletano contribuirono, inoltre, alla mancata vittoria, la disorganizzazione di un partito che si stava gradualmente costituendo, come anche gli errori compiuti durante la campagna elettorale, non essendo stati propagandati con il dovuto vigore «gli urgenti problemi di politica interna (disordine amministrativo, crisi economica ed errato approccio politico nei confronti della delicata e complessa questione del brigantaggio) deludendo le attese dell’elettorato ».

Dopo le prime elezioni, si decise, quindi, di creare un “Comitato elettorale unitario” con indirizzo mazziniano e un “Circolo elettorale” di democratici non mazziniani che avrebbe dato luogo negli anni successivi ad un unico Comitato per affrontare le successive elezioni in maniera propriamente unitaria.

Fu il quotidiano liberale moderato La Perseveranza a riportare i risultati delle elezioni del 1865 e del 1867.

Nelle prime, i deputati eletti dalla Sinistra nei collegi meridionali furono 95 e 40 quelli della Destra, mentre nelle elezioni del 1867 la Sinistra meridionale portò in Parlamento 90 deputati e 36 la Destra governativa. Come evidenzia Alfonso Scirocco, succedeva però che «diverso fosse il colore politico con il quale i candidati partecipavano alla campagna elettorale e l’indirizzo assunto, poi in concreto, nell’attività parlamentare».

E’ da evidenziare altresì che alcuni deputati della Sinistra storica, seppur  minoritari, si collocavano in una Estrema Sinistra composta da radicali e repubblicani.

Nel 1870 la Sinistra meridionale ebbe un particolare consenso a Napoli, conquistando ben dieci collegi elettorali su dodici. Il  successo fu dovuto in ampia misura alla “attività insonne” dei democratici, soprattutto di Giovanni Nicotera.

Al riguardo, 13 novembre del 1860 il quotidiano La Perseveranza del riportava con sarcasmo che il Nicotera «non avendo altro mai da fare, spiega una meravigliosa operosità politica».

Nelle successive elezioni del 1874 la Sinistra meridionale ottenne, il successo agognato da anni, conquistando ben 101 seggi rispetto ai soli 43 deputati della Destra. Per la prima volta, sui 232 deputati di Sinistra eletti in tutto il Paese, il 45.3% era formato dai deputati del Mezzogiorno. In particolare, secondo la ripartizione per regione, 45 provenivano dalla Campania, 19 dalla Calabria, 15 dagli Abruzzi e Molise, 13 dalla Puglia, 9 dalla Basilicata.

In effetti, le elezioni del 1874 si erano svolte con una forte strategia di critica al governo da parte dei candidati della Sinistra, puntando sul malcontento che avevano prodotto tra le popolazioni del Sud gli errori del governo della Destra dagli anni della conquista del potere, e le mancate riforme, promesse e disattese.
In tale contesto politico si avvicinava la caduta della Destra, che aveva governato ininterrottamente dal 1861. L’era della Destra ebbe termine dopo due anni dalle elezioni del 1874. Nel 1876, il governo Minghetti fu messo in minoranza dallo stesso Parlamento, inducendo il primo ministro a dare le dimissioni. Tale svolta fu chiamata “rivoluzione parlamentare” in quanto per la prima volta un capo del governo veniva destituito non per autorità regia, bensì dal Parlamento.

 

 

 

Bibliografia:

Alfonso Scirocco, I Democratici italiani da Sapri a Porta Pia, Napoli, 1969.

Alfonso Scirocco, Democrazia e socialismo a Napoli dopo l’Unità ( 1860-1878), Napoli, 1973.

Alfonso Scirocco, Il Mezzogiorno nell’Italia Unita ( 1861-1865), Napoli, 1979-

AA.VV., Storia del Mezzogiorno,  vol. XII,Napoli- 1991.

 

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