Domenico Cimmarosa. La doppia "M" nei documenti del cuore

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«D. Domenico Cimmarosa maestro di cappella Napoletano supplicando espone alla vs Illustrissima, come nel dì 18 Decembre 1749 nacque egli in Aversa in costanza di legittimo matrimonio da Gennaro Cimmarosa, ed Anna di Francesco.

E come la sua natività colà fù quasi per accidens, poiché dopo pochi giorni fù dai suoi genitori trasportato qui in Napoli, abitando nel ristretto della Parocchia delli Vergini; e nell’età sua di anni dieci in undici entrò nel Real Conservatorio di S. M. di Loreto per imparare la musica da Maestro di Cappella, dove dimorò per lo spazio di anni dieci; ed essendo di là uscito si portò ad abitare nella Parocchia di S. Giorgio Maggiore, dove di presente si ritrova.

Quindi ricorre da vs Illustrissima, e la supplica compiacersi ordinare, che in luogo dello stato libero si ammettano i testimonii degni di fede, che sin dalla sua infanzia l’hano trattato, e conosciuto qui in Napoli…»

Siamo nel 1777 ed il maestro Domenico Cimarosa, prossimo al matrimonio con Costanza Suffi, presentava il suo “stato libero” alle autorità ecclesiastiche napoletane, garantendo la buona fede dei testimoni, D. Giovanni Serra e D. Tommaso Panico.

Nel documento, tra le fondamentali dichiarazioni olografe,  risalta la  doppia “M” nel cognome, una particolarità che  il Cimarosa  avrebbe usato in seguito solo nell’atto di nascita del figlio Paolo e nella firma al manoscritto dell’Inno patriottico del 1799. Documenti dettati dal cuore, viene da riflettere.

Il matrimonio fu celebrato il 27 aprile, ma l’anno successivo Costanza morì di parto con la sua creatura ed il maestro, rimasto vedovo, sarebbe presto convolato a nuove nozze.

 

Sono notissime  le opere, la carriera artistica e gli elementi biografici di Domenico Cimarosa, compositore di fama internazionale a noi tanto caro perchè con Luigi Rossi compose l’inno della Repubblica Napoletana del 1799, Inno patriottico del cittadino Luigi Rossi per lo bruciamento delle immagini dei tiranni, "posto in musica dal Cimmarosa, da cantarsi nella festa del 30 fiorile sotto l'albero della libertà avanti il Palazzo Nazionale", opera ritrovata da Benedetto Croce che la pubblicò a Napoli nel 1899 nel suo Albo Storico in occasione del primo centenario della Repubblica. Quella con la doppia “M” nella firma.

Tanto si è scritto sulla sua musica e sul suo personale coinvolgimento durante i sei mesi repubblicani, e ancora tanto sul suo apparente “pentimento” con il ritorno del despota Borbone, pur di aver salva la vita.

Ma la sua si rivelò presto una sottomissione forzata perchè, nonostante l’umiliazione, non gli furono risparmiati quattro mesi di carcere, la fuga a Venezia e la morte  l’11 gennaio del 1801, appena qualche mese dopo l’ultima spettacolare esecuzione a Napoli di Luisa Sanfelice.

Ufficialmente si scrisse nel referto che il maestro era morto per un tumore all’addome ed il regime borbonico si affrettò a diffondere ovunque la notizia allo scopo di mettere a tacere legittimi sospetti su un ennesimo omicidio per avvelenamento ordinato dalla vendicativa regina di Napoli, Maria Carolina.

La riproduzione in questa sede della dichiarazione resa dal Cimarosa alle autorità ecclesiastiche nel 1777, vuol rendere solo un modesto omaggio alla biografia di un uomo che, nonostante gli umili natali e la sottomissione forzata al despota borbone, seppe realizzarsi nella sua grande opera, lasciando dietro di sé tracce d’amore che vinceranno secoli di oblio.

 

 

Archivio Storico Diocesano di Napoli, Fondo Processetti Matrimoniali

Anno 1777, Lettera D

 

 

 

 

 

 

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