Il Conte L. Serristori e gli israeliti del Regno di Napoli

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Conte L. SerristoriIl conte Luigi Serristori (1793-1857), militare e uomo politico toscano, ricoprì diversi incarichi amministrativi e di governo alla corte di Leopoldo II.

 Egli pubblicò nel 1839 un corposo volume dal titolo “Statistica dell’Italia” per i tipi della Stamperia Granducale di Firenze.

La seconda edizione, dalla quale sono ripresi i dati appresso illustrati è stata stampata, sempre in Firenze, nell’anno 1842.

Serristori ha classificato la popolazione dei vari Stati italiani, ove i dati raccolti glielo consentivano, per classi di età, condizione domestica (coniugati, scapoli, vedovi), origine (sudditi o stranieri) e religione.

In quest’ultimo caso, operando una distinzione tra cattolici, Israeliti e acattolici.

Nel “ramo ecclesiastico” di ciascuno Stato si è minuziosamente dilungato su diocesi, chiese, parrocchie, abbazie, conventi, seminari e quant’altro.

Il quadro riepilogativo delle superfici e popolazioni, dedotte dai dati pubblicati per i vari Stati italiani, è quello appresso riportato.

Nell’ultima colonna è indicata la popolazione ebraica residente.

 

 

 

STATO

Superficie

Popolazione 1839

Anno di riferimento popolaz.

Popolazione ebraica residente 1839

miglia italiane di 60 a grado

assoluta

relativa (ab/miglio q.)

Regno Lombardo-veneto

Non indicata

Non indic.

Non indic.

Non indic.

6.900

Regno di Sardegna (terraferma)

14.989,00

4.125.000

274

1.839

4.140

Ducato di Parma

1.712,00

465.673

272

1.833

630

Ducato di Modena

1.629,00

474.524

291

1.836

2.654

Ducato di Lucca

320,00

168.198

525

1.839

0

Granducato di Toscana

6.464,00

1.436.000

222

1.836

7.066

Stati pontifici

12.120,00

2.732.000

225

1.833

12.700

Regno delle Due Sicilie (terraferma)

23.100,00

6.141.895

266

1.839

0

Isola di Sicilia

7.787,20

1.954.795

251

1.839

0

Isola di Corsica

2.850,00

207.886

72

1.836

0

Isola di Sardegna

8.228,57

524.633

63

1.838

0

 Totali

79.199,77

18.230.604

Media 246 

1.839

34.090

 

 

Nota. La misura del miglio geografico in uso all’epoca nei vari Stati italiani, era di Km 1,85 (arrotondato) e del miglio quadrato di Kmq 3,4225 (Ferdinando Visconti – Del sistema metrico … Napoli, 1838).

Dai numeri esposti si deduce che la popolazione israelita residente in Italia nel 1939 rappresentava l’1,87 per mille di quella totale (1,87 Israeliti per ogni mille abitanti).

Comprendendo gli “ambulanti”, il numero totale ascendeva a circa 40.000 individui. «Può ritenersi per vero, che circa 40 mila Israeliti vivano attualmente nella Penisola Italiana, calcolando quelli ambulanti» (pag. 371).

Nel Regno delle Due Sicilie non si contavano Israeliti residenti. «Non vi sono Israeliti domiciliati, ma solamente ambulanti, in specie in Napoli. Non esistono Sinagoghe autorizzate, ma soltanto un Campo-santo presso Napoli. Dopo l’espulsione avvenuta, regnando Carlo III, gl’Israeliti non sono che tollerati in questi dominj. Nelle isole di Sicilia, Sardegna e Corsica non vi sono Israeliti domiciliati.» (pag. 371)

In un’altra breve nota riferisce che «Circa l’anno 1740 Carlo III pubblicò un Editto in favore degl’Israeliti in forza del quale fu loro permesso di ritornare nel Regno, di esercitarvi liberamente il loro culto, e di domiciliarsi, ove loro più convenisse. Un gran numero di Ebrei refluì infatti verso questi dominj, ma sette anni dopo ne furono scacciati, il popolo mal tollerando quelle genti. Al presente non sonovi Ebrei, che in piccol numero, isolatamente stabiliti, essendo tuttora loro vietato di costituirsi in comunità: si fanno ascendere a circa 2 mila» (pag. 264).

Per contro i 47.210 religiosi (26.304 preti, 11.394 frati e 9.512 monache), distribuiti in 86 diocesi, rappresentavano il 2,59% della intera popolazione del Regno delle Due Sicilie, ossia un religioso per ogni 2,6 abitanti.

Riguardo ai residenti di “culto evangelico”, la breve nota a pag. 264 riferisce che «Non esistono Chiese, o Tempj propriamente detti, non essendovi che cappelle presso le Legazioni estere, e presso i Consolati, delle quali il Governo non prende particolare notizia. Due Cappellani Protestanti pagati dal R. Erario sono addetti ai quattro Reggimenti Svizzeri capitolati».

Nel 1839 si contavano nel Regno solo 830 protestanti residenti di cui 270 anglicani e 560 di lingua francese e tedesca.

Il complesso degli Stati italiani, escludendo il Lombardo-Veneto, comprendeva invece 24 mila tra riformati e Greci non uniti, dei quali «20 e più mila Valdesi del Piemonte». 

Rav Flaminio Servi (1841-1904), negli “Israeliti d’Europa” (Torino, 1871), accenna alla “Statistica comparativa della popolazione israelitica d’Italia” del Serristori, commentando che «Non sappiamo in qual modo l’egregio autore venisse a conoscere la popolazione israelitica d’Italia, ma egli è certo che in tutti gli Stati (meno in quello delle Due Sicilie) si approssimò al vero» (pagg.279-304).

Non dà però alcuna spiegazione sul perché ritenesse inattendibile il dato sugli Israeliti delle Due Sicilie.

Raffaele Mastriani ha lungamente recensito il lavoro del Serristori sulla “Statistica del Regno delle Due Sicilie - Domini di qua del Faro” (la settima e penultima dispensa dell’opera pubblicata dal Serristori - 1839) - “Annali Civili del Regno delle Due Sicilie”, Vol. XXI, Settembre/Dicembre 1839).

Egli definisce l’opera di Serristori una «lodevole impresa da lui per il primo ideata, e per la quale non ha perdonato né fatiche né spese né diligenza, ma se dobbiamo giudicarne dalla parte da noi ora tolta in disamina, non sembra che abbia egli raggiunto il difficile scopo».

Pur tuttavia, per evidenti ragioni di orgoglio nazionale, lamenta inesattezze, moltissime lacune e discordanze, nulla scrivendo però sulla eventuale presenza e condizioni degli Israeliti nel Regno.

Dell’opera del Serristori fanno menzione anche gli “Annali di statistica, di economia pubblica, ecc. - Bollettino di notizie italiane e straniere…” stampato a Milano - fascicolo di Dicembre 1843, che ripropone il quadro numerico degli Israeliti in Italia, senza aggiungervi alcun commento.

Il Regno di Napoli non è mai stato tenero con gli ebrei. Precorrendo la politica razziale della Germania nazista, Re Ferdinando III di Spagna “cognominato il Cattolico”, nel 1506 ordinò che tutti gli ebrei portassero sugli abiti un segno distintivo di colore rosso.

L’espulsione degli Israeliti dal Regno di Napoli avvenne a seguito del bando firmato a Madrid il 2 novembre 1510 e pubblicato a Napoli il successivo 23 novembre.

Si è trattato di un esodo forzato i cui effetti cessarono con l’entrata in Napoli di Garibaldi e l’unificazione dell’Italia sotto i Savoia. Ma questa è storia conosciuta.

Polverizzati i Borboni, annichilito Mussolini ed esiliati i Savoia firmaioli delle nefandezze razziali mussoliniane, rimane ancora il Italia un profondo strascico antisemita mascherato dal più becero antisionismo.

Un signore dalle lontane radici comuniste ebbe a dirmi una volta che gli ebrei in terra di Palestina erano degli abusivi, manifestando rammarico per l’insuccesso degli arabi che più volte avevano tentato di ricacciarli in mare.

Il politically correct non consente a molti amministratori dell’ex Regno delle Due Sicilie di sostenere apertamente quella tesi ma rimediano appoggiando iniziative come la Freedom Flotilla e conferendo o proponendo la cittadinanza onoraria a riconosciuti criminali antisemiti come Marwan Barghouti e Bilal Kayed, adottando politiche di "boicottaggio, disinvestimento e sanzione" contro lo Stato di Israele e via dicendo.

I secoli fluiscono veloci, passano uomini, regni, imperi e governi ma l’animosità contro gli Israeliti rimane una costante.

 

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