Guglielmo Pepe e i “Fratelli costituzionali europei”

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In opposizione alle potenze reazionarie della Santa Alleanza, fu un noto patriota calabrese, il generale Guglielmo Pepe (Squillace, 13 febbraio 1783 – Torino, 8 agosto 1855), a proporre alle nazioni d’Europa l’idea di un’organizzazione finalizzata a mobilitare tutte le forze liberali e costituzionali.

Dopo la repressione dei moti costituzionali del 1820- 21 nel Regno delle Due Sicilie e la storica esecuzione di Michele Morelli e Giuseppe Silvati, Metternich, aveva usato parole durissime contro i napoletani, a suo avviso incapaci e immeritevoli di avere una costituzione:

“Il sangue colerà a torrenti. Un popolo per metà barbaro, di un’ignoranza assoluta, di una superstizione senza limiti, ardente e passionale come sono gli africani, un popolo che non sa né leggere né scrivere, e di cui l’ultima parola è pugnale, offre bel soggetto per l’applicazione dei principi costituzionali.”

Il 23 marzo 1821, le truppe austriache erano trionfalmente entrate a Napoli, sconfiggendo il generale napoletano Guglielmo Pepe  e ristabilendo l’assolutismo.

Arrivato a Londra a metà d’agosto del 1821 con Vincenzo Pisa, il generale  Pepe prese contatti con Ugo Foscolo, anch’egli esule in Inghilterra, ma il loro incontro non sfuggì al controllo inglese.

Il conte Ludolf, plenipotenziario napoletano a Londra, diede presto notizia ai suoi superiori  che i due ”si sono messi nelle mani di un tale Ugo Foscolo, nativo di Cefalonia, stabilito da più anni a Londra”, il quale professa princìpi rivoluzionari al sommo esagerati”.

Foscolo, a sua volta, scriveva all’editore Murray: “Il generale Pepe ha portato qui gran numero di documenti importanti, e quel che più conta, ci ha portato se stesso”.

A Londra Pepe, stabilitosi al numero 73 di Great Portland Street, aveva trovato un clima meno favorevole di quanto avesse previsto. In effetti, oltre alla sorveglianza del Foreign Office, il generale aveva dovuto anche fronteggiare le critiche che venivano dagli ambienti radicali inglesi.

Tra quest’ultimi, durissima era stata la posizione di Thomas Carlyle, il quale apostrofava i liberali e democratici del Regno delle Due Sicilie di non aver saputo difendere la Costituzione, scrivendo anche parole molto ostili quali : “Miserabili, vergogna del genere umano”.

Il generale Pepe aveva così dovuto constatare che “l’ingiusta Europa era passata in breve tempo dall’eccessiva ammirazione per i Napoletani al totale disprezzo di essi”.

Tuttavia  era riuscito a trovare validi interlocutori in Sir Robert Wilson, l’anglo-napoletano Francesco Maceroni e l’orientalista radicale John Gilchrist.

In breve tempo si era costituito un comitato segreto composto da Pepe, il principe Cariati, il principe e la principessa di San Cataldo, il principe di Cimitile, il duca Castro Filippo, Francesco Romeo, Robert Wilson, Mattew Wood, Robert Waithman, e Francesco Maceroni.

Si era anche prospettata, soprattutto da parte del Maceroni, l’idea di ottenere dalle Cortes spagnole l’affrancamento delle colonie dell’America latina in cambio del versamento da parte di queste ultime di una grossa somma destinata a finanziare la raccolta di uomini e di mezzi in difesa della rivoluzione spagnola.

Ugo Foscolo, però,  dopo i primi entusiasmi, come scrive Federico Verdecchia, “era stato riacciuffato dal turbine delle sue eterne contraddizioni”, e gradualmente si era allontanato dal generale Guglielmo Pepe.

Intanto, il capo dell’ispettorato dell’Alien Office, Benjamin Capper, non perdeva d’occhio i Fratelli costituzionalisti europei, facendo pedinare il generale Pepe giorno e notte da due agenti.

Fu, così, che fu sorpresero mentre si apprestava a imbarcarsi per Lisbona, perquisendolo e sequestrando le sue carte. Nel contempo anche Vincenzo Pisa era sfuggito all’arresto in Francia e Francesco Maceroni era stato arrestato in Spagna.

Nonostante le sconfitte e la notizia di non poter più rientrare a Londra, pena la condanna a morte, il generale Guglielmo Pepe, nel dicembre 1825 partecipò a Bruxelles a un congresso segreto di liberali europei, e, dopo la rivoluzione francese del luglio 1830, si recò a Parigi dove conobbe di persona il marchese de La Fayette, con cui ebbe un ricco  carteggio durato nove anni.

Muovendosi fra Parigi e Londra, Pepe portò con sé il suo sogno di costituire un rapporto, che riteneva indispensabile per la causa costituzionale, tra liberali europei.

Dal 1832 al 1848 dimorò stabilmente a Parigi, dove frequentò l’ambiente liberale, ampliando ulteriormente la propria cultura politica e la conoscenza del contesto europeo.

Il rapporto con altri esuli italiani di orientamento politico non solo liberale, tra cui Vincenzo Gioberti, Filippo Buonarroti, Giuseppe Ferrari, Niccolò Tommaseo, Terenzio Mamiani, Giuseppe Massari, Giuseppe e Alessandro Poerio, Federico Confalonieri, fece sì che si rafforzasse in lui la convinzione che solo un rapporto sinergico tra i patrioti di diverse nazioni europee avrebbe potuto consolidare il pensiero e l’azione politica costituzionale.

Nel fatidico anno 1848 delle rivoluzioni europee, il generale Pepe fu protagonista nel Regno delle Due Sicilie di ulteriori tentativi di rivendicazione e difesa dei princìpi costituzionali in Italia e in Europa, prodigandosi sempre per l’indipendenza fino agli ultimi mesi di vita, che trascorse a Torino, dove morì l’8 agosto 1855.

 

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