Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

La coscienza di classe negli scritti di Corrado Graziadei

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Corrado Graziadei, (11 agosto 1893 – 13 luglio 1960) è stato un politico italiano, amico di Antonio Gramsci e fortemente attivo nella difesa dei diritti dei lavoratori del casertano.

Nei suoi scritti sulle lotte contadine in Terra di Lavoro affrontò la questione della coscienza di classe da parte dei contadini. Quella di Graziadei è stata un’analisi “ gramsciana” nell’accezione di un militante politico che aveva avuto un diretto confronto con l’amico ospitato nella propria abitazione in Sparanise nei primi giorni dell’ottobre 1923

Il rapporto sulla lotta contadina di Graziadei partiva dal bisogno che aveva spinto una decina di migliaia di contadini disoccupati in Terra di Lavoro e di altri ventimila che lavoravano dalle 30 alle 50 giornate all’anno con un incasso medio di 6000 lire.

Scriveva Graziadei: “Di fronte alla loro miseria e alla loro fame di pane che li attanaglia, essi assistono al lungo pasto quotidiano delle bufale, che brucano a sazietà nei parchi sconfinati, silenziosi.”

Graziadei denunciava altresì lo sfruttamento dei braccianti da parte dei cosiddetti “massari”, ossia i grandi fittuari che concedevano una paga miserrima al bracciante.

 

Da qui partiva la necessità di una presa di coscienza di classe da parte dei contadini che dovevano passare dalla rivolta egoista, anarchica , puramente violenta, fuori da ogni senso etico ad una coscienza comune dei diritti da conquistare con le lotte organizzate.

Riecheggiavano nelle sue considerazioni le parole dello scritto di Antonio Gramsci in “Ordine Nuovo” del 2 agosto 1919, nel quale il grande pensatore marxista e fondatore del Partito Comunista d’Italia esponeva il suo pensiero in relazione ad una necessaria, improrogabile presa di coscienza di classe da parte dei contadini.

Scriveva Gramsci con acume sociologico e psicologico:
“La psicologia dei contadini era incontrollabile[…] La lotta di classe si confondeva con il brigantaggio, col ricatto, con l’incendio dei boschi, con lo sgarrettamento del bestiame, col ratto di donne e bambini, con l’assalto al municipio”

Gramsci intravedeva nella guerra di trincea della prima guerra mondiale un momento in cui il contadino aveva finalmente compreso di avviarsi verso una lotta organizzata, preludio di una coscienza di classe in progresso.

Corrado Graziadei scriveva esplicitamente che era il momento in cui si doveva passare ad una mentalità “rivoluzionaria”, consapevolezza che divenne una conquista graduale grazie ad uomini che seppero dare forme organizzate alle lotte e alle occupazioni delle lotte in Terra di Lavoro.

Il grande movimento di lotte contadine ebbe inizio in questo zona alla fine della seconda guerra mondiale, precisamente nell’inverno del 1944 allorché la cooperativa “La terra” di Nocelleto di Carinola, non avendo avuto risposta ad una richiesta di concessione di terre incolte, il 18 febbraio 1945 occupò 1000 moggi di terreno.

La commissione di Napoli si vide costretta a concedere i primi ettari di terreno alla Cooperativa di Nocelleto e questa concessione da allora viene festeggiata dalla Federterra il primo maggio con tutta la popolazione..

Dopo Nocelleto le proteste si estesero a Villa Literno, ove era attiva la cooperativa “l’Agricola” che si fece promotrice dell’occupazione della tenuta di “Torre del Monaco”e della tenuta di Gargiulo.

Ciò diede coraggio alle sezioni della Federterra le quali, secondo un’inchiesta del 15 novembre del 1946, avevano raggiunto il numero di ben 41 sezioni, tra cui quella di Calvi Risorta con 86 iscritti, di Pignataro Maggiore con 121, di Nocelleto con ben 272 iscritti, di Teano con 129, di Falciano di Carinola con ben 170 iscritti, di Vitulazio con 80 iscritti, di Santa Maria C. V. con un migliaio di iscritti.

Da allora le lotte si estenderono, le manifestazioni diventarono man mano imponenti e il 16 maggio 1947 si festeggiò “La giornata del contadino” con diecimila persone che manifestarono a Caserta e in centri minori quali Grazzanise, Pignataro Maggiore e Teano, ove parlarono Graziadei, Ferrante e Picardi.

I tempi erano maturi per la grande occupazione delle terre incolte del 22 novembre 1949, che fu organizzata nei minimi dettagli con tanti attivisti che agirono in sinergia.

Dopo il fallimento delle trattative fra proprietari di aziende agricole e rappresentanti delle Cooperative dei contadini per la concessione di terreni destinati al pascolo bufalino, iniziò in Provincia di Caserta, non più Terra di Lavoro, il grande movimento di occupazione delle terre.

Il momento iniziale si ebbe il 22 novembre 1949 con una colonna di 2000 braccianti, guidati da Corrado Graziadei, Salvatore Pellegrino, Carlo Fruttaldo e Salvatore Cangiano, che occuparono 5 tenute in agro di Carinola, specificamente in tenuta Fruscara e in Tenuta Marra, scacciando i guardiani ed innalzando bandiere in segno di occupazione e decidendo di fare a turno un numero di venti unità, per proteggere le zone occupate.

I carabinieri riuscirono a far sgombrare i terreni occupati, ma ci furono frenetiche riunioni nella Camera di Lavoro di Sparanise e di Sant’Andrea del Pizzone da parte dei capi del movimento, Corrado Graziadei, Francesco Lugnano, Antonio Romeo e Nicola Zona.

Non erano presenti, in quanto tratti in arresto, Libero Graziadei, Salvatore Barbieri, Ferdinando D’Amico, Carlo Fruttaldo e Carlo Fruttaldo.

Il 24 e 25 novembre fu invasa Tenuta Spinelli in Santa Maria La Fossa da parte di centinaia di braccianti guidati dallo stesso Giuseppe Capobianco, nonché la tenuta di S.Vito in Sessa Aurunca, protagonisti un migliaio di contadini che furono dispersi dalla compagnia dei carabinieri di Capua.

Il 28 novembre fu la volta di Vitulazio, l’ex Vitulaccio, ove fu invasa la tenuta Pontoni da un migliaio di contadini, capeggiati da Eugenio Tartaglione, Gaetano Ianniello e Antonio De Lucia.

Il 29 fu invasa di nuovo la Tenuta Stabile di Santa Maria La fossa, con un migliaio di contadini capeggiati da Carlo Vassallo e Vincenzo Orabona. Ovviamente vi furono tante persone denunciate, non solo tra i capi del movimento contadino per l’occupazione delle terre.

Il 30 novembre l’occupazione si estese a Capua nella Tenuta Marra con la partecipazione di 500 contadini.

La tenuta Limata di Carinola fu nuovamente occupata il 3 dicembre 1949 e in tale occasione fu denunciato ed arrestato lo stesso Giuseppe Capobianco con verbale del 3/12/1949.

Il giorno 6 dicembre 1949 300 contadini occuparono le tenute Marra e Ferrata, mentre il 17 dicembre il movimento di occupazione si estendeva a Baia e Latina.

In relazione a tutte queste occupazioni del 1949 furono istituiti 12 procedimenti giudiziari e tratti in giudizio 77 imputati con in prima linea i capi, Corrado Graziadei e suo figlio Libero, Mario Pignataro, dirigente della Camera di Lavoro di Caserta, Gaetano Volpe, segretario del CdL di Capua, Antonio Romeo, Nicola Zona, Francesco Lugnano, Carlo Vassallo, Giuseppe Capobianco, ma tanti contadini che non avevano alcun incarico. A Corrado Graziadei , Francesco Lugnano, Antonio Romeo fu addebitato anche il fatto di aver tenuto discorsi nelle Camere del Lavoro di Sparanise e Sant’Andrea Del Pizzone.

 

Ogni giorno si formavano sette colonne di lavoratori: dal Casertano che puntava sul Demanio di Calvi dove confluiva un’altra colonna proveniente da Sparanise-Calvi - S’Andrea del Pizzone; due colonne si formavano nella zona aversana ed occupavano le terre a sud del Volturno, mentre quelle della frazione di Carinola, casale di Nocelleto e Falciano, occupavano le terre a sud del Volturno.

Le popolazioni della zona aversana occupavano le terre a sud del Volturno, mentre quelle delle frazioni di Carinola invadevano le terre a nord del Volturno. Nella piana del Sessano gli occupanti provenivano da tre diversi punti in cui confluivano Carano, Cellole, Fasani, le frazioni delle Torraglie.

Un popolo di contadini che si muovevano guidati da uomini in cui credevano, credibili negli anni fino ad ottenere una legge molto importante: La legge stralcio del 1950 che conteneva norme per l’espropriazione, bonifica, trasformazione ed assegnazione dei terreni ai contadini e prevedeva l’esproprio di una quota di possesso superiore ai 750 ettari per i comuni di Cancello e Arnone, Capua, Castel Volturno, Grazzanise, S.Maria La Fossa, Villa Literno, Vitualzio, Carinola, Francolise , Mondragone e Sessa Aurunca.

L’altra grande stagione del movimento di lotta contadina fu nel 1954 quando i braccianti conquistarono il primo contatto provinciale che portava i salari minimi a 800 lire giornaliere.

Fu  inoltre l’anno degli scioperi per il sussidio di disoccupazione, di cui resta memorabile la giornata del 12 giugno 1954 con la Camera del Lavoro che decise di organizzare due grandi manifestazioni a Trentola e a Casal di Principe.

Alle 6 del mattino, i dirigenti della Camera del Lavoro di Caserta, insieme ai braccianti, erano già sul posto, ma vi trovarono anche i Carabinieri che trassero in arresto sia i funzionari che gli stessi braccianti per blocco stradale.

Tra di essi ricordiamo Pietro Bove, segretario della Camera del Lavoro casertana, Vincenzo Raucci della Federazione Comunista, l’avvocato Generoso Iodice, consigliere Provinciale del Partito Socialista, Francesco Cirillo, Arturo Serao, Costantino Natale, Pasquale Monaco, Antonio Diana, Roberto Venosa e Antonio Caterino.

E’ da considerare che sovente il reato non riguardava tanto l’occupazione delle terre, che in realtà si poteva considerare azione “simbolica”, bensì l’oltraggio al pubblico ufficiale, pena per cui si scontavano otto mesi di reclusione.

Bisogna tener presente, come evidenziò Corrado Graziadei nell’articolo “I giudici proprietari delle vertenze agricole” su “La Voce del Mezzogiorno” del 27 agosto 1949, che durante quel periodo i giudici si mostravano ostili alle lotte contadine in quanto erano loro stessi interessati o le loro famiglie provenivano dai grandi proprietari terrieri, altrimenti in qualche modo legate agli interessi dei latifondisti.

Così Pietro Bove, Mariano Vegliante ed Enzo Raucci furono condannati a tre anni di carcere ridotti poi in appello.

Ma fu  grazie a quelle lotte che nell’inverno del 1954 i contadini conquistarono il sussidio di disoccupazione, l’assegno familiare per il figlio e per il genitore, l’assistenza sanitaria.

Il 22 novembre 1954 il Parlamento approvò la legge n° 1136 Bonomi con alcune aggiunte della proposta Longhi - Pertini che prevedeva l’assistenza sanitaria completa ed il contributo statale di 1500 lire per assistito.

Da quel momento ben 2 milioni di contadini avrebbero usufruito per loro stessi e per i familiari dell’assistenza medica.

 

 

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