L’eredità ideologica della nuova Capua longobarda

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E’ stato Erchemperto, monaco benedettino e storico longobardo, a riportare che nell’anno 843, alla morte di Landolfo, nella divisione dei territori fra figli e nipoti,  Capua fu data a Landone.

In quel periodo si intendeva non solo l’attuale città, ma tutto il territorio rientrante nelle pertinenze del “Comitatus”, compresa l’antica Capua romana.

La volontà di Landone fu quella di affermare con determinazione una continuità ideologica fra l’illustre città dell’età romana e la nuova Capua affacciata sul fiume Volturno.
“Lando[…] mirifice perfecit hedificandum urbem” scrisse Erchemperto.

Nel contempo Landone dichiarava apertamente che la nuova città doveva essere rivestita di quei valori che da sempre avevano contraddistinto l’identità dell’antica civitas romana, evidenziando un legame affettivo che doveva permeare le coscienze dei nuovi abitanti della città longobarda.

Secondo le osservazioni dell’archeologa Barbara Visentin “il senso della costruzione della nuova città a cui guardava Landone comprendeva il momento qualificante del fatto urbano e la civitas”. La Visentin ricorda la lettera in cui Sant’Agostino scriveva ” Non muros sed mentes ipsius civitatis”, ossia ” non le mura ma le menti degli uomini formano la civitas”.

 

“Il senso della citta” a cui guardava Landone era, quindi, un insediamento nel cuore della pianura sotto le rovine del porto fluviale di Casilinum, legate alla Capua romana dell’Appia, in cui vi fosse una chiara continuità di vita civile. In tal modo- scrive Visentin - “Capua si trasformò da un semplice fatto fisico quasi in uno stato d’animo, in un fatto di coscienza”.

Ne era prova l’ingresso orientale della città che accoglieva i viandanti con un’iscrizione celebrativa scolpita sull’architrave della porta:

“Quae primum senio marcebat tempore longo, Cernitur, in amplis consurgere moenibus urbem! Illa senatorum pollebat fulta caterbis, Nomine sed Capua vocitatur et ista secunda. Providus in cunctis patriae populique iuvemen, Lando comes studio sollerti hanc condidit urbem. Aurea porta vocatur, fert quia lucis honorem. Arma, salus, virtus perpetua Christus in urbe hac maneat, populo tempus in omne suo; Pellat et hinc hostem saevum fraudemque malignum, Civibus et praestet pacis honore fruit”.

«La prima marciva da lungo tempo in rovina, si riconosce chiaramente, eccola ergersi la città con ampie mura! Sostenuta da un gran numero di senatori. quella era molto potente. Anche questa seconda è chiamata con il nome di Capua. Valido sostegno in ogni questione della patria e del popolo, il conte Landone edificò questa città con industrioso zelo.

La porta è chiamata aurea, perché conduce il bene della luce: la protezione, la salvezza, la virtù perpetua, Cristo si conservi così nella città, per il suo popolo per sempre; scacci da qui il nemico feroce e il peccato maligno, assicuri ai cittadini di godere del bene della pace».

Pertanto la città di Landone prese il nome dell’urbs romana, secondo una chiara scelta ideologica che consentiva di restituire alla pianura campana quel nome e quella città che ne avevano caratterizzato l’identità e il cui ricordo era stata cancellato dalla devastazione saracena dell’841.

Infatti, a partire dall’841 la documentazione cronachistica capuana non menziona più un centro urbano con il nome di Capua, fino alla fondazione della nuova città sul Volturno nell’856. Quanto rimaneva in vita dell’antico insediamento della Capua romana compariva, intorno all’879, con il nome di Berelais.

 

 

Bibliografia:
Barbara Visentin,  La nuova Capua longobarda, Bari, 2012

 

 

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