Franco Cardini e l’enigma della giustizia divina
Secondo il pensiero ebraico tradizionale il giudizio divino è insondabile per le limitate capacità umane. L’inquietante dubbio di Giobbe si presenta e ripresenta in forme più o meno drammatiche in vari momenti della storia, culminando nel momento più angosciante: la Shoah. La stessa scelta di ricordare una tragedia come la Shoah, provocò un dibattito su cosa si dovesse sottolineare nella giornata della memoria, fissata per il 27 gennaio, data in cui le truppe sovietiche varcarono i cancelli di Auschwitz. Sarebbe stato più doveroso ricordare l’unicità della tragedia dell’Olocausto o l’esemplarità di come il Male e gli orrori ad essi collegati terribilmente costellano la storia dell’umanità?
Nell’ambito di una riflessione globale sull’ottava Beatitudine evangelica, lo storico Franco Cardini aveva optato a favore dell’esemplarità, pur se alla fine ha prevalso l’unicità in quanto si era temuto che, associandola ad altri crimini della storia, si minimizzasse una tragedia tanto terribile quale fu la Shoah. La propensione di Cardini per una giornata della Memoria che avrebbe dovuto essere un’occasione per ricordare tutte le vittime dei grandi genocidi della storia rappresenta una premessa al tema del Male nella Storia e di Dio che, pur potendo scongiurarlo, lo permette. Una questione discussa, affrontata, sviscerata da storici, filosofi, pensatori religiosi nel corso di secoli e millenni, ed a cui anche lo storico contemporaneo ha dato il suo contributo in relazione all’Ottava Beatitudine Evangelica, quelli dei perseguitati per la Giustizia. Il Cardini non se ne è servito come un’arma degli atei contro la fede, ma l’ha relazionata ad una Beatitudine difficile da interiorizzare. Pur sottolineando la grandezza del pensiero rivoluzionario di Gesù nelle Beatitudini, Cardini si poneva in modo da esigere dal Signore un confronto-scontro, una sorta di litigio, come è concesso al Popolo eletto nei confronti di Dio. Scrive testualmente lo storico: “Come cattolico io invidio agli ebrei Lévi Ytshaq e la sua richiesta di un Din Torah contro Dio. Al Popolo Eletto, il solo ad aver diritto di litigare col Signore, invidio questo privilegio. Perché se da povero cristiano potessi parlare al Cristo seguendo il mio istinto, gli rimprovererei quel che Matteo 26,53 mette sulle sue labbra: ‘Credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di Angeli’ […] Perché non le hai chieste, Signore, quelle legioni? Quanto sangue, quanto dolore ci sarebbe stato risparmiato […] Accettare non è facile”. Tuttavia Gesù ha voluto essere lui stesso uno dei Giusti perseguitati per la Giustizia a causa del suo messaggio di Amore radicale e rivoluzionario, fino alla morte in croce. |
Pubblicazioni mensiliNuovo Monitore Napoletano N.206 Febbraio 2026
Miscellanea Letteratura, Storia e Filosofia Breve storia della FGCI di Castellammare di Stabia L’Ospedale della Pace. La cura a servizio della città
Libere Riflessioni Chavismo, lezione numero 2: Gesù era socialista In memoria di Antonino Zichichi La storia come strumento per leggere il presente La “riforma della magistratura” è un bluff
Filosofia della Scienza Dario Antiseri, il filosofo della "società aperta" Circa i limiti della conoscenza umana Dewey e la filosofia negli Stati Uniti
Cultura della legalità Figli maggiorenni e mantenimento: la giurisprudenza cambia rotta Cos’è e a chi serve la “separazione delle carriere”? Chi controlla i nostri dati? La nuova frontiera dei diritti nell’era dell’IA Vittime innocenti. Febbraio 1893-2014
Statistiche
La registrazione degli utenti è riservata esclusivamente ai collaboratori interni.Abbiamo 182 visitatori e nessun utente online |



La definizione della giustizia divina è tema di rilevante importanza nella teodicea ebraica, come esplicita il salmo 92: perché l’innocente soffre, mentre di continuo assistiamo allo scandaloso prosperare dei malvagi?