Il Beato Vincenzo Romano, cittadino della Repubblica
Si tratta di un documento che presenta in epigrafe il motto: Libertà, Eguaglianza, esattamente come l'intestazione del 'Monitore Napolitano'. E' un processetto matrimoniale firmato dal parroco della chiesa dove poi fu celebrato il matrimonio, in questo caso la parrocchia di Santa Croce in Torre del Greco. Il sacerdote in questione era don Vincenzo Romano, che sarà canonizzato da Papa Francesco il 14 ottobre 2018. Egli si firmò, secondo le disposizione del tempo: Cittadino Vincenzo Romano Economo Curato. Economo Curato è il titolo che spettava al parroco di quel Santuario, la presenza di 'Cittadino' rende evidente il passaggio da un'epoca a un'altra, un movimento storico che la successiva restaurazione non avrebbe potuto cancellare del tutto. L'opera distruttiva borbonica si abbattè su ogni possibile traccia documentaria e non risparmiò i registri parrocchiali da cui vennero strappati o modificati gli atti degli sponsali celebrati durante i sei mesi repubblicani. Per ignoranza, forse, o per fortunata dimenticanza, alla 'damnatio memoriae' sopravvissero i processetti matrimoniali ben custoditi negli archivi diocesani, da cui è stato possibile studiare la notevole adesione del clero ai nuovi principi democratici.
Il cambiamento di mentalità, nel popolo e anche tra le classi dirigenti, sarebbe ritornato poi nei tempi successivi, anche se la monarchia, tra le varie dinastie, durò fino al 1946. Qualcosa si era rotto, ormai, tra la concezione sacrale del re e del suo potere ed erano divenute più forti le richieste, da parte degli intellettuali e della borghesia, di un regime politico più aperto e democratico.
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Nell'Archivio Storico Diocesano di Napoli si conserva tra gli altri, nel Fondo dei Processetti matrimoniali, un significativo cimelio del breve periodo di vita della Repubblica Napoletana.