Manduria e la definizione del dogma dell’Immacolata Concezione

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Non appena fummo elevati, non per nostro merito, ma per arcano disegno della divina Provvidenza, alla sublime Cattedra del Principe degli Apostoli e prendemmo in mano il timone di tutta la Chiesa, fummo presi da grandissima consolazione, Venerabili Fratelli, nel rilevare come già sotto il Pontificato del Nostro Predecessore Gregorio XVI, di felice memoria, fosse divenuto ardente nel mondo cattolico il desiderio che finalmente venisse definito dalla Sede Apostolica, con solenne provvedimento, che la Santissima Madre di Dio e Madre nostra amabilissima, l’Immacolata Vergine Maria, era stata concepita senza peccato originale.

Questo piissimo desiderio è chiaramente e indubbiamente testimoniato dalle suppliche inviate al Nostro Predecessore e a Noi: suppliche con le quali celebri Vescovi, insigni Capitoli di Canonici e Famiglie Religiose, tra le quali l’inclito Ordine dei Predicatori, gareggiarono nell’implorare con insistenza che si permettesse di annunciare pubblicamente e di aggiungere nella sacra Liturgia, particolarmente nel Prefazio della Messa della Concezione della beatissima Vergine, l’aggettivo Immacolata.

 

Sia il Nostro Predecessore, sia Noi esaudimmo molto volentieri queste aspirazioni. A ciò si aggiunge che moltissimi di voi, Venerabili Fratelli, non cessarono di inviare lettere al Nostro Predecessore e a Noi stessi, per implorare con rinnovate istanze e raddoppiato entusiasmo che definissimo come dottrina della Chiesa Cattolica che il concepimento della beatissima Vergine Maria fu del tutto immacolato ed assolutamente immune dal peccato originale.” (1).

Con queste accorate parole, il 2 Febbraio 1849, il Sommo Pontefice Pio IX indirizzava la sua enciclica Ubi primum (Non appena) a tutti i Venerabili Fratelli Patriarchi, Primati, Arcivescovi e Vescovi dell’orbe cattolico,  chiedendo loro di esprimere il proprio parere in merito alla definizione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria.

Il lungo cammino di fede, che ormai giungeva a conclusione, era partito da molto lontano, da quando, nel VI secolo i padri della Chiesa orientale nel celebrare la Madre di Dio, la Theotókos (Θεοτόκος,  in latino Deipara o Dei genetrix), avevano impiegato termini che, implicitamente, indicavano la sua immunità dal peccato originale.

A cominciare dall’anno Mille, anche in Occidente  (iniziando dall’Italia meridionale, per poi passare alla Francia e all’Inghilterra) le masse dei fedeli avevano colto, come verità teologica, la intuizione secondo cui la concezione di Maria era stata esente dalla colpa di Adamo.  Ciò era avvenuto anche contro l’opinione di illustri teologi e di ordini religiosi.

Per tutto il medioevo, in molte chiese e piazze italiane ed europee, famosi predicatori, per lo più appartenenti alla religione francescana, avevano esaltato, dinanzi al popolo, la figura dell’Immacolata sostenendone la sua perfetta rispondenza agli arcani ed ineffabili disegni divini. 

Nel XIV secolo, sul finire del 1307, o agli inizi del 1308, alla Sorbona di Parigi si svolse la celebre “disputa” tra Giovanni Duns Scoto, teologo francescano, ed altri teologi, nella maggioranza appartenti all’Ordine domenicano. L’argomento, che condusse il dotto maestro francescano a sbaragliare gli avversari, può essere riassunto e condensato nella famosa massima, poi resa nota dai suoi allievi: “Dio ha potuto preservare Maria dal peccato: era conveniente che lo facesse: dunque lo fece”(in latino:Potuit, decuit, ergo fecit). 

Il sentimento popolare a favore dell’Immacolata, ben presto, si affermò a tal punto da determinare la nascita e la progressiva affermazione, in Europa, della festa dell'8 dicembre, che nel secolo XV, più precisamente nel 1476, Papa Sisto IV introdusse ufficialmente nel calendario liturgico dell’Urbe.

Nel secolo successivo, il Concilio di Trento, senza ancora proclamare il dogma (1556), quando promulgò il decreto sul peccato originale, nel quale stabilì che tutti gli uomini nascono affetti dal peccato originale, dichiarò tuttavia solennemente che la Vergine Maria era immune ab origine dal peccato di Adamo.

Nel secolo XVII, la convinzione maturata dalle comunità dei fedeli portò addirittura intere città (a cominciare dalla spagnola Granata, ma anche la italiana Palermo) ad emettere il cosiddetto giuramento sanguinario o votum sanguinis, (il solenne impegno di difendere con la vita l'Immacolata Concezione) e la pratica fu seguita da molte città italiane, da singoli individui e da numerosi esponenti dell’ordine dei Frati Minori.

Il movimento di popolo, nel XVIII secolo, spinse la Santa Sede ad introdurre la festa nel calendario liturgico della Chiesa universale, ma sempre senza definire il dogma mariano, per la proclamazione del quale i tempi sarebbero maturati, finalmente, nel secolo successivo, per l’appunto sotto il pontificato di Papa Mastai Ferretti.

In questo periodo, come attesta la stessa enciclica papale, diversi teologi e “uomini insigni per ingegno, virtù, pietà e dottrina” indirizzarono alla Santa Sede “dotti e poderosi scritti” con i quali avevano “illustrato questo argomento e questa piissima opinione; tanto che molti si stupiscono che la Chiesa e la Sede Apostolica non abbiano ancora decretato alla santissima Vergine quell’onore che la comune pietà dei fedeli così ardentemente desidera sia tributato alla Vergine dal solenne giudizio e dall’autorità della Chiesa e della medesima Sede Apostolica.”(2).

In alcuni di questi scritti, che ho avuto il piacere di reperire, tra le argomentazioni a favore della dogmatica definizione dell’Immacolato Concepimento di Maria ho, con gradita sorpresa,  trovato la precisa citazione della pratica devozionale del digiuno a pane ed acqua sorto a Manduria, che viene quindi assunto come elemento di prova.

Il primo di questi poderosi (e, aggiungerei, ponderosi) scritti, redatto negli ambienti dell’Ordine domenicano (che, nel frattempo, aveva abbandonato le antiche posizioni “macoliste”, contrarie alla tesi teologica) si intitola: “Al sommo Pio IX, Pontefice Regnante.

La dottrina dell'angelico dottore s. Tommaso di Aquino e la sentenza del sacro Ordine de' predicatori a favore dell'Immacolata Concezione della Gran Madre di Dio Maria SS. per li padri maestri f. Mariano Spada e f. Tommaso M.V. Salzano, entrambi illustri domenicani,  da servire da supplemento alla dissertazione polemica ec. di S.E.R. il Sig. Cardinal Lambruschini ec.” ed è stato stampato dalla tipografia Tizzano (in Napoli?) nel 1848, l’anno prima dell’enciclica “Ubi primum”.

In esso, nella parte dedicata alla elencazione dei miracoli e dei fatti prodigiosi legati al culto dell’Immacolata,  si legge:

“Ed oltre a quelle altre meravigliose assai più e stupende, oprate in Manduria, grosso paese della Provincia di Lecce, dalle quali ebbe origine la celebre Congregazione della Concezione Immacolata, detta volgarmente del tuono, o del digiuno in pane ed acqua, e che da ogni parte con tanto amore e devozione tutto dì ad essa si ascrivono i fedeli, nei registri di cui si leggon nomi distinti di Cardinali, Arcivescovi, Vescovi, Sacerdoti Secolari e regolari, ed anche intere monastiche Provincie, come quella di S.Pasquale degli Alcantarini in Regno.”(3).

Quindi, in questo scritto indirizzato al Romano Pontefice Pio IX, il digiuno mandurino é indicato come uno tra i più importanti tratti di protezione legati al culto dell’Immacolata, ed è, addirittura, riportato accanto a quelli legati alla Medaglia Miracolosa, che all’epoca era una pratica devozionale di recente istituzione, essendo sorta in seguito a quanto accaduto nel 1830 a Parigi, in rue du Bac n.140, a Santa Caterina Labouré, novizia nel convento delle Figlie della carità di San Vincenzo de'  Paoli.

La citazione assume enorme importanza in quanto, come dice il titolo dell’opera, il libello doveva servire da supplemento allegato alla Dissertazione polemica, uno scritto del Cardinale Luigi Lambruschini che rivestì una rilevanza decisiva per la definizione del dogma mariano.

Infatti, fu proprio questo importantissimo porporato ad indirizzare la Chiesa verso il dogma dell'Immacolata Concezione, cui pensava dal 1843, quando aveva dato alle stampe una sua Dissertazione polemica sull'Immacolato Concepimento di Maria  (edito a Roma, l'opuscolo, che elencava tra le prove il consenso dei fedeli, era uscito contemporaneamente anche in versione francese, spagnola, tedesca e, nel 1844, portoghese).

Premendo su Pio IX, il Lambruschini lo aveva convinto a istituire alla fine del 1848 una congregazione cardinalizia incaricata di esaminare la questione e poi aveva scritto l'enciclica Ubi primum che, pubblicata il 2 febbr. 1849, aveva chiamato i vescovi a pronunciarsi sull'opportunità della dichiarazione.(4)

La seconda pubblicazione è intitolata Cenni sull'Immacolato Concepimento della Gran Madre di Dio Maria, sulla sua dogmatica definizione ed è stata impressa con i tipi della Stamperia Reale in Napoli nel 1854.

Al capitolo 27,  I miracoli, pagina 29, è scritto:

“La sola Congregazione dell’Immacolata istituita in Manduria provincia di Lecce, ed arricchita di sacre indulgenze da’ Sommi Pontefici, ne offre un gran numero. Anzi ebbe rinomanza tale, che da ogni parte infinite persone di ogni classe di continuo vi si ascrivevano, e tutto dì si ascrivono con grande amore e devozione, non solo d’Italia, ma di regni stranieri, e fin della Cina, appunto pe’ miracoli che Maria oprava a pro degli ascritti, liberandoli da’ fulmini, che per molti giorni di seguito amazzavano gran numero di persone.

Il perché s’intitola del tuono, ovvero del digiuno in pane ed acqua ec. Eppure con sì gran numero di ascritti, dal 1676, anno in cui ottenne solenne approvazione dala Santa sede, fino a noi, non mai di tal disgrazia si legge che sia morto veruno.”(5).

Anche questo libretto che, fatto stampare dalla Real Casa di Borbone alcuni mesi prima della proclamazione del dogma, era diretto a sostenere le tesi a favore della definizione dogmatica presso la Sede Apostolica, contiene l’indicazione, nel capitolo dedicato ai miracoli, della pratica devozionale mandurina, ed ascrive ad essa un gran numero di eventi prodigiosi.

Nello stesso volumetto, con i fatti riferibili al digiuno di Manduria, sono elencati il fatto prodigioso “avvenuto…a Scoto stesso (n.d.a. il teologo e filosofo francescano Giovanni Duns Scoto) …in recarsi all’Università di Parigi per difendere questo singolar Privilegio di Maria”, ed altri riportati da S. Bernardino da Siena e da S. Roberto Bellarmino (6).

Ancora una volta, quindi, viene sottolineata la notorietà e l’importanza dell’antico culto tributato all’Immacolata dalla nostra cittadina, il quale é utilizzato come argomentazione dialettica e come prova a favore della proclamazione del dogma mariano.

Come già anticipato, il grandioso movimento popolare, unito alle istanze di molti teologi ed intellettuali cattolici, condusse Pio IX, alla stesura della lettera enciclica citata in apertura, con la quale tutti i vescovi furono interpellati sulla questione teologica. Così scriveva il Romano Pontefice:

“Abbiamo perciò pensato, Venerabili Fratelli, di scrivervi la presente Lettera per spronare la vostra esimia pietà e il vostro zelo pastorale, e per inculcarvi con ogni premura di volere, secondo il vostro prudente giudizio, indire e tenere pubbliche preghiere nelle vostre diocesi, onde il clementissimo Padre di ogni lume si degni di illuminarci con la luce del suo divino Spirito, perché in una cosa di tanta importanza possiamo prendere quella deliberazione che più risponda alla maggior gloria del suo Nome, alla lode della beatissima Vergine ed all’utilità della Chiesa militante.

Desideriamo inoltre ardentemente che, con la maggiore sollecitudine possibile, vogliate farci conoscere quale sia la devozione che anima il vostro clero e il vostro popolo cristiano verso la Concezione della Vergine Immacolata, e con quale intensità mostri di volere che la questione sia definita dalla Sede Apostolica; ma soprattutto, Venerabili Fratelli, amiamo sapere quale sia in questa materia il vostro pensiero ed il vostro desiderio.”.

La lettera si chiudeva con il seguente invito:“Non dubitiamo affatto, Venerabili Fratelli, che per la vostra particolare pietà verso la santissima Vergine Maria sarete lieti di corrispondere con ogni premura ed ogni zelo a questi Nostri desideri, e che vi affretterete ad inviarci le opportune risposte, che vi abbiamo richiesto” (7).

Le risposte dei vescovi non si fecero attendere e vi fu un consenso quasi totale a favore della definizione dogmatica (su 603 interrogati ben 546 vescovi furono favorevoli). Ciò fece dire a molti che si era svolto una sorta di “concilio ecumenico scritto”.

Inoltre, volendosi procedere nel pieno rispetto delle norme canoniche, si svolse un Concistoro, nel quale si raccolse anche il consenso dei Cardinali di Santa Romana Chiesa.

In questo modo, l'8 dicembre del 1854 Papa Pio IX proclamava il dogma mariano con la bolla Ineffabilis Deus, nella quale il Romano Pontefice, dopo aver premesso di essere "fermamente convinti nel Signore che fossero maturati i tempi per definire l'Immacolata Concezione della santissima Vergine Maria Madre di Dio, che la Sacra Scrittura, la veneranda Tradizione, il costante sentimento della Chiesa, il singolare consenso dei Vescovi e dei fedeli, gli atti memorabili e le Costituzioni dei Nostri Predecessori mirabilmente illustrano e spiegano così annunciava l’avvenimento ai cattolici di tutto il mondo:

“...Dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina, la quale ritiene che la beatissima vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente e in vista dei meriti di Gesù Cristo, salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia della colpa originale, è rivelata da Dio e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli”..  (8).   

Come si è detto, la definizione del dogma fu il frutto di una verità che, pur non trovando riferimenti espliciti nelle Sacre Scritture, era radicata nella mente e nell'animo dei fedeli cristiani e si era andata affermando nella pietà e nel comune sentimento popolare, ispirata da una sorta di rivelazione tacita,  protrattasi per secoli.

Il secolare dibattito teologico su questo aspetto della dottrina mariana veniva, così, a chiudersi.

A quella che era una piccola cittadina di provincia ed alla sua Confraternita dell’Immacolata va l’onore ed il privilegio di aver dato, con l’istituzione dello storico digiuno a pane ed acqua,  un suo originale e significativo apporto affinché questo lungo, travagliato cammino di fede fosse portato a compimento.

 

 

 Note

(1-2-6) Enciclica “Ubi primum” del Sommo Pontefice Pio XI, 2 febbraio 1849.

(3) “Al sommo Pio IX, Pontefice Regnante. La dottrina dell'angelico dottore s. Tommaso di Aquino e la sentenza del sacro Ordine de' predicatori a favore dell'Immacolata Concezione della Gran Madre di Dio Maria SS. per li padri maestri f. Mariano Spada e f. Tommaso M.V. Salzano, entrambi illustri domenicani,  da servire da supplemento alla dissertazione polemica ec. di S.E.R. il Sig. Cardinal Lambruschini ec.”, tipografia Tizzano (Napoli?)  1848, pag. 118.

(4)  Fonte Enciclopedia Treccani.

(5) “Cenni sull'Immacolato Concepimento della Gran Madre di Dio Maria, sulla sua dogmatica definizione” Stamperia Reale, Napoli 1854, pag. 29.

(6) Il riferimento è alla disputa che ebbe luogo sul finire del 1307, o agli inzizi del 1308 alla Sorbona di Parigi. Giovanni Duns Scoto (denominato anche Dottor sottile), teologo francescano, per tale incombenza sarebbe giunto appositamente a Parigi dall’Inghilterra. Secondo la tradizione, arrivato il giorno fissato per la discussione teologica, mentre Scoto si avviava alla Sorbona, si sarebe fermato in adorazione davanti ad una statua della Vergine che per la via, e le avrebbe indirizzato la seguente invocazione: Dignare me, laudare te, Virgo sacrata: da mihi virtutem contra hostes tuos. L’immagine della Vergine, a significare la protezione del frate, avrebbe piegato il capo, conservando tale posizione  anche successivamente.

(7) Bolla “Ineffabilis Deus” del Sommo Pontefice Pio IX, 8 dicembre 1854.

(8) Immagini: la cosiddetta Carta di Casalnuovo, la cartellina rilasciata dalla Confraternita dell’Immacolata di Manduria (già Casalnuovo di Terra d’Otranto). Negli spazi vuoti venivano indicati il nome di colui che chiedeva l’iscrizione al digiuno a pane ed acqua, nonché il giorno, dell’anno, a lui assegnato per il digiuno, che veniva estratto a sorte.

 

 

 

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