Il sacco di Capua del 24 luglio 1501

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Il terribile “Sacco di Capua” del  24 luglio 1501 provocò migliaia di vittime, sulla cui reale entità si va dai milleduecento, di cui scrive Marino Sanudo, ai seimila, menzionati da Jacob Burckardt e Gabriele Iannelli.

A quel tempo la popolazione di Capua, secondo quanto attesta la Relatio ad limina Apostulorum del 1590, effettuata dall’arcivescovo Cesare Costa, era di appena dodicimila abitanti.

Un massacro di un’entità così consistente, di oltre duemila abitanti della città, “fu dovuto solo all’avidità del Valentino”, ossia di Cesare Borgia, figlio del papa Alessandro VI, alo scopo di espugnare la “clavis regni” per impadronirsi della città di Napoli e del Regno.

Come è noto,  Luigi XII di Francia e il re d’Aragona Ferdinando il Cattolico, con il trattato di Granada dell’11 novembre 1500, avevano mirato a spartirsi il  Regno di Napoli, ai danni del legittimo re Federico d’Aragona. Successivamente, segnatamente il 29 giugno 1501, un nuovo accordo aveva coinvolto anche il papa Alessandro VI, attraverso un patto contro i turchi, ma altresì mirato alla conquista e spartizione del Regno di Napoli.

 

Per il re Federico non c’era via di scampo, in quanto il generale francese Bernard d’Aubigny  giungeva  dal nord Italia con un esercito di ventitremila uomini e nel contempo il comandante spagnolo Gonzalo Fernando de Cordoba risaliva dalla Sicilia. Cesare Borgia, il figlio di Alessandro VI, nuovo duca del Valentinois, contribuiva, al fianco dei francesi, con un esercito di dodicimila armigeri.

Il 12 luglio le truppe francesi del d’Aubigny e di Cesare Borgia giungevano a Capua, accampandosi presso la porta Tifatina, in direzione di Sant’Angelo in Formis. Era già pronto anche il conte di Caiazzo Francesco Sanseverino, mentre Capua era difesa solo dal capitano Fabrizio Colonna con quattromila soldati.

Dopo una strenua difesa, i capuani dovettero arrendersi e sottostare al pagamento di quarantamila scudi, secondo alcuni, o quarantamila ducati d’oro, secondo altri, corrispondenti rispettivamente a 130,7 kg e 147,4 kg, entro le ore 15 del giorno 24 luglio.

Ma l’accettazione delle condizioni di resa non frenarono  l’esplosione di tanta crudeltà verso i capuani, che portò a migliaia di vittime innocenti.  La cronaca del contemporaneo Agostino Pascale racconta che: “l’oro e l’argento erano  il colpevole e si tormentavano gli innocenti […]”.

Cesare Borgia, in veste di Arcivescovo di Valenza, era stato a Capua, il 10 agosto 1497 delegato da suo padre, papa Alessandro VI, per l’incoronazione di re Federico nella cattedrale della città di Capua, dove era allora arcivescovo Giovanni Borgia, un suo parente.

Il futuro duca Valentino in quell’occasione aveva potuto “constatare anche l’opulenza della città e dei suoi numerosi casali[…] del Tesoro della Chiesa di Capua, che forse gli era stato mostrato dal già ricordato arcivescovo suo consanguineo”.

Dopo la richiesta di riduzione a Stato laicale, il Borgia aveva chiesto di sposare Carlotta, la figlia di re Federico, della quale, come rileva lo storico Giancarlo Bova “non sappiamo fino a qual punto si fosse veramente invaghito”.

In effetti, dopo la resa di Capua e l’accettazione di pagare quanto richiesto, la furia del Borgia si era scatenata contro gli abitanti della città solo per “l’oro e l’argento”, in un periodo storico in cui anche le sue numerose truppe si mantenevano con il saccheggio e il ricatto.

Un documento inedito di Fabio Vecchioni (1597- 1675) riporta che la città di Capua si trovava “cinta dall’assedio di truppe al numero di 36 mila, composte delle più barbare nationi, eretici, scismatici, mori e pessimi cattolici, le quali, come riferiscono l’istorie, dodici mila erano ladroni e fouriusciti, radunati da diuerse parti d’Italia, Spagna e Francia, e sei mila mori scacciati poch’anzi dal regno di Granata […]

 

 

 

Bibliografia:

Giancarlo Bova- Il Sacco di Capua- Edizioni Scientifiche Italiane- 2009

 

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