Nuovi documenti sul Card. Ferrari a 300 anni dalla morte

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Ricorre quest’anno il terzo centenario della morte del cardinale frà Tommaso Maria Ferrari, religioso domenicano, avvenuta a Roma il 20 agosto 1716 (1).

Nato a Manduria (Casalnuovo) il 20 novembre 1647, da Francesco Ferrari e Vittoria Bruni, gli fu imposto il nome di Pier Agostino ed entrato, appena quindicenne, nel locale convento domenicano della Madonna del Rosario, proseguì il noviziato e gli studi a Lecce nel convento della Ss. Annunziata per poi trasferirsi a Napoli nel convento di S. Maria della Sanità, dove fu nominato lettore in filosofia e teologia e fu chiamato ad insegnare nel Collegio di S.Tommaso.

Successivamente, conseguito il dottorato in teologia, fu chiamato a reggere il convento di S. Domenico a Bologna, all’epoca tra i più importanti centri di studi dell'Ordine dei Frati Predicatori, e divenne lettore di teologia.

Nominato il 1° novembre 1688 Maestro del Sacro Palazzo Apostolico dal Pontefice Innocenzo XII, il 12 agosto 1695 fu creato cardinale presbitero del titolo di S. Clemente a Roma, e così fu chiamato a far parte delle principali congregazioni romane, come quella del S. Uffizio, dei Vescovi e regolari, dei Riti, e quella dell'Indice, di cui, più tardi, fu nominato Prefetto.

 

Partecipò al conclave per l’elezione di papa Clemente XI e in seguito, dal 1704 al 1705, fu Cardinale Camerlengo, la cui funzione, principalmente,  è quella di reggere la sede vacante in caso di morte del Pontefice.

La sua sepoltura si trova nella basilica di S.Sabina a Roma.

Sin qui le notizie sulla vita, tutte rinvenienti dalle biografie già edìte, che ho ritenuto opportuno fornire, brevemente, per introdurre l’argomento e per richiamare alla memoria dei lettori la figura dell’illustre porporato mandurino (2).

Nell’attesa di nuovi studi e ricerche, di cui auspico l’avvio in occasione della prossima ricorrenza, scopo del presente contributo è, invece, quello di fornire notizie su documenti che ho rinvenuto di recente e che, per quanto mi consta, risultano inediti a livello locale.

Il primo di questi documenti è un suo ritratto, realizzato con incisione a bulino, contenuto nel testo “Virorum ordines – Catalogo degli ordini religiosi della Chiesa Militante, espresso con Immagini e spiegato con breve narrazione”, edizione dell’anno MDCCVII, di Vincenzo Maria Coronelli, Generale dell’Ordine Francescano, conservato nella Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia (3).

L’immagine del cardinale mandurino è molto simile a quella contenuta nell’altra incisione già nota, pubblicata dall’Arnò nella sua opera “Manduria e Manduriani” e considerata una riproduzione di un dipinto dell’artista Ludovico David (1648 – 1720).

Rispetto alla seconda, l’immagine riportata dal Coronelli presenta un diverso orientamento del personaggio, in quanto il prelato è stato raffigurato con il volto che guarda a destra, mentre le iscrizioni riportanti il nome e la carica sono state inserite nella cornice ovale che la racchiudono. Sempre nell’ovale in basso a destra compare, in piccolo, il nome dell’autore, che io leggo: “Ant. Luciani inc.”. Dovrebbe trattarsi, quindi, del noto incisore e paesaggista veneziano Antonio Luciani, attivo nel XVII secolo.

A differenza dell’immagine riportata dall’Arnò, non compare lo stemma araldico del porporato.

Il secondo documento è un decreto della Congregazione per le indulgenze e le sacre reliquie del 24 febbraio 1712 , sul cui contenuto ci  soffermeremo più avanti, il quale riporta l’indicazione, come Prefetto, del nostro cardinal Ferrari (4).

La notizia, pertanto, si segnala per la sua novità, in quanto, ad oggi, detto incarico ricoperto dall’illustre prelato mandurino non risulterebbe noto. Ciò sebbene siano conosciuti gli incarichi ricoperti quale membro di altre congregazioni della curia romana e, soprattutto, quale Prefetto della Congregazione dell’Indice.

La Congregazione per le indulgenze e le sacre reliquie, di origini molto antiche ed oggi soppressa, sovrintendeva alla concessione dell'autenticazione alle reliquie ed alla regolamentazione delle indulgenze alle chiese ed ai vari enti ecclesiastici. Tali competenze rivestivano all’epoca particolare importanza, in quanto il collegio aveva il compito di attestare la veridicità delle reliquie e, per questo motivo, disponeva di propri consulenti teologi ed archeologi (soprattutto religiosi gesuiti o cappuccini).

La circostanza di avere presieduto detta congregazione romana potrebbe spiegare, anche, il motivo per cui il Ferrari fu tanto prodigo nell’arricchire la sua città natale con donazioni di sacre reliquie, quali, ad esempio, quella di S.Vincenzo Ferreri nella omonima cappella della Madonna del Rosario di Manduria o quella di S.Carlo Borromeo nella Collegiata della Ss. Trinità (Chiesa Madre), di cui ho già parlato in un mio precedente studio dedicato al santo.

Ma il documento in esame merita ulteriore attenzione per il suo contenuto che, come ora vedremo, presenta curiosi collegamenti con Manduria.

Con il citato decreto, la Congregazione, presieduta dal cardinal Ferrari, interveniva in materia di indulgenze per occuparsi, più precisamente, di quelle concesse ai Teatini per l’abitino dell’Immacolata Concezione, nonché di quelle attribuite agli Agostiniani con riferimento alla cintura, indossata dai devoti della Madonna venerata sotto lo stesso titolo (Ss. Vergine della Cintura).

Il collegamento con la nostra cittadina riguarda, ovviamente, soprattutto le prime indulgenze, atteso che,  in forza di un Breve del Pontefice Clemente XI  (conservato nell’Archivio Diocesano di Oria e riprodotto nel dipinto murale posto a sinistra, entrando, della Chiesa dell’Immacolata di Manduria), i rettori spirituali delle confraternite laicali intitolate all’Immacolata (e quindi anche quelli dell’importante Confraternita di Manduria) erano stati autorizzati a benedire ed a distribuire ai fedeli gli scapolari (o piccoli abitini) di colore celeste con la concessione delle relative indulgenze (5).

In precedenza, invece, tale facoltà e le indulgenze ad essa collegate erano state prerogativa della Congregazione dei Padri Teatini -potente ordine religioso fondato da S.Gaetano di Tiene e da Gian Pietro Carafa (all'epoca  vescovo di Chieti, donde la denominazione di teatini) nel 1524- al quale erano state accordate con Breve Apostolico di Papa Clemente X del 20 gennaio 1671.

Senonché, dal documento in esame emerge che i Padri Teatini avrebbero “illegittimamente” arricchito le indulgenze a loro concesse, oltrepassando i limiti imposti dal Breve papale di Clemente X e dal successivo di Clemente XI (il pontefice, a quel tempo regnante, che aveva emesso anche il breve riguardante la Confraternita dell’Immacolata di Manduria). Ciò, pertanto, aveva reso necessario l’intervento regolatore della Congregazione romana e del Ferrari.

In effetti, era stato impresso a Verona nel 1711, presumibilmente su commissione di detti religiosi, un libello intitolato “Breve Notitia del Santo abitino che si dispensa da Padri Teatini ad onore dell’Immacolata Concezione di Maria Vergine in virtù di un Breve Apostolico di Clemente X, confermato con altro del Regnante Sommo Pontefice in data delli 12 maggio 1710. Con le indulgenze proprie e dell’aggregazione alla loro Religione, etc.”.  In esso, a quanto pare, erano state indicate indulgenze mai accordate dall’autorità ecclesiastica.

Il procedimento dinanzi al collegio  presieduto dal Ferrari, era stato attivato da una denuncia avente ad oggetto il libretto stampato (“Cum itaque Sacrae Congregationi delatum fuerit in libello …plurimas Indulgentias  falsò contineri, veluti à summis Pontificibus concessas, aùt quoquomodo communicatas, gestantibus scapulare parvum cerulei coloris quod vocant Conceptionis Beatissimae Virginis Immaculatae”).

La  Congregazione, pertanto, riunitasi nelle forme e nei modi della legge canonica, aveva esaminato il caso (“re mature perpensa”) ed aveva confermato le sole indulgenze concesse nel Breve papale del regnante Clemente XI (“quas Sanctissimus Dominus Noster literis in forma brevis desuper editis die 12 Maij  anno 1710, clementer concessit his verbis”, segue, nel decreto, la trascrizione del testo del breve, le cui indulgenze coincidono, in larga parte, con quelle accordate ai rettori delle confraternite laicali, come quella dell’Immacolata di Manduria).

E’ evidente, quindi, che nel libello in questione l’autore di esso aveva, per così dire, largheggiato nell’indicazione delle indulgenze consentite all’ordine religioso.

La stessa cosa era accaduta per il libretto sulle indulgenze della cintura della Ss. Vergine, dispensata dai Padri Agostiniani, stampato a Bologna nel 1707, del quale si occupa sempre il  decreto del cardinal Ferrari.

Il provvedimento si chiude, pertanto, con una disposizione interdittiva, con la quale si vieta la pubblicazione e la divulgazione, a voce o per iscritto, di indulgenze diverse da quelle riconosciute dai provvedimenti pontifici in esso richiamati, ossia, per l’abitino dei Teatini, il Breve apostolico di Clemente XI del 12 Maggio 1710 (“…districte prohibuit, né aliae indulgentiae voce, aut scripto, publicentur…quae in supradctis Brevibus Sanctissimi Dominibus Nostris Clementis XI…”).

Segue, quindi, la proibizione del libello stampato a Verona (come anche dell’altro stampato a Bologna per gli Agostiniani) e la iscrizione di questo (e dell’altro) nell’Indice dei libri proibiti, alla cui tenuta sempre il cardinal Ferrari sovrintendeva come prefetto della Congregazione dell’Indice (“…proscribendos censuit  sub poenis in Indice librorum prohibitorum contentis”).

L’aspetto veramente curioso della vicenda è dato dal fatto che, per una singolare coincidenza, sia stato proprio il cardinale Ferrari  -nativo di Manduria e, quindi, della cittadina in cui si era fortemente sviluppato (con l’avvio della pratica del digiuno perpetuo a pane ed acqua) il culto per l’Immacolata Concezione- a dover regolare le indulgenze concesse alla Congregazione dei Teatini che, per tale pratica devozionale,  aveva assunto un ruolo, si potrebbe dire, “concorrenziale” rispetto alla Confraternita dell’Immacolata di Manduria.

Il terzo documento è costituito da una lettera scritta di pugno dal Ferrari e recante la sua firma autografa (6).

La missiva, di contenuto confidenziale, era stata spedita a Pisa, al monaco camaldolese Guido Grandi, matematico, filosofo ed anche letterato (iscritto tra gli Arcadi con lo pseudonimo di Dubeno Erimanzio) ed é datata Roma 18 dicembre 1700.

In essa il cardinale, anch’egli Arcade con il nome di Filarete Numanzio (7), scrive all’amico, probabilmente per complimentarsi della sua nomina a lettore straordinario di filosofia nell’Università di Pisa, effettuata nel maggio 1700 dal Granduca di Toscana. 

Il documento rivela il prestigio di cui godeva il Ferrari, i rapporti del prelato con gli altri intellettuali dell’epoca e la sua partecipazione alle vicende culturali del tempo.

Infine, segnalo un gruppo di documenti che presentano, tra loro, contenuti simili, per i quali reputo sufficiente una trattazione veloce e cumulativa.

Si tratta di cinque decreti emanati dal Ferrari in qualità di Prefetto della Congregazione dell’indice dal 1703 al 1714, nonché di un decreto del 1688 e di un editto del 1691 emessi come Maestro del Sacro Palazzo Apostolico (8).

Per quanto attiene al loro contenuto, la maggior parte di essi ha ad oggetto l’iscrizione di opere letterarie di vari autori dell’epoca nell’Indice dei libri proibiti (Index librorum prohibitorum), la famigerata lista che aveva lo scopo di evitare la contaminazione della fede e la corruzione morale, vietando la lettura di scritti che l’autorità ecclesiastica riteneva non corretti dal punto di vista teologico e morale.

Altri, ancora, introducono disposizioni per proibire, sotto pena di ammende e punizioni corporali, il possesso, la vendita, la stampa dei libri proibiti.

Da evidenziare, come curiosità, la circostanza che tra le opere messe all’indice da uno di questi decreti vi è anche quella di un autore famoso, ossia la ristampa del 1695 di “Contes et nouvelles en vers” ("Racconti e novelle in versi") del celebre poeta e favolista francese Jean de La Fontaine.

Questi, in sintesi, i risultati emersi dalla breve ricerca riguardante il cardinal Ferrari, i quali ne attestano la elevata statura culturale e l’importante rilievo istituzionale. 

Certamente molto altro ancora potrebbe emergere dalla consultazione di archivi e di biblioteche.

Il personaggio tuttavia, oltre che per la sua grande cultura e per gli importanti incarichi ricoperti nell’ordinamento ecclesiastico (alcuni dei quali in settori molto delicati come il S.Uffizio o la Congregazione dell’Indice), fu noto soprattutto per la moderazione di giudizio (contrapposta all’intolleranza di altri esponenti della curia romana) e per la sua immensa umiltà.

Proprio per queste ragioni nell’elogio funebre, letto a Napoli in occasione della morte, tale aspetto del suo carattere viene paragonato, impiegando le macchinose forme letterarie dell’epoca barocca, alle acque del Fonte di Manduria, sua patria, che aggiunte o tolte, non modificano il livello della sorgente.  Allo stesso modo, tutte le cariche, i riconoscimenti e le dignità che gli erano state concesse in vita, non avevano mai influito sulla moderazione e sulla modestia del suo carattere, in quanto il Ferrari si era sempre sforzato di adottare, per controbilanciarle, severe pratiche di mortificazione corporale ed abitudini di vita di estrema semplicità ed umiltà.

Il concetto è contenuto nel seguente passaggio dell’elogio, che vale la pena leggere, malgrado gli eccessi stilistici e retorici tipici dell’epoca, anche perché dimostra la grande notorietà che il Fonte Pliniano, monumento di origine preromana (messapica) ha sempre avuto nel passato:

“E pare a me in riflettervi, che abbia in Lui la Virtù esposto agli occhi di Roma fatto già usuale un prodigio non dissomigliante a quello che, fin da tempi di Plinio, che lo scrisse, si ammirò in Manduria.

Scorgevasi ivi una Fonte, che non soggetta a vicende di stagioni, né alla varietà consueta del restante delle creature, sempre uguale dimostrava la copia delle sue acque, non mai penuriandone per quante ne perdesse, non mai straricchendone per quante ne ricevesse. (…)

E’ un bel riscontro però, che alla Moderazione del Cardinal di Manduria vengano ossequiose a fare specchio l’acque, che sgorgano nella stessa sua Patria. Né l’una, né l’altra fortuna potè mai vantarsi d’aver alterata con le sue mutazioni quell’Anima Grande, per cui mantenere in equilibrio d’affetti trovaronsi sempre ben ordinate le macchine della Virtù. Né perché le piovessero in seno le Dignità, e le Grandezze, poté mai l’abbondanza di queste ottenere, che a far contrappeso alle loro forze non si opponesse con l’aggiunta anche di nuove invenzioni l’antica sua Moderazione.”(9-10). 

 

 

 

Note

(1) Un ringraziamento a Mons. Franco Dinoi, Arciprete della Collegiata Ss. Trinità di Manduria, per avermi segnalato, nel corso di una conversazione, la imminente ricorrenza del terzo centenario della morte del nostro illustre concittadino.

(2)  Per le notizie biografiche cfr., soprattutto, Giambattista Arnò, Il card. fr. Tommaso M. Ferrari o. p. manduriano luminare della chiesa nel 700  Tip. L. Lacaita, stampa 1942; Manduria e Manduriani Scuola Tipografica Antoniana – Oria 1954.

(3) Ritratto di Tommaso Maria Ferrari domenicano Fa parte di: Virorum ordines ("front. Inciso senza immagini ORDINUM / RELIGIOSORUM / In Ecclesia Militanti / CATALOGUS, / Eorumque Indumenta, / Iconibus expressa, /AUCTUS, NEC NON MODERATUS / Posteriori hac Editione / ANNI MDCCVII. / In necessarium Seraphicae suaeReligionis / Munimen / A' P. GENERALI CORONELLI. / Consecratus / EMINENTISSIMO PRINCIPI / S.R.E. /CARDINALI / JOANNI PHILIPPO / DE LAMBERG, / Episcopo Passaviensi, etc. / PARS I / Complectens virorumordines- altro front. Inciso senza immagini CATALOGO / DEGLI / ORDINI RELIGIOSI / Della / Chiesa Militante, / Espresso con Imagini, / E spiegato con breve narrazione, / AUMENTATO, E MODERATO / Nella presente posterior Edizione / DELL'ANNO MDCCVII / In necessaria Riparazione / Della / SERAFICA SUA RELIGIONE / Dal Padre / GENERALE CORONELLI / Consacrato / ALL'EMINENTISSIMO PRINCIPE / GIO. FILIPPO / DI LAMBERG, / CARDINALE DI S.R.C. / Vescovo di Passavia, / etc. / PARTE I. / Degli Uomini Religiosi- sul verso di questo secondo frontespizio, un'incisione")
[GeoWeb - Marciana] [Cartografia a stampa] [Spoglio] [mag_GEO0014682]. Fonte: www.internetculturale.it

(4) Decretum sacrae Congregationis Indulgentijs, & Sacris Reliquijs praepositae
Roma: Stamperia Camerale 1712. Decreto con proibizioni librarie
[MagTeca - ICCU] [Testo a stampa] [Monografia] [oai:www.internetculturale.sbn.it/Teca:20:NT0000:RMLE043542]. Fonte: www.internetculturale.it 

(5)  In realtà anche la devozione per Maria Ss.ma della Cintura è ampiamente attestata a Manduria, stante la presenza in loco del Convento degli Agostiniani (S.Maria di Costantinopoli). Una testimonianza di tale devozione è la statua della Madonna della Cintura ancora custodita nella anzidetta chiesa.

Si tratta di una delle cd. “Madonne vestite”, ossia di un manichino con testa e mani in cartapesta o terracotta ed il corpo realizzato da una imbottitura in paglia o altro materiale, che é rivestito da abito in pizzo o tessuto. La effigie era fino a poco tempo addietro collocata in una nicchia posta di fornte all’ingresso secondario della chiesa. Oltre alla statua vi è anche un dipinto raffigurante la Ss. Vergine della Cintura di G.B. De Porzio.

(6) Roma 18/12/1700 Autografa la firma. MS.GRANDI.91 ; Lettere 312 di vari a Guido Grandi autografe per intero o in parte, copie, in latino, italiano, francese
[MagTeca - ICCU] [manoscritto] [Unità documentaria] [oai:www.internetculturale.sbn.it/Teca:20:NT0000:IT-PI112_MG.91.44-45]. Fonte: www.internetculturale.it

(7)  G.B. Arnò, op. cit.

(8) Tutti consultabili su www.internetculturale.it.

(9) Componimenti Fatti nel Funerale dell' E.R.S. Tommaso Maria Ferrari Dell'Ordine de Frati Predicatori, Cardinale del titolo di S.Clemente. Napoli 1717 presso stamperia di Felica Mosca, pagg. 21-22, esemplare presso Osterr. Nationalbibliothek.

(10) Monumento di età preromana assunto a simbolo ed emblema araldico della Città di Manduria. Risalente all'epoca messapica, si trova all'interno dell'antico abitato a poca distanza dai resti delle Mura megalitiche che circondavano la città. Prende nome da Plinio il Vecchio che lo cita nella "Historia Naturalis".

E' ubicato in una grande caverna dal diametro di 18 metri e 8 di altezza, alla quale si giunge percorrendo uno scalone a doppia rampe, con 20 gradini, scavato nella roccia. All’interno vi scorre una fonte sotterranea perenne, menzionata da Plinio per il livello costante delle acque: ““In Sallentino, iuxta oppidum Manduriam, lacus, ad marginem plenus, neque exaustis aquis minuitur, neque infusis augetur”. .

 

 

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