Le strade di Napoli

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I nomi delle strade sono documenti di storia cittadina ed offrono uno stimolo a ricordare, al rivivere, con più o meno senso critico, con maggiore o minore nostalgia, il nostro tempo passato.

La nomenclatura ufficiale delle strade, insieme con la numerazione delle case, si ebbe a Napoli più tardi che in altre città straniere e italiane.

Si cominciò a  Milano, nel 1785, per iniziativa del conte Wilzech, che volle imitare il sistema già attuato a Vienna, ad Amsterdam, a Londra ed a Parigi. Nello stesso anno fu la volta di Firenze e Livorno.

Soltanto nel 1792 un dispaccio di Ferdinando IV di Borbone ordinava che anche a Napoli si procedesse alla denominazione delle strade ed alla numerazione delle case.  Il provvedimento era stato escogitato dal reggente della Vicaria, Luigi Medici di Ottajano, che lo ritenne utile allo scopo di trovare le persone con maggiore facilità.

Le prime tabelle furono incise su lastre di lavagna, molte delle quali ancora esistono, poi furono introdotte quelle di marmo di varie forme e dimensioni.

Prima del dispaccio del 1792 le strade venivano indicate secondo l’uso comune che non era sempre costante; alcune avevano più di una denominazione e questo creava non pochi problemi tra l’uso popolare e quello adottato negli atti pubblici.

 

Le denominazioni il più delle volte nascevano da ragioni topografiche e nella maggior parte derivavano dai luoghi sacri, edifici pubblici, nomi di famiglia, o alla semplice presenza di alberi. Altre ancora facevano riferimento a colonie di stranieri, avvenimenti particolari o ad una cospicua presenza di comunità di arti e mestieri.

La scelta dei nomi a seguito del dispaccio del 1792 tenne fede alla tradizione popolare senza apportare grossi cambiamenti.

Durante la Repubblica Napoletana del 1799, sul ‘Veditore repubblicano’, il cittadino Aléty pubblicava alcune proposte innovative sul modo di denominare le strade di Napoli.

I termini ‘pidocchio, ‘pulce’ secondo il pensiero del repubblicano, andavano banditi perché alludevano alla viltà ed alla bassezza del popolo durante il periodo monarchico. Gli unici nomi da salvare erano quelli dei luoghi sacri per ‘la decenza ed il rispetto della vera religione’.

La nuova toponomastica doveva essere ricavata dagli eventi della rivoluzione e dalle virtù. Così l’ Aléty proponeva per via Toledo, Strada del gran patto, per Castelnuovo, Castello del furore, per il Carmine, Castello della vittoria, per Castel dell’Ovo, Castello della quiete, e per Castel Sant’Elmo, Castello della gioventù.

Le proposte dell’Aléty non furono accolte, d’altra parte non sarebbero comunque sopravvissute a lungo, così come non sopravvissero  i nomi conferiti ai sei cantoni con cui fu suddivisa la città, con il proclama del 21 piovoso che costruiva il dipartimento del Vesuvio.

Il omaggio a Castel Sant’Elmo, i quartieri ‘Avvocata, Montecalvario e Vomero furono denominati Montelibero, ‘Vicaria e S. Antonio Abate (S. Lorenzo), Umanità, ‘Porto e Mercato’, Masaniello, ‘Arenaccia e Maddalena’, Sebeto, ‘Stella e Capodimonte’, Giannone, ‘S. Ferdinando e Chiaia’, Sannazzaro.

Fino al 1860 la toponomastica istituita dai Borbone rimase quasi indisturbata con pochissimi mutamente durante il decennio francese.

Fu dopo l’unificazione dell’Italia che cominciarono notevoli mutazioni e soppressioni ad opera delle commissioni municipali, le proteste dei cittadini e della stampa. Si cominciò con mutare Via Toledo in Via Roma e ad onorare i martiri della rivoluzione nazionale.

Ciononostante molti nomi tradizionali furono conservati ed ancora vivono nell’uso comune, fatta eccezione per vicoli e fondaci che sparirono con il risanamento edilizio di fine Ottocento.

Frutto di meditati studi e discussioni fu la Commissione del 1890 alla quale si deve la formazione della moderna toponomastica cittadina.

Ne fu  presidente il Capasso, membri il mons. Galante, il De Blasis e segretario Benedetto Croce.

In epoche successive, dopo la caduta del fascismo, vicende liete ed amare hanno ancora modificato la toponomastica napoletana, e a mite contrasto con l’arte della guerra sono stati ricordati i nomi di alcuni cittadini benemeriti.

 

 

 

 

Bibliografia:

G. Doria, Le strade di Napoli, Milano-Napoli, 1943

 

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