Olimpia Frangipane ed il suo cenacolo di rivoluzionari molisani

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CastelbottaccioPassata alla storia come una sorta di Madame de Stael molisana, Olimpia Frangipane Ricciardi ebbe il merito di riunire nel palazzo Cardone di Castelbottaccio, un famoso cenacolo culturale neo-illuminista frequentato da ferventi sostenitori delle idee repubblicane di fine Settecento.

La famiglia Frangipane Ricciardi vantava origini antichissime ed avevano acquistato fama, ricchezze e feudi nel Regno di Napoli al tempo degli Angioini.

Olimpia era nata  a Mirabello, in provincia di Campobasso, il 16 luglio del 1761 dal duca Giuseppe e la duchessa Marianna Bonocore. A venti anni si unì in matrimonio con Francesco Cardone, barone di Castelbottaccio. Pur essendoci tra i due un notevole divario di età, dalla loro unione nacquero ben tredici figli alcuni dei quali, però, morirono prematuramente.

Rimasta vedova nel 1810, l’ultimo ventennio della sua vita fu segnato da diversi lutti familiari e da una instabile condizione economica derivata da ingenti debiti contratti dal defunto marito, che la costrinsero a lasciare Castelbottaccio ed a trasferirsi a Napoli in una dimora estiva appartenuta alla sua famiglia di origine.

Compagno degli ultimi anni fu il conte di San Biase, Gennaro de Blasiis con cui rimase fino alla morte che avvenne a Napoli nel 1832.

I momenti più floridi e ricordevoli della leggendaria Donna Olimpia furono certamente quelli legati al famoso cenacolo culturale, per il quale attirò su di sé ammirazione, ma anche tante maldicenze derivate dall’assidua frequentazione di persone ammaliate dalla bellezza giunonica della baronessa rivoluzionaria, avversa alla monarchia borbonica e proselita delle nuove idee repubblicane.

Il cenacolo neo-illuminista divenne presto luogo di ritrovo, fermento e diffusione di quel desiderio di libertà che nel tempo contribuì  a combattere l’antico mondo feudale anche in quel Molise arretrato e sottosviluppato, vittima dell’oppressione fiscale borbonica e privo di fondamenti di giustizia,  ed a realizzare il sogno ed i principi democratici della Repubblica Napoletana del 1799.

Nel salotto di Castelbottaccio le frequenti riunioni di medici, avvocati, uomini di cultura che a Napoli si erano imbevuti delle lezioni dei grandi riformatori settecenteschi come GenovesiFilangieri, non sfuggirono però ai sospetti alla polizia borbonica che prese a spiare e fiutare congiure antimonarchiche, fino a quando, ne1795, a seguito delle persecuzioni già perpetrate in tutte il regno e soprattutto nella capitale,  furono arrestati anche la maggior parte dei frequentatori del cenacolo della Frangipane.

Furono questi gli anni delle prime congiure giacobine e del maxi processo che vide centinaia di arresti e la condanna a morte dei primi tre repubblicani, tra cui Emanuele de Deo.

Tra i più noti frequentatori del circolo molisano ci furono Vincenzo Cuoco scrittore, uomo politico e autore del famoso Saggio Storico, che fu tra i primi ad essere folgorato dalla bellezza della Frangipane, tanto da inserirla come personaggio femminile dell'antichità nel suo libro  il "Platone in Italia",  Domenico De Gennaro, giureconsulto di Casacalenda assassinato nella contrada molisana nel febbraio del 1799 per mano sanfedista prima dell’arrivo dei francesi, ed inoltre Vincenzo Sanchez di Montefalcone, Costantino Lemaitre di Lupara, Scipione Vincelli di Casacalenda, tutti finiti arrestati, tradotti, processati ed imprigionati a Napoli in Castel S. Elmo nel 1795 con l’accusa di congiura giacobina.

Neanche quando la repressione borbonica toccò l’apice con l’ecatombe dei repubblicani, la baronessa Frangipane Ricciardi  abbandonò i molisani scampati, offrendo loro protezione nella speranza di salvarli.

Ma presto finì anche lei vittima della ‘damnatio memoriae’ perpetrata dai borbone. Dopo la morte calò sul suo ricordo un gelido silenzio ed in Molise come a Napoli non è rimasta traccia nemmeno di un suo ritratto sbiadito.

Per il suo impegno politico, sociale e culturale meritoriamente va ricordata tra le Madri della Patria.

 

 

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