Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Due agiografi napoletani per san Francesco di Paola

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È noto, grazie agli studi di Jean-Michel Sallmann, il fenomeno significativo della produzione agiografica napoletana dalla seconda metà del cinquecento fino all’inoltrato Settecento: proprio nel periodo immediatamente successivo al concilio di Trento, e pour cause, c’è un forte impulso a tale produzione, che fa del testo agiografico un libro di lettura edificante, ma anche uno strumento apologetico marcatamente antiereticale: «la crescita delle Vite di santi fa parte di un progetto di riconquista delle masse cattoliche e risponde alla domanda di un pubblico avido.

Anche se questo genere letterario è divenuto difficilmente accessibile al lettore odierno, esso rappresentava verso il ’600 uno dei settori più dinamici

della vita culturale».

Una decina d’anni fa mi sono occupato, per i miei interessi sia per l’agiografia napoletana, specialmente ianuariana, sia per le raccolte di Vite dei santi di età moderna, di Davide Romeo, uno dei due agiografi operanti a napoli nell’ultimo trentennio del cinquecento.

Il Romeo e soprattutto Paolo Regio sono intellettuali impegnati nella vita culturale ed ecclesiastica di Napoli e del Regno: il primo in latino, l’altro esclusivamente in italiano, sono autori di numerose agiografie. le loro raccolte si distinguono dai più famosi collettori di Vite di Santi, dal Vizelius al lippomano al Surio4, perché non editano testi antichi, ma sono veri e propri agiografi, rielaborando, anche al di là di una vasta tecnica parafrastica, passioni e Vite di santi, in maniera originale, mossi dall’esigenza di soddisfare le nuove tendenze devozionali.

 

Le raccolte dei due agiografi seguono un criterio selettivo dettato dal radicamento locale del culto: santi nati o residenti a Napoli e nei centri dell’italia meridionale, santi di cui si conservavano anche solo reliquie. il primo, davide Romeo, risponde pienamente a questa impostazione, componendo le Vite dei sette santi protettori di Napoli (1571) e successivamente dei cinque sorrentini (1577), ma non trascurando anche alcuni santi particolarmente venerati a Napoli, come s. Restituta o s. Candida e soprattutto Tommaso d’Aquino e Francesco di Paola.

Paolo Regio, come vedremo, è una figura di assai più alto spessore e varietà di interessi, occupando un posto di primo piano nella vivace vita culturale di napoli6: se la sua poliedrica figura intellettuale spazia dal campo della poesia profana petrarchesca e pontaniana alla teologia, il suo maggiore interesse è proprio per l’agiografia, che è anche poi il motivo maggiore della sua fortuna.

 

 

 

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