Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Le gerarchie cattoliche degli Stati Uniti e la difesa del potere temporale

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Theodore Roosevelt I vescovi statunitensi avevano preso posizione in difesa del potere temporale del papato romano già dalla prima guerra d’indipendenza, ma fu nel biennio 1859-60 che essi si attivarono per la paventata fine del potere temporale della Chiesa romana.

Il 19 dicembre del 1859 l’arcivescovo di New York, John Hugues, scriveva all’abate di San Paolo fuori le Mura, Bernard Smith, che era quasi pronto un documento da lui redatto sulla “questione romana”.

L’arcivescovo di New York volle che tutti i vescovi che dipendevano dal suo incarico sottoscrivessero la lettera con l’esplicitazione della primaria difesa del potere temporale del pontefice.

Alla fine di gennaio del 1860 il Collegio Americano di Roma riceveva il papa al fine di elaborare strategie in difesa del potere temporale. Così alti prelati trasmettevano a Roma pastorali e circolari, in cui comunicavano l’assoluto e deciso dovere per ogni fedele d’impegnarsi per la difesa del potere temporale della Chiesa cattolica.

Si distinsero, nell’opera, James Duggan, vescovo di Chicago, Joseph S. Alemany, arcivescovo di San Francisco, Antony Blanc, arcivescovo di New Orleans, Michael O’Connor, vescovo di Pittsburgh, i quali fecero pervenire alla Congregazione “De Propaganda Fide” i loro scritti nei quali insistevano sul diritto del Papa ad essere detentore anche del potere temporale.

Insieme agli scritti, furono inviate somme di denaro, raccolte tra i fedeli, ma, riguardo all’iniziativa di far pervenire anche somme in denaro, si opposero Francis P. Kenrick, arcivescovo di Baltimora, John B. Purcell, vescovo di Cincinnati e John Timon, vescovo di Buffalo, i quali rimisero ai fedeli le somme versate.

 

Gli scritti inviati dagli alti prelati cattolici nordamericani furono inclusi in una pubblicazione di  ben sedici volumi dal titolo “La sovranità temporale dei romani pontefici propugnata nella sua integrità dal suffragio dell’Orbe cattolico regnante Pio IX l’anno XIV, pubblicati tra il 1860 e il 1864.

Tali interventi da parte delle gerarchie cattoliche statunitensi, sollecitate dalla stessa Santa Sede, avevano l’esplicita finalità di compattare le gerarchie del mondo cattolico nella difesa del potere temporale della Chiesa. Tuttavia la questione interna della guerra di secessione americana di quegli anni fece sì che gradualmente la questione del potere temporale della Chiesa romana andasse perdendo gradualmente l’incisività mostrata negli anni successivi all’Unità d’Italia. Inoltre la formula cavouriana di “Libera Chiesa in libero Stato” stava facendo presa sul clero progressista statunitense.

Infatti, dopo la  caduta di Roma del  settembre 1870, vi fu  una reazione spropositata dei   membri più conservatori della gerarchia cattolica statunitense nei confronti di quelli che avevano mostrato un atteggiamento  progressista, con l’accusa a questi ultimi di aver   sabotato la strategia di Pio IX per resistere agli Italiani.

Secondo le gerarchie cattoliche conservatrici statunitensi, i progressisti erano colpevoli di non aver inviato volontari o denaro per irrobustire l’esercito pontificio e di essersi opposti all’infallibilità papale.

Inoltre  il clero conservatore nordamericano rimproverava le aperture al mondo contemporaneo, tanto volute dai progressisti, le quali, a loro avviso, avevano favorito una disgregazione  della tradizionale univocità di posizioni all’interno della  chiesa cattolica statunitense.

Fu Theodore Roosevelt ad esprimere parole autorevoli sull’assurdità della conservazione del  potere temporale da parte della  Chiesa cattolica, nel gennaio 1871. Davanti al costituito Comitato americano per la celebrazione dell’Unità d’Italia, il presidente Roosevelt affermò:

 - Quest’evento tende all’attuazione dell’idea di Cavour “libera Chiesa in un libero Stato”, rendendo le istituzioni italiane ancora più simili alle nostre, e aprendo un’era di libertà civile e religiosa in Europa.-

Le parole di Roosevelt furono sicuramente incisive, ma non nuove; già nel Primo Settecento un grande illuminista napoletano, Pietro Giannone, aveva scritto nella sua “Istoria civile del Regno di Napoli”: - Il potere temporale del Papato è una struttura politica, istituzionale, economica che incrina, con la sua vocazione autoritaria e repressiva, l’aspirazione stessa alla vita come libertà e come realizzazione della personalità individuale e sociale.-

 

Bibliografia:

AAVV, Gli Stati Uniti e l’Unità d’Italia- Centro Studi Americani, Cangemi Editore, 2004

 

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