Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

La memoria cancellata di Alessandro Mussolini

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Non fu un’infanzia felice quella di Alessandro Mussolini fra un padre assente e una madre fiaccata dai parti e dalle malattie. Nato a Montemaggiore di Predappio l’11 novembre 1854, da Luigi e Caterina Vasumi, Alessandro ricevette la prima istruzione dallo zio Tancredi, che soleva raccontargli anche le gesta dei rivoluzionari garibaldini romagnoli. D’altra parte il piccolo Alessandro era nato proprio nella casa che aveva ospitato Giuseppe ed Anita Garibaldi in fuga da S. Marino verso le Valli di Comacchio.

A Dovadola  iniziò  l’apprendistato di fabbro  e la  formazione politica, con la partecipazione nel 1872 alla Conferenza di Rimini, nella quale prevalse la linea del socialismo libertario rispetto a quello marxista.
Di ritorno a Predappio il giovane Alessandro era già “diventato il più efficace e irresistibile apostolo” del socialismo, raccogliendo intorno a sé  tantissimi amici e concittadini che seguivano le stesse idee.

L’interesse e l’entusiasmo dei cittadini di Predappio era dovuto anche al fatto che Alessandro, il politico del paese, aveva conosciuto a Rimini il pugliese Carlo Cafiero e l’imolese Andrea Costa, che sarebbe stato il primo deputato socialista del parlamento italiano. Inoltre, in quei primi anni di affermazione del socialismo libertario, con Alessandro vi era anche il giovane Giovanni Pascoli.

 

Allievo di Giosuè Carducci, il Pascoli era solito congratularsi con Alessandro Mussolini per i suoi ” discorsi belli e appassionati”, ma era la fine degli anni Ottanta dell’Ottocento durante i quali entrambi avrebbero conosciuto l’iscrizione nei casellari giudiziari della questura di Bologna .

Fu proprio nel 1878, anno in cui si spense la madre, che Alessandro dovette affrontare la prima  dura carcerazione. La drammatica esperienza fu ricordata nel 1910 dal figlio Benito che sul giornale “La lotta di classe”, da posizioni decisamente più massimaliste del padre, scrisse: “Gli internazionalisti allora erano considerati come delinquenti da segregare e mio padre, reo di aver fondato e diretto un gruppo dell’Internazionale, fu arrestato. Passò parecchi mesi nella vecchia Rocca di Forlì. Uscito dal carcere, mio padre fu condannato alla sorveglianza speciale. Questa specie di dura, esasperante prigionia morale durò quarantadue mesi”.

Proprio in quel periodo Alessandro Mussolini conobbe la maestra ventenne Rosa Maltoni, giunta a Dovia dalla frazione di Bocconi, vincitrice del concorso indetto dal comune di Predappio e i due si sposarono nel 1882, anno in cui Andrea Costa diventò il primo deputato socialista del parlamento italiano.

Alessandro Mussolini ebbe modo di ricevere  nel corso degli anni i più grandi personaggi del socialismo libertario di fine Ottocento, tra cui la bella bionda Anna Kuliscioff, mentre scaldava i cuori dei concittadini di Predappio, parlando di socialismo, uguaglianza e giustizia sociale. La sua empatia per i poveri e sofferenti lo portò a scrivere, un giorno che passavano a Dovia torme di operai di ogni età, in cerca di lavoro, diretti a Firenze: “Li vidi magri, sparuti, macilenti, mal vestiti; lor si vede scolpita la miseria patria. Il dolore per aver lasciato la famiglia senza pane, lo strazio per l’incertezza di trovarne li rendono talmente accasciati che non vorreste non averli veduti. Povera umanità! E dire che a ogni casa dimandano un tozzo di pane per isfamarsi”.

Il 15 agosto 1891 costituì la Società cooperativa braccianti e sezione d’arti di Predappio, di cui fu presidente, con segretario Silvio Marani. Nel 1910 il figlio Benito, ricordandolo ancora nelle pagine del giornale “Lotta di classe”,  scrisse che “l’articolo 4 determinava il fine della Società di “assumere ed eseguire in cooperazione lavori oggi eseguiti dagli appaltatori quali sarebbero lavori di muratura, costruzione di ponti, tronchi ferroviari, strade, argini, dissodamenti di terreni, ecc. affinché ogni lavoratore consegua i frutti del proprio lavoro” e che “ la cooperativa visse mi pare sei anni di vita attiva e poi si sciolse”.

Nelle elezioni comunali di Predappio del 1889, Alessandro Mussolini fu assessore, impegnandosi per estendere le scuole serali e adoperandosi per la distribuzione di libri e quaderni ai bambini di famiglie povere con il sussidio comunale. Richiese, inoltre, aiuti per la Cooperativa braccianti da lui formata e per una biblioteca circolante per i ceti operai, come anche medicine per gli iscritti nelle liste della Congregazione della carità.

Intanto collaborava con fogli socialisti radicali, quali “Lotta”, “La Rivendicazione”, “Il Risveglio” e il repubblicano “Pensiero romagnolo”.

Il 15 luglio 1890 scriveva su ” La Rivendicazione”: Domenica scorsa ebbero luogo le elezioni suppletive. Erano in lotta il partito Operaio Democratico, quello dell’attuale amministrazione, ed il Conservatore, quella della passata. Mai non si vide tanto accanimento, ma il paese ha risposto lealmente al nostro appello[…] Su 291 iscritti 197 sono accorsi alle urne e la vittoria è stato nostra con 49 voti di maggioranza, vittoria resa anche più grande se si considera che nomi chiari di avvocati e di persone facoltose furono battuti da quelli oscuri di operai”.

Durante questo  periodo il figlio Benito gli procurava preoccupazioni per il suo carattere ribelle e irruento, tanto indomabile da costringere il genitore a rinchiuderlo nel collegio salesiano di Faenza, su volontà della moglie Rosa. Dal collegio il futuro Duce scappò costringendo il padre a condurlo nella scuola - convitto di Valfredo Carducci , fratello di Giosué, a Forlì, dove a Benito sarebbe stata affidata la commemorazione di Giuseppe Verdi. Tuttavia gli esami e il diploma finale conseguiti da Benito non soddisfecero i genitori.

Alle amministrative del 6 luglio 1902 i socialisti si presentarono a Predappio con un programma avanzato di riforme, senza alleanze. In un clima infuocato i socialisti persero le elezioni, a cui seguirono disordini che costarono ad Alessandro sei lunghi mesi di detenzione. Poté tornare a Dovia da Rosa e dai figli la vigilia di Natale del 1903, con il fisico malandato. La morte della moglie Rosa, l’anno successivo, aggravarono il suo stato di salute, tanto da condurlo alla morte  il 19 novembre 1910, a 56 anni,.

Quando il figlio Benito divenne  Duce del Fascismo, la memoria di Alessandro Mussolini fu - come scrive Vittorio Emiliani - “una vita, in sostanza, cancellata”.

In effetti, già dal 1914 la figura del padre Alessandro era diventata imbarazzante per l’interventista Benito Mussolini, che ebbe modo di ricevere le disapprovazioni aperte degli abitanti di Predappio, tra cui tanti amici e conoscenti del genitore.

A fascismo consolidato, dopo la Marcia su Roma, nel 1925, su Alessandro calò il silenzio, mentre per la madre, Rosa Maltoni omaggi ed epigrafi di gran rilievo non mancarono da parte del figlio Benito.

“Negli anni del regime - scrive Emiliani - “la memoria dell’anarchico, internazionalista, socialista rivoluzionario viene dunque rimossa”, mentre ben rilevanti erano gli articoli che nel 1910 su “Lotta di classe” il figlio Benito aveva dedicato al padre e alla sua attività politica. Di tale realtà ebbe consapevolezza il fratello del Duce, Arnaldo, cattolico e moderato, il quale rivelò all’ex socialista Francesco Bonavita: “Mi sarebbe giusto che qualcuno portasse ricordasse nostro padre”. Francesco Bonavita scrisse un libro “Il padre del Duce”, illudendosi di poter animare il ricordo del socialista rivoluzionario Alessandro Mussolini e di rivalutarne la sua figura in quegli anni.

Il libro uscì a Roma nel 1933, ma - come scrive ancora Vittorio Emiliani - “rimase, in pratica, semiclandestino”. Tuttavia Alessandro fu  certamente protagonista, pur fra qualche contraddizione o sbandamento, di una storia autenticamente socialista, lontana da ogni violenza e sopraffazione, una storia dall’immensa carica umanitaria, intessuta di lealtà verso i compagni, di generosità verso i deboli, i più derelitti, di speranza nel sol dell’avvenire.

 

 

Bibliografia:

Vittorio Emiliani- Il fabbro di Predappio- Società Editrice Il Mulino- 2010

 

 

 

Convegni

Eleonora Pimentel Fonseca a Napoli

La Salerno Editrice è lieta di invitarvi alla prima presentazione del volume Eleonora Pimentel Fonseca. L'eroina della Repubblica Napoletana del 1799, di Antonella Orefice, pubblicato nella collana "Profili".

L'evento si terrà a Napoli all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Palazzo Serra di Cassano sito in Via Monte di Dio, 14, il giorno

16 Ottobre 2019 alle ore 17:30

Interverranno con l'autrice il presidente dell'I.I.S.F. Massimiliano Marotta, il prof. Luigi Mascilli Migliorini dell'Università di Napoli "l'Orientale", la prof.ssa Renata De Lorenzo dell' Università "Federico II" e il prof. Davide Grossi, ricercatore dell'Istituto Italiano Studi Storici.

 

 

 

 

 

 

 

Eleonora Pimentel Fonseca, la nuova biografia di Antonella Orefice

A dieci anni dalla pubblicazione de “La Penna e la Spada” la cui monografia “Eleonora de Fonseca Pimentel. Il mistero della tomba scomparsa” ha avuto nel tempo ben cinque diverse edizioni, la Casa Editrice Salerno pubblica una nuova biografia sulla protagonista femminile della Repubblica Napoletana del 1799 nel 220 anniversario della sua morte.

L’opera “Eleonora Pimentel Fonseca” è stata curata da Antonella Orefice che da anni si occupa e pubblica lavori di ricerca relativi a quel periodo.

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