Potenza 1799. Il pubblico parlamento repubblicano

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La Municipalità democratica, popolare e repubblicana di Potenza già il 3 febbraio 1799 esprimeva sotto la direzione e gli auspici di Mons.Giovanni Andrea Serrao,  presidente del Seggio, il locale pubblico Parlamento, che avrebbe continuato le sue funzioni anche dopo l’assassinio del suo presidente.

Molto composito fu  il nuovo governo cittadino repubblicano, di cui fecero parte proprietari e artigiani, con una rilevante componente clericale, che si era progressivamente allontanata dalla monarchia, convinta che fosse giunto il tempo di abbracciare nuovi ideali di riforma religiosa e morale.

Con voto unanime furono eletti: presidente della Municipalità repubblicana Domenico Vignola, vicario ed Arciprete della Cattedrale; giudici giuridici, Don Rocco Catalano e Don Saverio Vaglio; membri del consiglio democratico repubblicano, Padre Cherubino da Potenza, Don Vincenzo Manta, Pasquale Abruzzese, Rocco Napoli, Saverio Mazzolla, Rocco Marino e Gerardo D’Angelo; Pacieri Nicola Addone e don Bernardino Assisi; segretario Don Gerardo Cipriani.

 

Il piano controrivoluzionario monarchico- legittimista del 24 febbraio 1799, nonostante avesse portato all’assassinio del vescovo Giovanni Andrea Serrao e del reggente del seminario diocesano Antonio Serra, non riuscì a soffocare l’esperienza repubblicana, che resisté fino al 18 maggio 1799, grazie al consenso di una base sociale che i maggiori protagonisti della Repubblica potentina seppero ottenere.

Dopo l’assassinio di Mons. Serrao, il nuovo presidente Giosué Ricciardi affidò il comando della Guardia civica a Basileo Addone, a difesa della repubblica.

I Patto di Concordia stipulato tra tutte le Municipalità repubblicane della Basilicata rafforzò un raccordo strategico fra le forze repubblicane.

Pertanto, solo il 18 maggio le truppe sanfediste, aiutate dall’attesa armata russo-turca, riuscirono ad occupare Potenza e porre fine alla Repubblica, dopo una strenua resistenza

Dalla cifra di ben “58 rei di stato” nella sola Potenza si deduce la rilevanza che aveva assunto l’esperienza repubblicana in quel territorio.

La maggior parte dei prigionieri furono condannati a pene durissime, mentre sei, fra coloro che attendevano la sentenza, tra cui il presidente Giosué Ricciardi, furono giustiziati non a Potenza, ma a Matera il 15 marzo 1800, dopo più di dieci mesi dalla caduta della Repubblica di Potenza.

 

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