Il cardinale Capece Zurlo tra Repubblica ed esilio

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Cardinale Capece ZurloUn manoscritto ritrovato tra le carte di Pierre Louis Ginguéné, letterato, amante della storia dell’Italia rinascimentale e moderna, ci consente di arricchire la conoscenza storica in relazione all’esperienza repubblicana a Napoli nel 1799.

In relazione al manoscritto, conservato nell’Istituto Italiano per gli Studi filosofici di Napoli, lo storico Mario Battaglini ha ritenuto che possa essere attribuito a Francesco Saverio Salfi, scampato alla mattanza dopo la caduta della Repubblica di Napoli.

Esso consente  di conoscere le parole coraggiose e veritiere che l’arcivescovo di Napoli Giuseppe Maria Capece Zurlo rivolse al re, prima di partire per l’esilio in Montevergine, a cui era stato condannato per aver favorito la Repubblica.

L’autore del manoscritto si rivela  testimone diretto degli eventi, non solo riferendo le parole di Zurlo al re,  ma introducendo con dovizia di particolari  la figura dell’arcivescovo di Napoli: “Questo vecchio rispettabile e degno ministro del Santuario tenne la condotta più evangelica e la più lodevole in tutto il tempo della Repubblica, esortando, con le sue omelie, con le sue parole e i suoi esempi, i cittadini alla pace e alla concordia e a rispettare il governo repubblicano, come quello che era più conforme alla Religione di Cristo e alla natura.”

 

Nel documento è riportata la scomunica di Capece Zurlo al cardinale Ruffo, il quale si era “autoproclamato” papa in Calabria, notizia questa diffusa dal Monitore Napoletano.

Per tali ed altri motivi il re Ferdinando IV “l’avrebbe fatto perire come gli altri”, ma l’arcivescovo di Napoli era,anche in tanti  ambienti non del Regno, amato e rispettato per la sua santità di vita, per il  sollievo e soccorso offerto ai poveri”.Condannarlo al patibolo avrebbe certamente sollevato un’indignazione pubblica ancor più grave di quella già rimbombante in tutta Europa.  Fu allora che il borbone optò per il perpetuo esilio a Montevergine.

Quando l’arcivescovo Zurlo seppe di questa condanna, rispose con somma dignità e coraggio: “Mi meraviglio come il re ardisca di farmi simile proposizione. Non sono io il reo che ho fatto il dovere di buon Pastore, ma lo è egli che fuggì vilmente da Napoli, abdicò al trono e lasciò il suo gregge in una terribile anarchia. Inoltre ditegli che la mia Sposa( la Chiesa) mi fu data da Cristo e non vi è che Cristo che me la possa togliere”.

Il cardinale Zurlo si era reso buon testimone della verità storica, nonostante le sue parole furono inascoltate da un despota sanguinario e la sua degna consorte Maria Carolina, che con beffardo disprezzo aveva definito l’arcivescovo “uno scimunito”, solo perché aveva proferito parole veritiere raccolte gloriosamente dalla vera storia.

Giuseppe Maria Capece Zurlo, era nato da famiglia patrizia a Monteroni di Puglia nel 1711 e morì in esilio a Montevergine il 31 dicembre 1831, con alle spalle una lunga carriera nell’ordine dei Teatini, una nomina a Vescovo di Calvi nel 1756, per rimanere in questa sede fino al 1782, allorché diventò Arcivescovo di Napoli.

Il 13 giugno 1720, a soli dodici anni, entrò  nel noviziato di SS. Apostoli . Il 6 gennaio 1727 emise la solenne promessa nella chiesa di San Paolo in Napoli. Tramite le fonti dell’Archivio Generale dei Teatini di Roma, è stato possibile ricostruire la sua carriera nell’Ordine con incarichi di responsabilità, che dimostrano grande considerazione da parte dei superiori, che dovettero considerare delle deroghe per alcuni incarichi, essendo inferiore al limite di età previsto.

Nel 1728 Capece Zurlo poté già dedicarsi allo studio della filosofia e della Teologia speculativa. Il 19 dicembre 1733 fu ordinato sacerdote e destinato alla Chiesa dei SS. Apostoli di Napoli. Fu, invece, nel 1741 che l’Arcivescovo di Napoli Giuseppe Spinelli lo scelse per ricoprire la carica di consultore del Sant’Ufficio. Durante questo periodo ebbe l’incarico di sostituire il confratello Andrea Rossi, nominato vescovo, nell’opera svolta dalla confratelli dei Bianchi della Giustizia. L’anno successivo fu superiore della casa di Sant’Eligio di Capua.

Con questo incarico partecipò nel 1743 al Capitolo generale del 1743, tenutosi a Roma, essendo per la prima volta nominato procuratore generale. Nel successivo Capitolo del 1747 gli fu conferito la nomina di procuratore generale per gli affari con la Santa Sede e per le cause dei santi. Se ne occupò con passione e competenza, fino a quando fu quando fu poi scelto  vescovo di Calvi dal re Ferdinando IV e preconizzato da Benedetto XIV. Fu consacrato a Roma nella Chiesa di S. Silvestro al Quirinale, dal cardinale Giuseppe Spinelli, assistito da Domenico Giordani, arcivescovo titolare di Nicomedia, e da Giovanni Battista Bortoli, vescovo di Feltre.

Le notizie più complete relative all’episcopato caleno di Mons. Capece Zurlo sono quelle fornite dal barone Antonio Ricca nel testo “ Osservazioni del Barone Antonio Ricca sull’antica Calvi sulle risposte del signor Zona” e da Antonio Trama nel profilo apparso su “Le Scienze e La Fede”. Il primo testo tende a mettere in risalto la capacità di governo di Giuseppe Maria Capece Zurlo mentre il secondo scritto è tutto mirato a difendere l’operato del cardinale di Napoli dalla “damnatio memoriae” messa in atto dai Borbone per il suo atteggiamento favorevole alla Repubblica Napoletana del 1799.

Aveva già alle spalle ben diciassette anni come Arcivescovo di Napoli Giuseppe Maria Capece Zurlo quando si trovò, ottantanovenne, a doversi relazionare con il nuovo governo della Repubblica e con una rivoluzione. Nell’esercizio delle sue funzioni, il cardinale Zurlo era allora assistito da Gaetano Vitolo, vescovo titolare di Comana, ma la mancanza di documenti non ci consente di conoscere quali fossero le condizioni della sua salute, in relazione alla capacità di tenere autonomamente le redini del governo curiale che per quanto concerne l’entità di influenza esercitata su di lui dai suoi collaboratori.

Sui mesi repubblicani del 1799, che non potevano non coinvolgere in prima persona l’arcivescovo, in campo cattolico vi sono ovviamente posizioni storiche diverse.C’è chi ha visto in lui una persona debole che non seppe fronteggiare adeguatamente gli avvenimenti, e chi invece ha fatto proprio il documento più importante da lui prodotto: la Pastorale Repubblicana sulla Libertà e sull’Uguaglianza.

Dai patrioti repubblicani Zurlo fu considerato il pastore saggio e intelligente, aperto alle idee moderne, forse sottovalutando il suo conflitto interiore.

Nella famosa lettera pastorale del 13 marzo 1799, l’Arcivescovo proclamava la necessità di un nuovo ordine in cui la democrazia politica si potesse affermare con i principi basilari di libertà e uguaglianza.

Dopo la sconfitta della Repubblica, iniziò il periodo che lo avrebbe condotto ad un ingiusto esilio a Montevergine . D’altronde la Maria Carolina era stata chiara : la cacciata dell’arcivescovo Giuseppe Maria Capece Zurlo era “una delle prime necessarie operazioni” da compiere a restaurazione avvenuta. Tutto doveva essere messo a tacere e sparire dalla storia.

Il cardinale Zurlo fu esiliato da Napoli nel dicembre 1799, allorché gli fu vietata la partecipazione al conclave per il successore di Pio VII, mentre precedentemente erano iniziate le manovre per la sua successione ad Arcivescovo di Napoli.

Trascorse gli ultimi anni nel suo ritiro di Loreto a Montevergine dove morì il 31 dicembre 1801. I funerali furono celebrati a Napoli senza pompa alcuna. Il Diario dei Cerimonieri di Corte riportò in maniera distaccata la notizia della sua morte di Zurlo, con scarne parole.

Solo nel 1806 al ritorno dei Francesi nel Regno, la salma del Cardinale fu trasportata nel duomo di Napoli con solenni onoranze.

 

 

 

Bibliografia:
Antonio Trama, Cenno Storico sul Cardinale Giuseppe Maria Capece Zurlo Arcivescovo di Napoli, in  La Scienza e la Fede, 1861

Osservazioni del Barone Ricca sull’antica Calvi sulle risposte del signor Zona- parte II, Napoli, 1835 in AAVV, Il cittadino ecclesiastico, Napoli, 2000

Carlo De Nicola, Diario, Napoli, 1999

Giuseppe Maria Capece Zurlo, Notizie istoriche intorno alle città di Calvi e Sparanise, Calvi, 1972

Mario Battaglini, Compendio storico della Rivoluzione e Controrivoluzione di Napoli, in La Repubblica Napoletana, Napoli 2000

 

 

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