La Loggia della Philantropia

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Il movimento massonico visse nel Regno delle Due Sicilie un periodo di straordinaria vitalità durante la seconda metà del Settecento, con la fioritura di diverse Logge.

Semplificando, la massoneria napoletana faceva riferimento a due grandi correnti: la prima era la Gran Loggia Nazionale, diretta da Diego Naselli, assolutamente aristocratica e a cui erano affiliati personaggi di alto rango, legittimisti e conservatori, che godevano della partecipazione  protettiva della regina Maria Carolina.

La Loggia presentava connotazioni occultiste e misticheggianti. L’altra era di estrazione sociale più articolata, con la presenza di giuristi, ufficiali, scienziati, letterati la cui finalità era di  promuovere ideali riformatori e progressisti.

I viaggi a Napoli del danese di origine tedesca Friedrich Münter , luterano con interessi in studi classici e teologici, archeologia, numismatica, esponente dell’Ordine degli Illuminati di Baviera, costituirono una testimonianza del forte interesse avvertito dagli Illuminati per le sorti della penisola italiana.

L’obiettivo della formazione latomistica, sin dai suoi inizi in Baviera, era stato quello di guadagnare alla sua dottrina libertaria, repubblicana e democratica esponenti del mondo della politica, della cultura e dell’arte.

A Roma, a Catania e a Napoli Münter fondò nuclei di logge “illuminate”, che si riconoscevano nei princìpi e nelle pratiche tedesche. In particolare, come dimostra la sua corrispondenza (in parte redatta in italiano), nel corso del suo viaggio, Münter stabilì intensi e duraturi rapporti con Francesco Mario Pagano, Donato Tommasi, Gaetano Filangeri, Domenico Cirillo, Pasquale Baffi, Niccola Pacifico, Giuseppe Albanese, Vincenzo Russo, Eleonora de Fonseca Pimentel, i quali divennero altresì i promotori della Repubblica Napoletana nel 1799.

 

E non è un caso che le idee degli Illuminati massonici trovarono un terreno fertile soprattutto nei Regni di Napoli e delle Due Sicilie, allora schiacciati dal pesante giogo del governo borbonico e della chiesa cattolica.

Gli storici Edward Eugene Stolper e Nico Perrone hanno evidenziato il percorso dell’esperienza di Münter in Italia, in favore della diffusione dell’Illuminatismo, che si sarebbe rivelato un momento importante per la trasformazione della massoneria napoletana, in una realtà molto vivace, tanto da portare alla fondazione della loggia  “La Philantropia”.

La fondazione, diretta da Mario Pagano, Giuseppe Albanese, Ignazio Stile e Donato Tommasi fu attestata da una lettera del 28 giugno 1786, firmata da Mario Pagano, “maestro venerabile”, Giuseppe Albanese “ primo sorvegliante”, Ignazio Stile” secondo sorvegliante”, Donato Tommasi “maestro venerabile”, indirizzata alla Loggia tedesca di Wetzlar:

“Noi sottoscritti- si scriveva- ricevemmo la Luce nella Loggia Provinciale, la quale lavora sotto la G.L. di Londra. Dopo alcuni anni di lavoro con zelo, abbiamo, però, compreso che in essa sarebbe ancora molto spazio per ulteriori lavori per il bene dell’Ordine e della comunità in genere.

In breve, le circostanze sono divenute tali che, se a noi non fosse stato insegnato il valore intrinseco della vera Massoneria, e se ci basassimo solo sul comportamento di vari membri, noi stessi dovremmo giudicare la Massoneria come lo fa la maggior parte dei profani[…]

Pertanto possiamo descrivervi soltanto con povere espressioni, come è stata grande la nostra gioia, quando il Fr. Münter ci ha informato della veridicità e della sapienza del vostro sistema, dei pregi che l’adornano, e dei saggi principi che avete adottato[…] Essi chiedono perciò di essere immessi, il più presto possibile, nel sistema, per cominciare i nostri legittimi lavori sotto la vostra protezione, e di avere, nella vostra degnissima fratellanza, una Loggia sotto il nome La Philantropia, nella quale abbiamo eletto come dignitari i fratelli sottoscritti, e nella quale siamo decisi di lavorare secondo i vostri principi e leggi.

Vi preghiamo perciò, se ci giudicate maturi, di darci una Patente nella dovuta forma, e i vostri Rituali per tutti e 3 i gradi massonici, in lingua francese oppure italiana”.

Consigliati da Munter Pagano, Albanese, Stile e Tommasi avevano tentato di aggirare il veto della Gran Loggia di Londra, indirizzando l’istanza di adesione alla Loggia “eclettica” di Wetzlar, consapevoli che essa, utilizzata come vivaio dagli Illuminati e capeggiata dal barone von Ditfurth, avrebbe potuto agevolmente entrare in simbiosi con gli Illuminati di Baviera.

La domanda di affiliazione da parte Mario Pagano e i suoi compagni non ottenne mai risposta.

Sulla questione, Kloss asserisce che la richiesta non fu accolta, soprattutto perché firmata da solo 4 fratelli, ma dal testo si evince che  era la Loggia stessa che parlava, pur  se la lettera fu firmata soltanto dai dignitari, dopo che tutti gli altri fratelli affermavano di aver eletto (Mario Pagano M.V., Giuseppe Albanese l° S., Ignazio Stile 2° S., Donato Tommasi M.V. Agg.).

Secondo Stolper, “Londra non ammetteva rapporti di nessun genere con gli Illuminati e, probabilmente in conseguenza, la Loggia La Philantropia si metteva in contatto con la Lega Eclettica la quale, non si opponeva a nessun «sistema» massonico. La Lega, però, si opponeva certamente ad ogni tentativo di dominazione da qualsiasi parte,e forse, la richiesta sopraccitata non fu accolta, proprio perché von Ditfurth (Illuminato intiepidito), al corrente della mansione di Münter, vedeva il pericolo”.

Fu  la Società Patriottica, promossa inizialmente da Carlo Lauberg, suddivisa in clubs rivoluzionari, ad avere in seguito tante adesioni, soprattutto negli ambienti studenteschi, militari e di giuristi dal 1793, ed a rappresentare un grande mezzo di diffusione delle idee di libertà e uguaglianza repubblicane.

 

Bibliografia

Edward Eugene Stolper, La massoneria settecentesca nel regno di Napoli,  a cura di M. Bonanno, Tipheret, 2013.
Nino Perrone, La Loggia della Philantropia,  Sellerio, 2006.

 

 

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