E Ferdinando IV decretò: nessuna lapide per i lazzari!

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L’eloquenza di un documento storico quando torna alla luce con una chiarezza impressionante ed inconfutabile, acquista una voce assordante, che va a prosciugare fiumi di parole inutili ed inopportune.

Lo scorso 20 agosto del 2015 la lapide posta dal Comune di Napoli  in memoria di alcuni martiri del 1799 nell’atrio della Basilica del Carmine Maggiore, se da una parte aveva finalmente commemorato un pezzo della storia di Napoli, ingiustamente dimenticato, dall’altra aveva scatenato le reazioni abnormi  di nostalgici borbonici che vedevano in quella cerimonia un riconoscimento tanto immeritato quanto offensivo nei confronti di quei ‘lazzari realisti’ che si erano fatti uccidere per il loro amato Re Ferdinando IV di Borbone durante la Repubblica Napoletana del 1799.

Per tale ragione, in nome di una improponibile 'par conditio',  con i consueti beceri clamori, era stata avanzata al Comune di Napoli  la richiesta, di una lapide commemorativa anche per costoro ritenuti difensori del paradisiaco regno dei Borbone.

Se il silenzio da parte dell’amministrazione comunale di Napoli non fosse bastato a lasciar decadere l’inaccettabile richiesta, ha provveduto paradossalmente il loro tanto amato re Ferdinando IV di Borbone a rispondere in modo chiaro e perentorio dalla storia. Nessuna lapide per i lazzari!

L’ordine di Sua Maestà in persona è balzato fuori da un documento datato 15 marzo 1800 e rinvenuto presso l'Archivio Storico Diocesano di Napoli,  nel quale si considerava la possibilità di eleggere S. Antonio a Patrono di Napoli, in sostituzione di S. Gennaro considerato giacobino per il miracolo ‘donato’ alla presenza dei francesi.

Ma la lapide per i sudditi fucilati (28 furono quelli 'ufficiali' che beneficiarono dell'assistenza dei Bianchi della Giustizia, ma tanti altri morirono con l'entrata dei francesi) veniva negata, così come il riconoscimento alle loro famiglie di un giglio d’oro o di un semplice ricamo. Sua Maestà, non lo trovava conveniente!

Insomma, quel monarca tanto amato e tanto venerato e per il quale quei poveri lazzari realisti avevano combattuto, non si è degnato  di un benché minimo atto di riconoscenza. Evidentemente la ‘non convenienza’ deriva dal programma distruttivo della damnatio memoriae. Una lapide avrebbe ricordato il 1799, e quell’anno funesto andava totalmente cancellato dalla storia, anche ad onta di quei poveri sudditi che per il loro amato re avevano dato la vita.

Un gesto così disumano dovrebbe invitare a riflettere, soprattutto coloro che oggi, con nostalgia, si aggrappano al ricordo artefatto di tiranni che, a prescindere dai loro ‘primati’ di casta, non hanno mai avuto considerazione per nessuno, tantomeno dei lazzari.

E’ triste dover negare delle illusioni, specie quando queste rappresentano un sogno di grandezza a cui aggrapparsi. Ma è altrettanto triste negare al popolo il sogno di una democrazia che allora, per sei mesi, visse, senza mai capirlo.

 

 

 

Trascrizione integrale del documento.

Archivio Storico Diocesano di Napoli, Fondo Vicari Generali. 1799-1802.

 

Il Re pel canale del Principe di Luzzi in data di 21 del caduto mese di Febbraio ha comunicato quanto segue al Luogotenente e Capitan Generale del Regno Eccellentissimo Signore uniformatosi il Re alla rappresentanza di Vostra Eccellenza del di 8 stante, colla quale ha proposto di potersi permettere che si passino li consueti valevoli uffici a nome di Sua Maestà alla Santa Sede perché venghi dichiarata Festa solenne di Precetto la giornata de 13 Giugno, in cui si solennizza la memoria del Glorioso S. Antonio e ricordare medesimamente che questo Santo sia dichiarato Patrono di codesta Capitale e del Regno, adoperati prima tutte quelle solennità che si sono sempre praticate in casi simili, escludendo la dimanda di apporsi la lapide in memoria di coloro che furono fucilati, e duorarsi le loro Famiglie di un giglio d’oro, o di ricamo, che la Maestà Sua non ha trovata conveniente. Nel nome quindi la Nostra Segreteria Eccellentissima lo partecipa a Vostra Illustrissima intelligenza e per gli ordini che ne risultano; nella prevenzione che per la dichiarazione di stabilirsi festa solenne il di 13 giugno, in cui si solennizza la memoria del Glorioso S. Antonio, si deve attendere l’elezione del nuovo Pontefice, per passarsi al medesimo i corrispondenti ufficii.

Palazzo 15 marzo 1800

 

 

 

 

 

 

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