Procida 1799. Cap. XIV "Il destino di Bernardo Alberini"

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Forse la fine di Bernardo ebbe un epilogo diverso. Qualcuno disse di averlo visto  con gli altri  sul patibolo il primo di giugno, qualcun altro di averlo scorto esanime in un frutteto durante i combattimenti di aprile; certo è che chi nella cappa di un camino, chi in un capiente stipo a muro, chi in qualche angolo sperduto dell’isola, ognuno aveva cercato di sottrarsi all’arresto.

Colpito dal fuoco nemico forse Bernardo aveva trovato rifugio nella cantina di  un contadino, amico di Cesare Albano di Spaccone che, purtroppo, era già stato fatto prigioniero sulle navi inglesi. Vi rimase per diversi giorni, ma versava in gravi condizioni.

Aveva ancora addosso la sua divisa, lacera, imbrattata di fango e sangue: un colpo di fucile lo aveva raggiunto ad una spalla e nonostante le cure dell’amico, l’infezione stava galoppando. Acqua e sale niente avrebbero potuto contro la febbre altissima che lo avrebbe condotto alla morte. Bisognava rimuovere il proiettile, ma  il chirurgo Vincenzo Assante era già stato arrestato e per tutta Procida nessun medico avrebbe rischiato di compromettersi.

Pensò fosse arrivato il momento del suo arresto quando una mattina d’aprile all’alba sentì l’uscio della cantina cigolare senza che questo fosse preceduto dal segnale dell’amico che gli aveva dato ricovero. A malapena lo udì nel suo stato di semi incoscienza; stava per andarsene, erano gli ultimi bagliori di vita.

Rimase immobile, con gli occhi semichiusi, udì pochi passi leggeri che avanzavano e poi il soffice tocco di una carezza fresca sulla fronte bollente, sudata. Era irriconoscibile il suo  volto stremato dalla sofferenza.

-Bernardo, non temete, sono io.

-A….Aurora…

-Si, sono qui!

Gli occhi turchini di lui, velati di pene e lacrime, si sgranarono su quell’ineffabile volto di donna che con immenso amore gli carezzò i capelli, il viso, gli baciò la fronte. Riuscì a malapena a farfugliare.

-Aurora, perché…perché doveva finire così?

-Perché era la vostra missione!

-E i nostri soldati? Dove sono finiti?

-In tanti sono già nella luce, altri arriveranno.

-Don Antonio…. Giacinto….

-Non state in pena per loro, li ritroverete.

-Non mi lasciate Aurora, ho tanto freddo. Io vi ho amata con tutto il mio cuore!

-Anch’io vi ho amato e siete stato un  eroe fino alla fine. Era questo l’amore che desideravo!

-Perché così? Perché doveva finire così? Noi ci siamo battuti!

-Si, vi siete battuti da eroi, e tali sarete ricordati. Eroi della libertà!

-Ma abbiamo perso tutto, la libertà, la Repubblica, le nostre vite.

-I vincitori saranno vinti ed i vinti vincitori! Voi avete vinto la battaglia più grande: la conquista dell’immortalità!

-Il Borbone ci ha ammazzati tutti!

-Il Borbone ha intriso il suo dannato trono di sangue innocente,  voi avete conquistato la gloria!

-Ho freddo. Abbracciatemi, vi prego! Vi amo tanto!

-Anch’io, per questo sono venuta a cercarvi!

-Vi ritroverò?

-Tutte le volte che qualcuno ricorderà il vostro nome. Ora siete tra le braccia della storia!

-Era questa la vostra missione?

-Si!

-Non voglio finire dimenticato!

-No, non sarete dimenticato! Il vostro sole ora  tramonta, ma  per rinascere!

-Sto morendo, Aurora. Ora… ora vi vedo, vedo la vostra luce!

-Non state morendo, sta solo per iniziare una nuova vita. E’ l’aurora!

-Non mi lasciate! Abbracciatemi!

-Siete già tra le mie braccia, mio amato eroe, ed ora saremo uniti per sempre,  oltre il tempo…

Lo strinse amorevolmente al suo petto carezzandogli il viso. Lui le sorrise, chiuse dolcemente gli occhi e con infinita serenità si lasciò andare.

-Ecco, ora sapete, ora potete comprendere. Non potevate mancare, non potevate essere dimenticato. Il ricordo della vostra impresa era andato smarrito e confuso per lunghi anni ed io sono venuta a restituirlo a coloro che sapranno amarvi. Ora siete nella storia, Bernardo, siete tra le mie braccia, nella mia anima, e ci resterete. Ciò che voi avete fatto per questa terra tornerà a vivere ed il vostro pensiero aleggerà nei pensieri di chi ritroverà il vostro nome tra le pagine di un libro che racconterà di voi, e del piccolo Michelino, di suo padre e di tutti coloro che per la libertà di quest’isola hanno sacrificato la vita. Ho scolpito il ricordo di voi tutti nell’anima mia, nella storia che palpita, quella vera, quella che restituisce verità e giustizia. Un giorno ritornerete su quest’isola incantata e mi ritroverete seduta ad attendervi nella piazza; sarà la rinascita degli eroi ed io sarò nel vostro nome inciso su una lapide, tra le pagine di un romanzo, nei pensieri di uno scrittore che per voi ha viaggiato nel tempo, ritrovando i frammenti della vostra breve ma gloriosa vita. Ora siete davvero libero, Bernardo, siete tra le braccia della storia… La vostra anima riposerà in pace, amato mio eroe. Ora  potete volare.

 

 

 

 

Procida 1799. La rinascita degli eroi. Introduzione di Renata De Lorenzo

Procida 1799. Cap. I "Un destino segnato"

Procida 1799. Cap. II "La luce dell'Aurora"

Procida 1799. Cap.III "Il dolce soffio della Libertà"

Procida 1799. Cap.IV "Luci ed ombre della Repubblica"

Procida 1799. Cap. V “Un posto nella storia”

Procida 1799. Cap. VI "Isole nel vento rivoluzionario''

Procida 1799. Cap. VII "Verso Napoli nella tempesta"

Procida 1799. Cap. VIII "Signora Libertà"

Procida 1799. Cap.IX "La sommossa dei realisti"

Procida 1799. Cap.X "Amari presagi"

Procida 1799. Cap. XI "E venne marzo"

Procida 1799. Cap. XII "La fine del sogno repubblicano"

Procida 1799. Cap. XIII "La battaglia di Procida"

 

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