Un fatto prodigioso nella Napoli nel XVIII sec.

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Dall’opera “Elogj storici di alcuni servi di Dio che vissero in quest’ultimi tempi; e si adoperarono pel bene spirituale e temporale della città di Napoli”, scritta dal Padre Pietro degli Onofrj dell’Oratorio di S.Filippo Neri (ordine degli oratoriani o filippini) e stampata in Napoli nel 1803, ho tratto importantissime notizie relative ad un evento prodigioso, verificatosi a Napoli nel secolo XVIII, e legato al digiuno dell’Immacolata nato a Manduria (1).

Il volume, in cui esse sono racchiuse, è un testo di contenuto religioso-agiografico che tratta, come annuncia il titolo, delle vite di alcuni religiosi che con le loro opere avevano contribuito al bene spirituale e materiale dell’allora capitale del reame meridionale.

Nel testo sono descritte, sempre nella solita chiave panegiristica e laudativa propria di questo genere letterario, le biografie di quattro personaggi morti in concetto di santità: P. Francesco di Girolamo o de Geronimo (1612-1716), gesuita nato in provincia di Taranto, nella vicina Grottaglie, e proclamato santo nel 1839 da papa Gregorio XVI, P. Giambattista Cacciottoli (1668-1742), missionario gesuita, P. Francesco Maria Pepe sempre della Compagnia di Gesù (1684-1759) e, infine, P. Gregorio Maria Rocco, domenicano.

A partire da pagina 253,  è riportata la vita di Padre Gregorio Maria Rocco (o Ruocco), nato a Napoli il 4 Ottobre 1700 e morto il 2 agosto 1782,  al secolo Francesco, religioso dell’Ordine dei Frati Predicatori.

L’autore ne traccia la biografia illustrandone ed esaltandone diffusamente le gesta, le opere ed i prodigi.

Tra le opere degne di nota realizzate dal padre Rocco, vi sarebbe stata la fondazione, nel 1750 a Napoli, di un ritiro per “Orfane Donzelle”  intitolato Ritiro della SS. Concezione di Maria e di S.Vincenzo Ferreri, “situato extra menia, dietro al Convento della Sanità”.

Orbene, proprio in questo ritiro per zitelle orfane si sarebbe verificato il fatto prodigioso di cui ho parlato sopra, che viene così descritto dal Padre Pietro degli Onofri:

Né qui io vo passar sotto silenzio di brevemente narrare ciò, che accadde nel tempo, che il P.Rocco reggeva detto Ritiro.

Tutte quelle Donzelle avean la devozione di far ogni anno quel Digiuno, che dicesi della Madonna di Lecce,  per non essere colpito da’ fulmini: e tutte si avean fatte venire la cartella stampata col giorno assegnato. Una sola fu sempre trascurata a non ascriversi a detta devozione. Or avvenne, che in un anno fuvvi  un giorno di gran tempesta con lampi, tuoni e saette, ed una ne cascò precipitosamente nella Cappella, ov’erano tutte radunate a dire le lor preci. Lo spavento fu generale, ma solamente soffrir del danno quella, che non costumava di digiunare: a questa bruciò il velo del capo, il soggolo e le maniche dell’abito, e la lasciò tramortita (*).

Circa l’origine di tal digiuno che da’ PP. Conventuali di Lecce si prescrive a’ fedeli per essere esenti da’ fulmini, altro non v’ha di sicuro, che l’antichissima tradizione. Sono più secoli che in quel Convento trovasi eretta quella Confraternita sotto il titolo dell’Immacolata Maria; mentre trovansi registrate in libro persone antichissime, e riguardevolissime. In Belluna nella Marca Trivigiana esiste una simile Confraternità.

V’ha stampato un libercolo, che tratta di questa divota introduzione del digiuno, ma è antichissimo, e raro, né io per quante ricerche abbia fatte, l’ho potuto avere nelle mani.”.

Nella nota a piè pagina, contrassegnata dall’asterisco, è poi scritto “(*) Un tal avvenimento ci fu poi raccontato dal medesimo P.Rocco, che ci confidò, che d’allora cominciò egli ancora a fare detto digiuno”.

 

Lo straordinario avvenimento, come si può ben notare, è descritto con estrema precisione e dovizia di particolari e, soprattutto, rileva per il fatto di contenere importanti conferme sul collegamento esistente fra la pratica del digiuno casalnovetano e la protezione dai temporali.

A tal proposito, non deve trarre in inganno la circostanza che il digiuno sia denominato dall’autore “della Madonna di Lecce”, che è frutto di semplificazione o di evidente confusione tra la nostra cittadina e la provincia amministrativa (quella di Lecce, appunto) in cui essa era allora situata.

Oppure, potrebbe anche darsi che il nome del capoluogo (Lecce), più conosciuto, abbia finito per prevalere, nell’uso, su quello della nostra cittadina, che nel frattempo (circa un decennio prima della stampa del volume) aveva visto anche mutare il proprio nome di Casalnuovo -al quale era stata associata, fino ad allora, dai devoti la pratica del digiuno- in quello antico di Manduria.

Infatti, il decreto reale di Ferdinando I delle Due Sicilie, che restituiva alla città il vecchio nome, era stato emanato nel 1789, appena tredici anni prima della stampa del libro di Padre degli Onofri (1802), e la nuova denominazione non doveva essere ancora molto nota al di fuori dei confini cittadini.

Ma a parte questa inesattezza, tutti gli altri elementi convergono insieme per farci ritenere che il digiuno, di cui si parla in queste pagine, sia proprio quello sorto a Manduria in onore dell’Immacolata.

In tal direzione si pongono: 

- l’invio a richiesta della “cartella stampata con il giorno assegnato” (è la cosiddetta carta di Casalnuovo);  lo scopo dell’iscrizione alla pia pratica, che è sempre quello “di esser esenti da’ fulmini”  e, in genere, dai fortunali;

- l’antica origine della stessa (“Circa l’origine di tal digiuno […] altro non v’ha sicuro che l’antichissima tradizione”); 

- l’esistenza di un volume tenuto dalla confraternita in cui “trovansi registrate in libro persone antichissime, e riguardevolissime” (è, evidentemente, il nostro Librone Magno del digiuno); 

- la memoria di un introvabile “…libercolo, che tratta di questa divota introduzione del digiuno, ma è antichissimo, e raro, né io per quante ricerche abbia fatte, l’ho potuto avere nelle mani”, che richiama alla mente quello, mai rinvenuto, che fu fatto stampare dalla congrega mandurina e che, successivamente, fu ritirato dalla circolazione perché vietato dall’autorità ecclesiastica (2).

Per quanto riguarda, invece, il citato “Convento” dei frati conventuali di Lecce, dovrebbe trattarsi della comunità francescana confluita nella nuova casa di  S. Francesco della Scarpa,  formatasi dopo la scissione dei frati minori di S. Maria del Tempio in conventuali ed osservanti (i primi calzati, da cui l’epiteto “della Scarpa”, i secondi no).

Ma, proprio la comunità della casa originaria (S.Maria del Tempio) risulta iscritta al digiuno manduriano ed è riportata nel Librone Magno, alla carta 242 r (3). La comunità dei frati, pertanto, aveva richiesto, essa stessa, l’iscrizione collettiva al digiuno, rivolgendosi alla Confraternita dell’Immacolata di Casalnuovo-Manduria, e una volta iscritta, come altre comunità religiose (e come lo stesso Padre Rocco), si era anche fatta promotrice dello stesso, prescrivendone e raccomandandone la pratica ai fedeli. 

Per tale ragione non poteva aver dato origine alla devozione.

Il convento di S.Maria del Tempio, in cui essa era ospitata,  attualmente non esiste più: sorgeva a Lecce in Piazza Tito Schipa ed è stato abbattuto nel 1971.

 

 

 

(1) “Elogj storici di alcuni servi di Dio che vissero in quest’ultimi tempi; e si adoperarono pel bene spirituale e temporale della città di Napoli”, scritta dal Padre Pietro degli Onofrj, Napoli Tipografia Pergeriana 1803.

 

(2) La notizia è riportata nel manoscritto “Breve racconto” nel quale l’anonimo autore parla di un libretto, probabilmente fatto stampare dalla Confraternita mandurina per favorire la diffusione della pratica del digiuno tra i fedeli, che sarebbe stato vietato dall’autorità ecclesiastica e ritirato dalla circolazione  “…per opra di alcuni frati, l’Ordine de’ quali non lice qui trascriverlo.”. Il manoscritto è conservato nell’Archivio Diocesano di Oria.

 

(3) Oltre alla comunità francescana di S.Maria del Tempio, nel Librone risultano iscritti , comunque, i Minori Osservanti di Lecce (carte 729 r), i Minori Conventuali (carta 12 r, 774 r) i Minori Riformati di tutta la Provincia di S.Nicolò (Terra di Bari e Terra d’Otranto- carte 239r-241v) e, quindi, tutti i francescani della zona.

 

 

 

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