La nobile rivoluzione napoletana secondo Mitterand
A suo parere, la Rivoluzione Napoletana del 1799 doveva essere considerata più nobile di quella Francese. In Francia c’era una borghesia manifatturiera, una borghesia industriale che doveva abbattere il sistema feudale, liberalizzando il territorio francese tramite l’imposizione dei valori delle idealità di libertà, uguaglianza e giustizia in senso moderno. A Napoli, invece, la borghesia manifatturiera e industriale non era presente; vi era un’immensa plebe e grande intellettualità. A Napoli la rivoluzione la fecero gli intellettuali di tutti le classi che non avevano alcun interesse economico. Essi si caricarono di grandi ideali disinteressatamente. Mentre i nobili francesi si schierarono a fianco del re contro la rivoluzione, la filosofia e la libertà, a Napoli, in quel gennaio 1799, i nobili napoletani, riuniti nel Palazzo Serra di Cassano, per dare un ordine pubblico al sud dell’Italia lasciato dai borbone in preda all’anarchia, presero delle decisioni governative, alla presenza di tutte le famiglie nobili, tra cui quella dei Riario Sforza, dei Pignatelli, dei Carafa, del principe Colonna e degli stessi Cassano, schierati a fianco della filosofia, della libertà e della Repubblica. Lo storico Vovelle non poteva non essere d’accordo con François Mitterand. Quei nobili, come tanti medici, avvocati, militari, intellettuali tutti, avevano interiorizzato il pensiero illuminista del Settecento napoletano. Napoli non era un recesso dell’Europa dei Lumi, fuori dalla portata delle idee nuove. Nella Repubblica delle lettere – scrisse Michel Vovelle- l’ambiente napoletano godeva di una reputazione considerevole e meritata[…] Dagli anni sessanta del Settecento fiorì un ambiente intellettuale particolarmente rilevante, illustrato dagli ecclesiastici come Genovesi e Galiani, da nobili come Filangieri e Caracciolo. La produzione napoletana in materia giuridica, istituzionale ed economica era oggetto di ammirazione. Genovesi propugnava una riforma agricola e giuridica dei privilegi feudali del baronaggio. Galiani perorava la libertà di commercio. Troviamo qui un altro aspetto caratteristico della situazione napoletana: un’élite illuminata che associava la parte evoluta dell’aristocrazia ad ambienti di intellettuali-giuristi, ed esponenti delle cariche amministrative”. |
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Quando in Francia, a Parigi, nell’ottobre 1988 si preparavano, dall’anno prima, le celebrazioni del bicentenario della Rivoluzione Francese, l’allora Presidente della Repubblica francese François Mitterand convocò il noto storico Michel Vovelle per avere il programma di celebrazioni che sarebbe partito dal 1° gennaio 1989. In quella occasione Mitterand, come più volte ha ricordato