Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Ostuni Rivoluzionaria e Risorgimentale

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OstuniMolti sconvolgimenti  in Ostuni si ebbero quando nel 1799 venne proclamata la Repubblica Partenopea. Nelle piazze di tutte le città del Regno fu piantato  l'albero della libertà, che voleva rappresentare il simbolo dei tempi nuovi che incalzavano.

Ostuni fu uno dei primi paesi, in Terra d'Otranto, a piantare il suo albero nella attuale Piazza della Libertà. Anche questi moti rivoluzionari furono rivolti contro la baronia reazionaria degli Zevallos; fra gli organizzatori della sommossa vi furono l'avv. Giuseppe Ayroldi, noto con il nomignolo di "Pepparolla", Vito Buonsante e Domenico Turchiarulo. Ma la parte borbonica, capeggiata dalla Baronessa Maria Carmela Zevallos e da suo marito Giovanni Domenico Tresca, riuscì a sollevare la popolazione contro i repubblicani. Il popolo sobillato dagli ostunesi filoborbonici, Oronzo Petraroli, Francesco Zaccaria e Domenico Colucci, assalì il palazzo di Giuseppe Ayroldi, dandolo alle fiamme, quindi, preso quest'ultimo, lo portò in piazza e lo arse vivo.

La baronia degli Zevallos ebbe termine nel 1807, e cioè pochi mesi dopo l'abolizione della feudalità, decretata da Giuseppe Bonaparte il 2 agosto 1806 ossia dopo che nel Regno di Napoli, scacciati i Borboni, salirono al trono Giuseppe Bonaparte, prima e Gioacchino Murat, dopo. Ma, bisogna dire, che se la feudalità fu soppressa, l'anima del feudalesimo sopravvisse perché ai Baroni subentrarono nuovi signori: "i Galantuomini". Al posto del "Signore", ci furono i "Signori"; la nobiltà del sangue venne sostituita da quella del censo.

 

Il termine "Galantuomo", che in Italia aveva una valenza morale, dalle nostre parti venne ad indicare l'appartenenza ad una classe emergente, ad una categoria privilegiata di possessori terrieri che si distinguevano dal popolo comune, facendo precedere il loro nome dal "don", che fino ad allora era stato unicamente appannaggio della classe ecclesiastica.

La riscossione delle decime passò dai vecchi ai nuovi signori e fu sempre motivo di controversie; durò anche quando l'Italia divenne Regno, e solo con la Legge promulgata il 27 maggio 1875 fu possibile affrancare definitivamente i canoni, versando al signore una somma che avesse una rendita corrispondente al canone dovuto.

Distrutta la Repubblica Partenopea e trascorso il decennio francese, la restaurazione borbonica diede inizio ad un periodo di depressione nei confronti dei dissidenti che diedero origine alle prime Società Segrete, sfociate poi nella Carboneria e nella Giovane Italia.

Nel Salento vi fu un propagarsi di queste società riformiste, alcune molto conosciute perché ebbero risonanza nazionale come quella dei Massoni, dei Calderari, dei Carbonari, altre meno note perché locali e perché ebbero breve durata, in quanto confluirono tutte nella Carboneria, ma non per questo meno efficienti, quali la "Setta dei Patrioti", quella "Filadelfi" e quella dei "Decisi" che, addirittura, aveva come motto: "Morte, terrore, spavento".

In Ostuni la prima Associazione Carbonara, fu costituita nel 1817 dal dottor Antonio Maresca e dai fratelli Francesco e Luigi Bax e vi aderirono il sacerdote Giovanni Calcagni e  FrancescoTrinchera (seniore).

Quando la Carboneria fu sostituita dalla mazziniana "Giovane Italia" a questi patrioti ostunesi si aggiunse anche il Canonico Giuseppe Cisaria.

Ma se costoro furono i personaggi eminenti, ad essi si aggregarono tanti altri ostunesi proveniente da diversi strati sociali che resero l’associazione un fenomeno di massa.

Ostuni, in questo periodo, divenne il centro patriottico più importante di Terra d'Otranto tanto che, nel 1848, durante i moti rivoluzionari,  fu costituito il "Comitato Insurrezionale di Terra d'Otranto". Va inoltre ricordato che alcuni dei suoi patrioti, come Francesco Trinchera, si distinsero a Napoli combattendo sulle barricate degli studenti salentini.

Nel 1860, il 2 luglio, Ostuni fu il primo Comune pugliese a proclamare il "Governo Provvisorio" e ad istituire la "Guardia Nazionale" e ben 13 ostunesi facero parte delle "camicie rosse" garibaldine; fra loro il dottor Antonio Barnaba che fu nominato in seguito Direttore dell'Ospedale Civile di Ostuni.

 

 

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