Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Napoli 1799. Cap. XX – La congiura dei Baccher

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Da Vincenzo Baccher e da Cherubina Cinque, nascono sette figli, due femmine - Orsola e Rosa - e cinque maschi - Gerardo, Gennaro, Giovanni, Camillo e Placido. I Baccher, napoletani di nascita ma provenienti dalla Svizzera, sono ricchi commercianti in cristalli e pietre preziose. L’intera famiglia è di stretta osservanza borbonica e tutti i figli maschi, ad eccezione di Placido che ha preso i voti, militano nell’esercito del re.

Gerardo Baccher, già qualche anno prima dei fatti della rivoluzione, ha modo di conoscere - in quanto intimo amico del marito e perciò ammesso a frequentarne la casa - Luisa Sanfelice, donna per la quale si invaghisce follemente.

Nei giorni in cui Napoli vive l’esperienza repubblicana, Gerardo è tra gli animatori di una congiura a favore del ritorno di re Ferdinando. Si racconta che, non dimenticando la passione per la giovane Sanfelice, qualche giorno prima del 5 aprile 1799, la data fissata per l’avvio del piano controrivoluzionario, il Baccher, travestito da frate, si sia recato a casa di Luisa:

 

- Mia amata Luisa Sanfelice, per voi mi rendo spergiuro, infrango un giuramento d’onore, metto a repentaglio la vita, ma voglio salvarvi da una rovina imminente: sappiate che domenica un colpo di cannone tirato dalla nave inglese darà il via ad una grande strage, e la Repubblica di Napoli finirà annegata nel sangue. Le vittime sono già designate; una croce rossa è segnata sulla porta del vostro palazzo; e sotto la croce rossa, ce n’è un’altra più piccola disegnata in nero. La rossa vuol dire: saccheggio e incendio. La nera vuol dire: morte.

- Posso credervi, voi siete un amico che merita ogni riconoscenza e gratitudine… Vi ho sempre respinto ma voi non esitate lo stesso a salvarmi, fino a farvi spergiuro dei vostri amici e fratelli. Mai lo dimenticherò. Siete l’uomo più leale e più nobile che abbia conosciuto.

- Eccovi dunque il cartellino sul quale è scritto “viva il re” e “cartellino di salvezza per Luisa Molina”.

-Vi sono debitrice della vita… e la stima e la riconoscenza per la vostra nobiltà d’animo mi turbano profondamente.

- Il vostro amore, Luisa, avrebbe fatto la mia felicità assoluta sulla terra. Ma poiché non mi è stato accordato, io desidero che voi siate almeno salvata dalla mia passione.

Si racconta, anche, che la Sanfelice abbia avuto come pretendenti (o amanti) il giovane cancelliere Ferdinando Ferri e lo storico Vincenzo Cuoco. E, forse, a uno dei due abbia svelato l’entità del complotto. “Durante la breve durata della repubblica, la Sanfelice, trovandosi una sera in una società mondana apprese che due giorni dopo i fratelli Baccher dovevano organizzare un sollevamento di lazzaroni e sgozzare gli ufficiali di un certo posto della Guardia Nazionale. L’amante della Sanfelice faceva parte di questo posto [evidentemente si tratta di Ferri]. Al momento in cui egli tornava in caserma, lei si gettò ai suoi piedi per trattenerlo: così egli ottenne dall’amore della sua amica la rivelazione del complotto”.

In ogni caso la congiura fallisce; Luisa Sanfelice, per aver svelato i termini della cospirazione, sul “Monitore Napoletano” è chiamata “madre della patria”;

I fratelli Gerardo e Gennaro sono condannati a morte. Vincenzo Baccher, il padre, non si dà pace di quella morte ed al re Ferdinando chiede la testa della Sanfelice.

Quando Luisa  - dopo la caduta della Repubblica - è avviata al patibolo, per volere del re, è costretta ad inginocchiarsi davanti alla casa dei Baccher, un palazzo, in via Medina, listato a lutto ed ancora con fasci di fiori e candele. La “madre della patria” non si sottrae e, nel suo percorso di morte, rende omaggio all’amico Baccher.

 

Napoli 1799. Cap. I - Il vento rivoluzionario (1)

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Napoli 1799. Cap. XVIII - Caduta della Repubblica Napoletana

Napoli 1799. Cap.XIX - Le donne della rivoluzione

 

 

 

Convegni

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