Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Ponza 1861, il primo “scissionismo” di camorra

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Se è vero che Liborio Romano, chiamato dai Borbone al governo quando la situazione era disperata, si servì dei camorristi per l’ordine pubblico a Napoli nella transizione dal regime borbonico alla dittatura garibaldina, è altrettanto vero che, mesi dopo, il ministro abruzzese Silvio Spaventa, esponente della Destra Storica, arrestò i capi camorristi più noti, deportandoli nelle carceri di Ponza.

Il primo capo riconosciuto della camorra, nel 1861, fu Salvatore De Crescenzo, meglio conosciuto come ‘Tore e Criscienzo’ con un curriculum di tutto rispetto, personaggio già noto dal 1849 nelle cronache giudiziarie. Aveva, infatti, ferito gravemente tra il febbraio e l’aprile dell’1849, prima un caporale di marina Vincenzo Bornei e poi un altro camorrista, Sabato Balisciano. Nello stesso anno, aveva poi ucciso il detenuto Luigi Salvatore detto ‘de’ Zappari’.

Fu proprio a Ponza, nel 1861, che si ebbe la prima scissione all’interno della camorra, in occasione di un piano cospirativo contro il governo, organizzato da un gruppo formato dal parroco don Giuseppe Vitiello, da don Saverio Izzo e da Salvatore Verde, Salvatore Califano, Crescenzo Colonna, Michelangelo Montella, Raffaele Matera, Davide Onorato e Salvatore Migliaccio.

I detenuti camorristi nel carcere di Ponza diedero l’appoggio al piano, inviando a Napoli una persona di fiducia con una lista dei liberali, da consegnare al marchese del Tufo, referente dei reazionari partenopei.

 

Si dissociarono, nel frangente, alcuni affiliati, per motivi dovuti anche a rivalità all’interno della camorra stessa, facendo intendere al dicastero dell’interno e della polizia di avere notizie importanti in grado di sventare tale piano cospirativo, “previo un accordo interpersonale”.

Il vice ispettore di Porto, Raffaele Manzi, si recò a Ponza per interrogare i capi dissociati Pasquale Capozzi, Paquale Merolla, Antonio Lubrano, Gaetano Merolla e Luigi Schiavetta. Sulla scorta delle informazioni ricevute da costoro l’insurrezione fallì. Gli “scissionisti” non ebbero speranza di libertà, ma furono trasferiti nel carcere di Castelcapuano.

La ritorsione del gruppo capeggiato dal De Crescenzo arrivò la mattina del 3 ottobre 1862, quando nel carcere di Castelcapuano Antonio Lubrano alias Totonno “a Porta ‘e Massa”, non appena entrò nell’apposita sezione carceraria, venne colpito a morte con sette colpi di pugnale, inferti da alcuni detenuti, esecutori della sentenza avente come mandante proprio Salvatore de Crescenzo “Tore e Criscienzo”.

 

Bibliografia:
Francesco Barbagallo- Storia della camorra- Laterza-2010
Marcella Marmo- Il coltello e il mercato- L’ancora- Napoli-Roma 2011
Luigi Iroso- Napoli sfregiata- Tullio Pironte Editore- Napoli- 2014

 

 

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