Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Povertà ed arretratezza del Regno delle Due Sicilie nei racconti di José Borjes

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José BorjesIn un precedente lavoro su José Borjes , erano stati proposti alcuni brani tratti dal suo diario (1861) nei quali cui l'hidalgo spagnolo esprimeva critiche feroci al brigantaggio e ad alcuni suoi capi (oggi trasformati in icone dal revisionismo filo-borbonico) quali Carmine Crocco e Ninco Nanco.

Questa volta, ad essere sottoposti all'attenzione del lettore saranno le valutazioni di Borjes sul cattivo stato e sull'incuria dei territori e delle attività produttive (di tipo esclusivamente agricolo) e gestionali del Regno delle Due Sicilie.

Si tratta, in entrambi i casi e come facilmente immaginabile, di contributi di notevole importanza storica, storiografica e politica, in ragione del fatto che il Borjes è oggi considerato un punto di riferimento della narrazione agiografica e revisionistica sul regno del Sud.

La voce critica proviene, dunque, da una fonte non tacciabile di antimeridionalismo o pregiudizio filo-sabaudo.

29 settembre 1861: “E' un paese [1] sano, d'un clima assai dolce: coperto di macchie assai folte e frondose. Si veggono qua e là alcune querce e sugheri molto rigogliosi. Devo notare che se si prendesse maggior cura di coltivare tali alberi, questi monti sarebbero i futuro miniere d'oro.

8 ottobre: “Il fiume Morrone, che scorre da ponente al settentrione, è assai stretto e rapido, il che rende difficile il suo passaggio.

Le acque alimentano due molini e bagnano quasi tutta la pianura della Petrina , rendendola fertilissima: le zucche , i fagiuoli, i cocomeri, le patate, il formentone e altri legumi vi si trovano . Se si aprissero passaggi alle acque che si scatenano dalle montagne a sinistra, questo paese [2] se ne gioverebbe assai.”

10 ottobre: “Ho notato che i monti [3] da me percorsi fino ad oggi, 10 ottobre, sono suscettibili di moltiplicare le loro ricchezze intrinseche; ed ecco come, secondo le osservazioni da me fatte in fretta.

1º Circondare di grandi strade, che sbocchino al mare e nei paesi, i fianchi delle montagne. 2º Alle cime di queste, porre corpi di guardia di dieci uomini, d’ora in ora, e aprire una comunicazione dall’uno all’altro in tutta la sua estensione, vale a dire sulla cima di tutte le montagne di questa provincia.

Ne resulterebbe: 1º che non vi sarebbero più ricoveri per i ladri, che è impossibile prenderveli, e che quindi sono il flagello non solo de’ monti, ma delle valli e delle pianure vicine;

2º che gli alberi da costruzione che vanno perduti per mancanza di comunicazioni non lo sarebbero più; e siccome il trasporto al mare costerebbe poco, tutti questi boschi diverrebbero una miniera d’oro inestinguibile, tanto per il paese in generale, quanto per le casse dello Stato in particolare.

Nelle grandi strade laterali bisognerebbe porre dei cantonieri, di due ore in due ore, una brigata di gendarmi a piedi sia per recar le corrispondenze, sia per esercitare sorveglianza. – I corpi di guardia che sarebbero sulle cime de’ monti dovrebbero esser chiusi al principio dell’inverno, e trasportati ne’ luoghi ove la neve non giunge, onde non lascino riposo o tregua ai ladri, fino a che non fossero scomparsi. Questi provvedimenti, che potrebbero essere adottati senza grandi spese, accrescerebbero la popolazione, i bestiami, i fieni, i grani, gli orzi, lavena, le patate, e poi si potrebbe trarne dalle legna da ardere in gran quantità, che si riporrebbero in magazzini dove fosse più facile procurarne la vendita. – Ho osservato anche che i monti non boschivi racchiudono minerali di ogni sorta; e siccome non son privi di acqua che bagnino le loro falde, così si potrebbero aprir miniere che produrrebbero valori inestimabili.

Qualora i filoni di esse non fossero fruttiferi, il che non credo, si potrebbe profittar di tali acque, sia per lavorare il ferro, sia per preparare le lane e il lino.”  

17 ottobre: "Abbiamo traversato una pianura assai grande e ricca, ma io ho osservato che l’agricoltura è molto addietro. Pure, siccome la terra è buona, produce molto grano e molte frutta, quasi per forza naturale. Che sarebbe, se vi fosse a Napoli un buon ministro che desse impulso al lavoro, e un altro che regolasse con mano franca la giustizia, che trovo incurata da pertutto? A senso mio, è necessaria una legge, se non esiste, che proibisca il matrimonio alla gioventù, prima che non abbia servito e ottenuto il congedo".

(Ndr): Deluso e abbandonato dai briganti, suoi alleati nel progetto di riconquista del Sud Italia, Borjes decise di riparare nello Stato Pontifico, così da avvertire il sovrano in esilio della condotta dei suoi ex commilitoni. Tradito da Carmine Crocco, l'hidalgo venne però catturato dall'esercito italiano e fucilato nei pressi di Tagliacozzo. Nelle sue memorie, non mancano elogi all'eroismo dei nemici.

 

 



[1] Il paese in questione è Serra di Mezzo

[2] Il paese in questione è Altamonte

[3] I monti sono quelli dell'Appennino lucano

 

Convegni

Eleonora Pimentel Fonseca a Napoli

La Salerno Editrice è lieta di invitarvi alla prima presentazione del volume Eleonora Pimentel Fonseca. L'eroina della Repubblica Napoletana del 1799, di Antonella Orefice, pubblicato nella collana "Profili".

L'evento si terrà a Napoli all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Palazzo Serra di Cassano sito in Via Monte di Dio, 14, il giorno

16 Ottobre 2019 alle ore 17:30

Interverranno con l'autrice il presidente dell'I.I.S.F. Massimiliano Marotta, il prof. Luigi Mascilli Migliorini dell'Università di Napoli "l'Orientale", la prof.ssa Renata De Lorenzo dell' Università "Federico II" e il prof. Davide Grossi, ricercatore dell'Istituto Italiano Studi Storici.

 

 

 

 

 

 

 

Eleonora Pimentel Fonseca, la nuova biografia di Antonella Orefice

A dieci anni dalla pubblicazione de “La Penna e la Spada” la cui monografia “Eleonora de Fonseca Pimentel. Il mistero della tomba scomparsa” ha avuto nel tempo ben cinque diverse edizioni, la Casa Editrice Salerno pubblica una nuova biografia sulla protagonista femminile della Repubblica Napoletana del 1799 nel 220 anniversario della sua morte.

L’opera “Eleonora Pimentel Fonseca” è stata curata da Antonella Orefice che da anni si occupa e pubblica lavori di ricerca relativi a quel periodo.

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