Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Le nefandezze dei briganti raccontate da José Borjes

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José BorjesAll'indomani del crollo del Regno delle due Sicilie, un generale e hidalgo spagnolo decise di mettere la sua spada al servizio di Francesco II di Borbone, così da riportare il vecchio sovrano sul trono di Napoli.

Quest'uomo audace rispondeva al nome di José Borjes, e aveva già avuto modo di dar prova del suo valore sui campi di battaglia, in Spagna, combattendo per i carlisti. Adesso, il suo compito era quello di sbarcare nelle Calabrie e di risalire gli ex territori del Regno, conquistandoli a poco a poco con l'aiuto delle bande di briganti realisti che imperversavano nel Meridione.

Tuttavia, Borjes si rese ben presto conto della malafede dei suoi compagni di avventura (specialmente delle bande di Crocco e Ninco Nanco), più interessati a compiere stupri, violenze e razzie, che non al trionfo della causa legittimista.

Deluso e abbandonato, decise allora di riparare nello Stato Pontifico, così da avvertire il sovrano in esilio della condotta dei suoi ex commilitoni, ma venne catturato dall'esercito italiano e fucilato nei pressi di Tagliacozzo.

Quelli che proporremo sono alcuni brani del suo diario, scritto nel 1861 durante quella tragica spedizione; potremo notare che, mentre l'hidalgo ha sovente parole di stima e rispetto per garibaldini e piemontesi (“è morto da eroe”, scriverà di un luogotenente piemontese, ucciso dalle sue truppe il 10 novembre), ai briganti riserva soltanto note di biasimo e indignazione.

23 Ottobre: Il Signor De Langlais [1] giunge con tre ufficiali: si spaccia come un generale e agisce come un imbecille. Lo lascio fare per vedere se la sua nascita lo ricondurrà al dovere.

26 Ottobre: Crocco, che è assai astuto, guadagna tempo e non mantiene la promessa di organizzare da lui fattami. Non posso intendere quest'uomo, che, a dire il vero, raccoglie molto danaro: cerca l'oro con avidità.

28 Ottobre: De Langlais, uomo che temo assai intrigante, mi narra che ieri sera ha avuto una conferenza di più di due ore con Crocco, e che questi gli ha detto: “Se io ammetto una organizzazione, non sarò più nulla; mentre restando in questi boschi sono onnipotente, nessuno li conosce meglio di me: se entriamo in campagna, ciò non accadrà più. Del resto i soldati mi hanno nominato generale, ed io ho eletto i colonnelli e i maggiori e gli altri ufficiali, i quali nulla più sarebbero, de cadessi. Del resto io non sono che un caporale, lo che vuol dire che di cose militari non me ne intendo! Da che ne segue che non avrò più preponderanza il giorno in cui si agirà militarmente”

29 Ottobre: De Langlais mi riferisce quanto segue: “Ieri sera ho avuto un colloquio col nipote Bosco, il cui solo cui Crocco si confidi. Egli pretende, e mi ha incaricato di dirvelo, un brevetto di generale sottoscritto sa SM e altre promesse che non specifica per il futuro, una somma corrispondente di danaro, e non so che altro ancora”. De Langlais avrebbe risposto che non può garantire tutto, ma che il modo di regolarizzare queste faccende era quello di riconoscere i capi.

Crocco e i suoi hanno rubato molto, e quindi hanno molto danaro che vogliono conservare ed aumentare; se vedono che si aderisce a questo intendimento, consentiranno a lavorare per la causa di Sua Maestà, ma in caso contrario non si adopereranno per loro medesimi, come hanno fatto fin qui.

3 Novembre: Dopo un combattimento di oltre un'ora, ci impadroniamo della città [2]; ma, debbo dirlo con rammarico, il disordine più completo regna tra i nostri, cominciando dai capi stessi. Furti, eccidii e altri fatti biasimevoli furono la conseguenza di questo assalto. La mia autorità è nulla.

4 Novembre: Ci mettiamo in marcia dirigendoci verso il bosco di Cognato, ove giungiamo alle sette. Alle otto e mezza sono informato che Crocco, Langlais e Serravalle hanno commesso a Trevigno le più grandi violenze. L'aristocrazia del luogo erasi nascosta in casa del sindaco, e i sopracitati individui, che hanno ivi preso alloggio, l'hanno ignobilmente sottoposta a riscatto. Più: percorrevano la città, minacciavano di bruciare le case de' privati, se non davano loro danaro.

9 Novembre: Giungiamo ad Alliano, dove la popolazione ci riceve con il prete e colla croce alla testa, alle grida di viva Francesco II; ciò non impedisce che il maggior disordine non regni durante la notte. Sarebbe cosa da recar sorpresa, se il capo della banda e i suoi satelliti non fossero i primi ladri che io abbia mai conosciuto.

16 Novembre : Compiuto il fatto, abbiamo preso alloggio [3], per non essere testimonio di un disordine contro il quale sono impotente, perché mi manca la forza per far rispettare la mia autorità. Temo che Crocco, il quale ha molto rubato, non commetta qualche tradimento.

17 Novembre: Ci riuniamo per accamparci nel bosco di Lagopesole, ove giungiamo a quattro ore della sera. Crocco ci lascia con il pretesto di andare a cercare del pane, ma temo che sia piuttosto per nascondere il danaro e le gioie che ha rubato durante questa spedizione.

23 Novembre: Arrivo al culmine della sera e vedo la nostra gente dispersa. Alcuni colpi di fucile si scambiano contro una capanna: vi vado a veder di che si trattava. A mezza strada trovo Crocco e Ninco Nanco che fuggono a spron battuto.

24 Novembre: I disordini più inauditi avvennero in questa città [4]; non voglio darne particolari, tanto sono orribili sotto ogni aspetto.

 

 

 



 

 

[1] Augustin De Langlais. Francese, agente legittimista al servizio dei Borbone

[2]  La cittadina di Trevigno

[3] A Potenza, dopo la presa della città

[4] Balbano, conquistata da Borjes insieme alle bande legittimiste

 

 

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